domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Colpiscine uno (Tsipras)
per educarne cento
Pubblicato il 13-07-2015


La prima falsità che bisognerebbe eliminare dal campo è quella di considerare preminente l’aspetto economico-finanziario della crisi del debito tra Grecia e Europa rispetto al suo valore politico.

Molti autorevoli commentatori, rappresentanti delle Istituzioni e funzionari, esponenti politici, hanno a più riprese sottolineata la differenza minima che correva tra le richieste europee e le offerte greche, quantificabili in qualche decina di milioni di euro. Non solo. Il PIL greco vale un paio di punti percentuali di quello dell’eurozona e l’intero debito pubblico ellenico, circa 3 punti.

Insomma l’Europa avrebbe potuto decidere di trattare la questione come un elemento marginale della seria crisi economica e finanziaria che dal 2008 scuote il sistema dell’eurozona e interessa l’intera Unione.

Indubbiamente la Grecia ha accumulato ritardi notevoli nel provvedere a riforme essenziali per la modernizzazione del Paese, è piagata da una corruzione virulenta ed endemica e da un fenomeno sistematico di evasione fiscale che ne indebolisce profondamente le capacità di risollevarsi. A questo aggiungiamo che ha ridottissime risorse naturali, una debolissima industria di trasformazione e vive di agricoltura e turismo. Per di più è stata malgovernata per decenni dopo aver subito un regime militare che gli era stato imposto per impedire che andassero al governo le sinistre, comunisti compresi …

Per tornare ai fatti più recenti, le ricette imposte dalla troika negli ultimi quattro anni, hanno drammaticamente aggravato la situazione. Il debito pubblico è aumentato del 50%, il PIL è caduto di 10 punti, la disoccupazione è al 25%, l’indice di povertà ha superato il 30%. Eppure quasi tutti i soldi che sono stati stanziati nell’ultimo piano di salvataggio sono serviti a salvare le banche. Ai greci sono andate le briciole.

Qualcuno si stupisce se alle ultime elezioni i greci hanno tentato di cambiare registro votando per un partito che certamente non aveva responsabilità nella situazione e che prometteva di temperare l’austerità e aiutare le fasce più deboli della popolazione. Roba di sinistra…

Syriza, col suo leader Alexis Tsipras, è andato in Europa a chiedere un taglio del debito, quello che lo stesso FMI ritiene non come una possibilità, ma come una necessità perché la Grecia, per quanti sacrifici possa fare e per quante privatizzazioni possa portare avanti, non potrà mai, ma proprio mai, restituire il 180% del suo PIL. Ma forse a chi decide, non interessa il rimborso del debito, ma il pagamento degli interessi.
Anzi, interessa forse anche costringere lo Stato ellenico a svendere quel po’ che ancora possiede, così come in parte venne fatto con l’Italia all’indomani della crisi di tangentopoli. Ricordate il Britannia e lo smantellamento dell’IRI?

Ma ai creditori della Grecia non basta neppure questo. L’importante era dare una ‘lezione’ a Tsipras colpevole di essere un ‘comunista’; o forse solo di sinistra. Darla a lui perché anche gli altri in Europa capissero che non si possono rifiutare le regole perché “Vuolsi così colà dove si puote”. Colpirlo perché reo di aver tentato col referendum di dimostrare che i greci, e non Alexis Tsipras, volevano rinegoziare quel debito. A chi è indirizzato il messaggio ‘colpiscine uno, per educarne cento’?

In prima fila agli spagnoli, che alle prossime elezioni potrebbero dare un calcione a Rajoy e mandare al governo Podemos. Ma pure all’Italia, come alla Francia, che hanno problemi analoghi, con un diffuso malcontento, una sfiducia crescente nelle istituzioni e nella politica, e movimenti politici nuovi e aggressivi.

Si dirà che quelli sono movimenti e partiti populisti, guidati da demagoghi … In parte è vero. Ma è vero anche che la socialdemocrazia europea – dalla destra formato Shaeuble ce lo aspettiamo – ha dato in questa crisi il peggio di sé. Non ha mosso un dito né proferito parola – con la modesta eccezione di Hollande – per opporsi alla ‘tortura’, al waterbording mentale (la definizione è interna all’UE come riferita dal quotidiano The Guardian) cui sono stati sottoposti gli uomini di punta del Governo greco per costringerli ad accettare un accordo capestro. Anzi, a tratti – vedi Matteo Renzi – la pressione è stata addirittura assecondata.

La conclusione di questa vicenda, se il parlamento greco ingoierà l’intruglio velenoso che gli viene proposto, sarà di far crescere il sentimento di ribellione verso una tecnocrazia finanziaria irresponsabile e cattiva, verso le Istituzioni europee, verso la Germania e di accrescere la sfiducia nei partiti del PSE.

Già l’Italia sperimentò nel 2013 quella brutalità, a colpi di spread, contro un governo, quello di Berlusconi, certamente screditato, ma democraticamente eletto. Oggi si è ripetuta l’operazione con ancora maggior violenza nei confronti di Atene.
Se questa è l’Europa, o ci mettiamo mano subito per cambiarla, a cominciare dai partiti socialisti, o si rischia di allargare a dismisura le schiere di chi dice che è meglio starne fuori.

Intanto, quello che è successo con la Grecia, ci manda un messaggio inquietante: ‘Non chiedere per chi suona la campana – come scriveva il poeta John Donne – suona anche per te’!.

Carlo Correr

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Commenti all'articolo
  1. E’ la politica che fa soccombere i popoli.
    L’europa? Scherziamo? Oggi, per un po’ ricorda quella del congresso di Vienna, un po’ quella degli imperi centrali, un po’ quella del 1942!

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