giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Cina. Una bolla ‘capitalista’
nel cuore del comunismo
Pubblicato il 08-07-2015


Cina-bolla speculativaMentre tutta l’Europa ha gli occhi puntati su Atene, dall’altra parte del mondo, a Shanghai, sta per scoppiare la prima bolla “comunista” che investirà tutti i Paesi Capitalisti…e la stessa Cina. Tutto è cominciato quando l’euforia del Paese asiatico ha iniziato una corsa inarrestabile a due cifre, per poi lentamente, da due anni a questa parte, iniziare a rallentare. Come in tutte le bolle, pronte a scoppiare, l’euforia è stata generata e degenerata da piccoli investitori, le borse di Shanghai e Shenzhen hanno infatti 90 milioni di conti individuali di intermediazione, cioè di piccoli azionisti, che hanno creato un’estrema volatilità e una probabile bolla pronta a scoppiare. Chiaramente però il Partito Comunista al potere, si è ben guardato dall’intervenire direttamente e anzi ha “pompato” ulteriormente il mercato tramite la Banca Centrale cinese.

La Banca centrale, inoltre, per tentare di attenuare il tonfo, ha abbassato il tasso di interesse e i coefficienti di riserva obbligatoria, alternativa più sicura della borsa per molte famiglie, ma il risultato è stato solo quello di rinviare il crollo. Nel frattempo dopo un anno in cui il debito pubblico è arrivato alle stelle, secondo il Mc Kinsey Global Institute, il debito totale (di imprese, governo e famiglie) dal 153% del Pil nel 2007 è quasi raddoppiato fino a sfiorare il 300% nel 2014, in questo week end il Governo ha deciso allora di varare alcune misure per cercare di contenere l’onda di panico come la sospensione delle nuove quotazioni in Borsa, impegni del fondo sovrano cinese, e non ultimo obbligare investitori istituzionali foraggiati dal credito di Stato a comprare azioni. Durante la notte, almeno 800/900 titoli azionari scambiati sul mercato di Shenzhen sono stati sospesi, così come altre centinaia di titoli a Shanghai, paralizzando praticamente più del 54% di tutto l’azionario cinese (2,6 trilioni di dollari o il 40% del valore).

Il crollo è comunque inarrestabile, e ha già polverizzato circa 2 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato in pochi giorni e si calcola che in appena 21 giorni le perdite di Pechino sono state 15 volte quelle della Grecia.

Ma a tremare adesso è anche l’Occidente capitalista che potrebbe ritrovarsi di fronte a un uragano economico di vasta portata.

Maria Teresa Olivieri

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