mercoledì, 7 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Tre presidenti in cerca d’autore
Pubblicato il 15-07-2015


Berlusconi non trema perché la sua condanna andrà in prescrizione. Resta il fatto che, se il verdetto di primo grado è fondato, si tratta di un fatto grave. Dar soldi, per cambiare bandiera, a un senatore, questo De Gregorio, un pappone napoletano amico del truffaldino Lavitola, eletto da Di Pietro (come Scilipoti e Razzi), è una forma di corruzione politica tra le più gravi. Occorre però sempre precisare e storicizzare gli eventi. Giustamente Pansa su Libero sostiene che il governo Prodi non venne certo fatto fuori per via di quei soldi e di quell’individuo così poco raccomandabile. Prodi cadde perché l’Udeur gli ritirò la fiducia dopo l’arresto della moglie di Mastella. Ma la maggioranza dell’Unione non aveva ormai più i numeri al Senato. Partì con un 158 a 156 e due rifondaroli gli avevano ormai tolto il sostegno.

Il governo dell’Unione non può essere rimpianto: nove partiti in continuo litigio, a partire dalla composizione del governo (25 ministri), retto da una programma di trecento pagine, dove si sorvolava sulle missioni di pace, sulla Tav, sui diritti civili, sui Pacs e via sorvolando, che vedeva ministri sfilare in manifestazioni contro il governo, gruppi parlamentari astenersi dal sostenerlo su importanti atti di politica estera, due ministri che votavano uno a favore dell’indulto e uno contro seduti entrambi sui banchi del governo, non poteva durare. E Prodi ha torto quando, commentando la condanna di De Gregorio, sostiene che il suo governo sarebbe arrivato fino al 2011 senza la cosiddetta compravendita. No, sarebbe ugualmente naufragato.

E qui mi vengono in mente, oltre a Prodi, altri due presidenti che, in questi nostri turbolenti anni di rivelazioni postume, sostengono la stessa cosa. Uno è lo stesso Berlusconi a proposito delle vicende che lo portarono, su iniziativa del presidente della Repubbkica, in seguito al pericoloso innalzamento dello spread, a cedere il testimone a Monti. L’altro è Letta costretto, dalle trame di Renzi, diffuse recentemente con tanto di telefonate intercettate da Il Fatto quotidiano, a dimettersi per il subentro di quest’ultimo. Tre presidenti disarcionati da complotti più o meno di palazzo e un quarto, Monti, incaricato di fare cose impopolari e poi rimesso subito nel dimenticatoio. Così è se vi pare…

Nessuno di loro è stato comprato, però. Eppure le loro sostituzioni hanno generato sconquassi non di poco conto nelle maggioranze e nei governi, anche nei partiti. Se proprio volessimo invece ricordare i cambi di casacca, e anche di maggioranza parlamentare, foraggiati da sostegni non solo politici, dovremmo citarne almeno due: la scissione del Psiup del gennaio del 1964 che indebolì il peso dei socialisti al momento di varare il primo governo di centro-sinistra e la scissione del Msi con la formazione di Democrazia nazionale del 1977, quando il partito di Almirante aveva raggiunto il suo massimo storico. La scissione del Psiup fu foraggiata da soldi sovietici, com’è stato ampiamente dimostrato, quella di Democrazia nazionale da risorse democristiane e forse americane. Nessuno allora venne inquisito per compravenduta di parlamentari. Altri tempi…

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Certo che assomiglia ad una giostra medievale. Cavalier Berlusconi da Mediolanum che come il cavaliere nero di Ivanoe si ritira in disparte e colpisce quando vuole. Letta e Monti armigieri del duca di Napoli Giorgio il Rosso (ora sbiadito). Grillo popolar miliziano che urla alla folla e ai cavalieri batte le armi, ma non si sa quando attacca e le poche volte che lo fa indietreggia consolandosi di un intruglio medicinale… Renzi re d’Italia ( prima duca d’Atene, tiranno fiorentino) che col suo suadente manto si vergogna a caricare, non si accorge delle lucenti asce longobarde.

  2. “Altri tempi…” conclude il Direttore, e mi fa venire in mente che spesso vi sono anche “altri metri di giudizio”, un po’ come il garantismo a senso unico o a doppio binario.

    In questi giorni, se non sbaglio o non ho inteso male, da fonti governative abbiamo sentito parlare di patto con gli italiani e di abolizione della tassa sulla prima casa.

    Mi sembra che altri in passato avessero affermato, e fatto, più o meno le stesse identiche cose, senza che a sinistra venisse espresso al riguardo molto entusiasmo e gradimento, sempre se la memoria non mi tradisce, forse perché, rispetto al contenuto, interessava molto di più chi allora diceva quelle cose.

    Neppure ora mi è parso di notare un qualche “ravvedimento” su quel versante politico, che metta appunto in luce l’apparente “contraddizione” tra l’oggi e quanto avvenuto ieri, mentre io credo che chi ha cultura liberale, ovunque collocato, dovrebbe invece accorgersene e rimarcarlo, proprio perché ci si aspetta che detta cultura non usi “due pesi e due misure” nel giudicare i fatti della vita politica.

    Paolo B. 21.07.2015

Lascia un commento