venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Ai tempi del Jobs Act
“C’è chi dice no”
di Giambattista Avellino
Pubblicato il 08-07-2015


Luca Argentero, Paola Cortellesi e Paolo Ruffini

Luca Argentero, Paola Cortellesi e Paolo Ruffini

Ai tempi della crisi economica e occupazionale, delle critiche al Job Act, La 5 manda in onda un film del 2011 di Giambattista Avellino: “C’è chi dice no”. La storia di tre ex compagni di liceo che si incontrano dopo anni per contendersi un posto di lavoro che si è liberato, ma a vincerlo saranno dei raccomandati. Ed allora la loro sarà una vendetta spietata. Diventeranno “i pirati del merito” e, nello stile delle proteste studentesche del ’68 di stampo sindacale, lanciano minacce con volantini e “attentati” che dovrebbero intimare i raccomandati a lasciare il posto e condurli allo sfinimento; come si sentono loro per una meritocrazia inesistente.

La loro sarà una lotta aspra ad ogni discriminazione in campo lavorativo, per contrastare e dire no a tutti i concorsi farsa e truccati, già pilotati e decisi, senza tener conto delle qualifiche e dei requisiti dei candidati, spesso non considerati. Per dire no al baronaggio nelle università o al cosiddetto “precariato mafioso”, per cui si cercano raccomandazioni, spinte, supporti, fino a creare una vera e propria mafia, nel senso di accordi taciti, sotterranei, impliciti, nascosti e segreti per la tutela di pochi fortunati. Una lotta contro i figli di papà. Perché ci sono molti giovani di talento ma senza impiego che fanno fatica a formare una famiglia, perché non possono permettersi di aver un figlio da mantenere.

Paola Cortellesi, Luca Argentero e Paolo Ruffini

Paola Cortellesi, Luca Argentero e Paolo Ruffini

I tre protagonisti di questa commedia amara sono Max, Irma e Samuele, interpretati rispettivamente da Luca Argentero, Paola Cortellesi e Paolo Ruffini. Nel cast anche Myriam Catania e Marco Bocci. L’aria che si respira è quella del film di Roan Johnson in “Fin qui tutto bene” per la complicità che si instaura tra i tre amici. Ma anch’essa viene minata. Il regista Avellino, infatti, in “C’è chi dice no” sembra proporre due uniche soluzioni a questa crisi che ha devastato il mondo del lavoro, in particolare in questi ultimi anni recenti; per non soccombere al precariato o si innesta una vendetta nei confronti dei raccomandati o ci si adegua.

Ed è il tranello in cui cade Max per un attimo: una volta che nella sua vita di “sfigato” ha avuto la sua occasione, non vuole perdere l’opportunità di rivalsa e sembra farsi corrompere da un sistema “deviato”, in cui la meritocrazia non conta, contano le conoscenze giuste al momento adatto. Ma saranno i suoi amici a fargli capire che non bisogna mai perdere di vista i valori veri della vita: meglio “sfigati” ma onesti, sinceri e con dignità. La dignità che si perde  vendendosi in cambio di un posto di lavoro.
Allora forse meglio l’altra strada della vendetta spietata? No, i protagonisti si accorgeranno che anche tale via elimina ogni traccia della loro umanità, si avvicina più a un’invidia cieca poco produttiva e costruttiva, che sembra farli allontanare persino tra di loro fino a non riconoscersi più. Dunque la soluzione migliore ai problemi è sempre una denuncia documentata e veritiera della corruzione e della falsità dei concorsi, punto di partenza per ricostruire un mondo più dignitoso.

Ed in questo la presenza di Paola Cortellesi aiuta, in quanto protagonista di “Scusate se esisto!”, in cui interpretava una donna che, tra i mille impieghi per mantenersi e le numerose qualifiche cumulate, riesce a farsi largo in società, nel mondo del lavoro, per dare voce ai bisogni reali della gente. Perché “le persone sono importanti”, afferma con vigore nel film. In maniera diversa si tratta un’altra problematica che affligge il mondo del lavoro. Qui era in coppia con Raoul Bova. Ora la ritroviamo, con lo stesso accento toscano, al fianco di Luca Argentero, interprete di “Noi e la Giulia”, per la regia di Edoardo Leo. I protagonisti di quest’ultimo film non si faranno intimorire dalla mafia e costruiranno un agriturismo dalle ceneri di un casale abbandonato a cui nessuno osa avvicinarsi perché proprietà privata sotto il controllo stretto della cosca mafiosa locale. Anche qui alla faccia del “precariato mafioso” di chi vuole mettere su un’attività, un’impresa e ne è impedito.

Ma di certo non si può non associare il film a “Il Grande Sogno” del 2009, interpretato sempre da Luca Argentero, il quale, grazie alla regia di Michele Placido, racconta le sommosse e le agitazioni degli anni caratterizzati dalla rivoluzione studentesca del ’68. L’animo è quello. Per quanto sia dura, l’importante è compiere e portare a termine questa rivoluzione, che è anche proletaria. Ma in primis sociale.

Quello che invece caratterizza l’opera di Avellino “C’è chi dice no” è che dietro il dolce-amaro del contesto, introduce situazioni surreali, esasperandole, per far capire quanto tutto quello che stanno vivendo i tre protagonisti sembra irreale, tanto da pensare che non possa neppure esistere per quanto apparentemente assurdo. Invece, di colpo, all’improvviso e in maniera brusca, si viene riportati alla durezza della vita vera in cui le apparenze ingannano. Per cui anche coloro che sembrano più superficiali o strafottenti hanno una sensibilità e un lato romantico che nascondono orgogliosamente.

Allora forse tutti questi “segnalati”, “fortunati”, “figli di papà”, che si avvalgono di concorsi finti non hanno del tutto distrutto l’umanità preziosa che è ancora un bene da difendere ad oltranza. Ed anche per loro non è sempre tutto facile. Non sono sempre così tanto fortunati da far invidia. La fortuna, invece, è avere delle persone sincere su cui poter contare sempre.

Barbara Conti 

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