venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Cosa fare noi
Pubblicato il 03-07-2015


Detto e ripetuto quel che non dobbiamo fare, e cioè seguire quei pochi che ci indicano la sinistra radicale come approdo e invitandoli a scegliere tra la militanza nel Psi e quella in Risorgimento socialista perché non si possono perseguire due linee contrastanti nello stesso partito, vengo a scrivere quel che dovremmo fare noi. Noi che abbiamo contribuito a determinare le scelte politiche del congresso di Venezia e che abbiamo il compito di dirigere questo nostro piccolo partito.

Intanto dovremmo sapere subito su quanti parlamentari possiamo contare. Alla Camera esistono alcune smagliature e tendenze non sempre compatibili con la nostra autonomia. Tendenze a recepire qualche sollecitazione del Pd e a fare i conti con una legge elettorale che induce all’adesione ai grandi partiti. Ma adesso possiamo soprassedere e concentrarci sul Senato, dove possiamo contare su tre voti certi. Il nostro unico obiettivo politico, che è condizione di vita o di morte, deve essere la riforma dell’Italicum, una legge che personalmente non avrei votato nemmeno alla Camera.

Il premio alla lista e non alle coalizioni rende praticamente impossibile la formazione di piccole liste autonome e non apparentate capaci di raggiungere il tre per cento. Il voto utile le travolgerebbe. Questo vale per noi, per una micro coalizione con noi, forse anche per il Nuovo centrodestra. Allora la nostra proposta deve essere la seguente: visto che la riforma costituzionale al Senato pare in bilico, noi dobbiamo condizionare il nostro voto favorevole al cambiamento della legge elettorale proprio sul punto del premio alla lista, affinché venga reintrodotto il premio alla coalizione con relativi apparentamenti.

Questo lo potremmo fare in accordo col Nuovo centrodestra che assumerà il suo nuovo nome di area o partito popolare. D’altronde sia il partito di Alfano sia noi siamo parte integrante della coalizione di governo. Non si tratta di pretesa eccessiva, né ingiusta e nemmeno inopportuna. Si tratta di tutelare non solo la nostra esistenza che non può frantumarsi nella cieca adesione a una solidarietà di governo, ma anche di garantire il rispetto della volontà dei cittadini che, come emerso chiaramente alle elezioni regionali, non aderiscono a una forma di bipartitismo o di tripartitismo (compreso Grillo), ma orientano il loro voto in modo pluralista. Questo, e qui sta l’aspetto di opportunità del centro-sinistra, dovrebbe comprendere anche il Pd. Già il sogno del partito a vocazione maggioritaria di veltroniana memoria ha favorito la vittoria di Berlusconi, oggi l’illusione europea del quaranta per cento di Renzi può anche finire in modo analogo. Meditate, dunque. E leggete l’Avanti.

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Commenti all'articolo
  1. Vorrei innanzitutto smentire la premessa: militare in Risorgimento Socialista non vuol dire passare da un vassallaggio nei confronti del PD ad un altro valvassorato nei confronti della cosiddetta sinistra radicale (sempre ammmesso che essa esista e non sia una invenzione letteraria o politica, per mettere insieme solo quello che, nei fatti, non sta affatto insieme)
    Risorgimento Socialista è nato ed andrà avanti per ribadire la sinonimia dell’essere socialisti con l’essere di sinistra. Ed evidentemente ciò comporta non solo il dissenso profondo sull’Italikum, contro il quale un illustre socialista come Felice Besostri sta validamente combattendo, ma anche quello sul job act e quello sul ddl scuola, tra le altre questioni. Il dissenso profondo che nasce rispetto al PSI, in Risorgimento Socialista, risulta da sè pertanto come conseguenza delle votazioni dei senatori del PSI, nel merito di tali questioni, ma è anche confermato da questa affermazione del direttore di questo giornale: “Questo lo potremmo fare in accordo col Nuovo centrodestra che assumerà il suo nuovo nome di area o partito popolare. D’altronde sia il partito di Alfano sia noi siamo parte integrante della coalizione di governo. Non si tratta di pretesa eccessiva, né ingiusta e nemmeno inopportuna.”
    Per noi, invece, ciò è nettamente inopportuno
    Compagni, quando mai si è visto un partito socialista continuare ad esistere accordandosi con un partito di centrodestra, per di più a conduzione Alfano? Il fatto di essere parte di una coalizione di governo che non è né di centrodestra e né di centrosinistra, ma che risulta solo una grande ammucchiata governativa a tutti i costi, non giustifica che i socialisti debbano rinnegare la loro natura, la loro storia e la loro cultura. Una cultura che, come più volte ho ribadito, dovrebbe fare un salto di qualità, accogliendo non solo istanze sociali avanzate, ma coniugandole anche indissolubilmente con quelle ambientali. Una prospettiva Ecosocialista di cui oggi parla solo il Papa che, grazie a Dio, non appartiene ai defunti, ma resta vivo e vegeto in mezzo a noi.

  2. Egregio Direttore, da simpatizzante “esterno” ( anche perchè non residente in Italia ) seguo le vicende italiane, e con affetto quelle socialiste e mi ritrovo a constatare, con rammarico, quanto la malattia dello scissionismo sembri essere incurabile non solo nella politica italiana in generale ma nel Socialismo italiano in particolare. Spero che il P.S.I. resti unito e proceda senza piegarsi a logiche massimaliste che non porterebbero da nessuna parte.
    Cordiali saluti. Mosca.

  3. Cosa fare noi?
    Sul metodo, ritengo giusto battersi contro “l’italicum”, esclusivamente facendo capire al PD, in evidente decelerazione, che il suddetto strumento formalizzerebbe la sua liquidazione.
    Sul merito, nella consapevolezza che senza idee la forma elettorale si rivela nient’altro che una soluzione tampone, per rinascere sostengo da tempo, in forza della personale biografia intellettuale, la strada ecosocialista, la quale, tuttavia, va chiaramente interpretata come “terza via” tra PD e sinistra radicale, non certamente come l’aggiornamento del massimalismo di ieri.
    Non come Ecomarxismo!!!

  4. Mi dispiace, ma non ci siamo, non ci siamo proprio, caro direttore. Faccio parte anch’io di quelli, e siamo tanti, che hanno partecipato convintamente, organizzato e organizzeremo la prossima Assemblea di Risorgimento Socialista il prossimo 17 ottobre. Noi, componenti l’assemblea, per buona parte iscritti al Psi, alcuni componenti del consiglio nazionale, dei direttivi provinciali e regionali, che credono ancora nel Partito Socialista Italiano, ma non si riconoscono nella linea che la segreteria ha impartito negli ultimi 15 mesi, a ruota e succube del PdR che ha approvato leggi anti socialiste, altri compagni non più iscritti perchè non si riconoscono più in questo Psi ed altri compagni socialisti anche se non hanno mai preso la tessera del Psi, vogliamo mettere insieme tutte le forze che credono nel socialismo, vogliamo un Partito che non si svenda al partito predominante di turno, che non fa alleanze, o peggio ne diventa suddito, con partiti che fanno e ci impongono di approvare leggi antisocialiste, e siamo nettamente contrari ad alleanze con partiti di destra (come propone il direttore: allearsi con NCD). Ma scherziamo? I socialisti con NCD non possono assolutamente formare un unico partito. E’ assurdo!
    La legge elettorale Italikum adesso non va bene? Non andava bene nemmeno prima quando i deputati socialisti l’hanno votata. Perchè hanno votato a favore? Forse per poter rimanere al governo? Ed ora si piange sul latte versato? Ma magari ci fosse una vera presa di posizione dei senatori socialisti, Nencini, Buemi, Longo, contro l’Italikum, ma che con determinazione votino contro. Ci credete?
    Noi, iscritti al Psi, non vogliamo fuoriuscire dal Partito, come il direttore nell’ultima settimana ci sta invitando a fare, ma non possiamo più accettare che non ci sia possibilità di confronto, chè se un compagno si permette di protestare anche con decisione solo per esprimere contrarietà a scelte politiche non socialiste, viene allontanato od espulso, vogliamo regole più corrette (e rispettare le regole che già ci sono) sia per l’organizzazione dei congressi e dei consigli nazionali.
    Caro direttore io sostengo economicamente l’Avanti, ma se le idee che proponi sono queste io il prossimo anno ci penso se sostenerlo ancora.

    • Egregio Lovo, Lei è iscritto al Psi, io no. Ma se fossi residente in Italia probabilmente lo sarei e farei il possibile per contribuire al bene del Psi. Probabilmente non essendo iscritto non ho il diritto di intromettermi in questa diatriba, ciononostante mi permetto di chiederLe: dove volete arrivare? Cosa sperate di ottenere? A mio avviso, quando si è piccoli la priorità è crescere e non dividersi. Invece a me sembra di leggere dei capponi di Renzo che litigano tra di loro sulla via del patibolo. Spero che questo esempio non offenda nessuno. Cordiali saluti. Mosca.

  5. Figurarsi se voglio espulsioni proprio io. Io invito alla chiarezza e alla coerenza. Non si possono tenere i piedi in due staffe. Se sei in un’organizzazione stai alle regole di quella organizzazione. Qui invece abbiamo alcuni compagni che non accettano di stare in minoranza, non chiedono un congresso per ribaltare la maggioranza, ma sviluppano autonomamente un’altra politica con altri interlocutori con un loro organismo fatto di vertici e di base. È giusto, è corretto, è leale?

  6. Caro direttore, speriamo di voltare pagina.
    Non perdere più tempo dietro chi non vuol capire, o meglio capisce quello che pensa gli possa far comodo.
    Il Congresso di Venezia ci ha dato una linea da seguire, cerchiamo di tenerne di conto, il più possibile. Chi non ci sta, fa democraticamente la minoranza, sperando di diventare maggioranza. Chi preferisce seguire altre strade lo faccia, vedremo i risultati.
    In merito alla legge elettorale, giusto cercare alleanze al Senato per modificarla, ma quello che non dovremmo accettare è la riforma del Senato così come è stata posta, la minoranza del P.d.ha ragione a chiedere delle modifiche.
    Il Senato deve rimanere elettivo, basterebbero cento Senatori eletti dagli elettori più un numero limitato di esperti nelle varie discipline con competenze sulle riforme Costituzionali ” una sorta di Costituente permanente” e delle competenze sulle autonomie.
    La cosa più importante per noi è quella di trovare una forma organizzativa di Partito che ci permetta di mantenere un contato con la gente, per far camminare le nostre idee giornalmente con convinzione.
    Ascoltare e possibilmente mettere in pratica, quello che autorevoli Compagni suggeriscono, come Fabio Fabbri ” Liberalsocialismo stella polare”
    Buon lavoro.

  7. Caro Direttore, se pensi ora, di poter modificare la legge elettorale introducendo il voto di coalizione sei un sognatore. Tuttavia non vedo altri modi per sperare di avere ancora una rappresentanza autonoma alle elezioni politiche.
    Leggo con tristezza le dichiarazioni di persone della minoranza interna che propongono, anzi impongono, linee politiche diverse altrimenti se ne vanno. Un paio di amici mi hanno invitato a far parte di quel gruppo. Sono gli stessi che, amici personali restano sempre, ma non hanno mai condiviso alcuna linea e, quando sono approdati, ai livelli locali, prima all’Ulivo, poi a PD ne sono usciti con motivazioni analoghe a quelle di oggi: non si sentono ascoltati.
    Sono portatori di una supposta purezza intellettuale e morale che non gli permette di sporcarsi le mani con le mediazioni che sono spesso necessarie non solo in politica ma nella vita.
    Porta pazienza. Può drsi che si convertano.

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