martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Crocetta resiste: “Dossieraggio contro di me”
Pubblicato il 17-07-2015


Crocetta-dossieraggioSugli attacchi ricevuti dal Pd, Rosario Crocetta, Presidente della regione Sicilia, svicola, minimizza: “Ora non mi interessano i giochi della politica. Tanti vogliono le mie dimissioni ma io non sono attaccato alla poltrona”.
Di certo lo scandalo della telefonata intercettata tra lui e il suo medico personale, con la frase gravissima sulla figlia di Paolo Borsellino, Lucia, – “Va fatta fuori come suo padre” – fino a ieri assessore alla sanità, dimessasi come altri 31 prima di lei in neppure tre anni di vita della Giunta, ha dato una mazzata terribile al Governo della regione. Crocetta si difende con le unghie e con i denti, nega la telefonata mentre prosegue parallelo il giallo sull’intercettazione, negata dalla Procura e confermata invece da L’Espresso. E intanto un giornalista che lo ha intervistato a lungo dice che Crocetta non solo è un po’ sordo, ma anche molto distratto.

“DOSSIERAGGIO CONTRO DI ME”
Lui, l’interessato, al centro della bufera dopo la pubblicazione di una intercettazione nella quale il suo medico, Matteo Tutino, primario di chirurgia plastica dell’ospedale palermitano Villa Sofia – arrestato due settimane fa per truffa aggravata ai danni dello Stato, peculato, abuso d’ufficio e falso – pronuncia una frase ignobile contro Silvia Borsellino, ex assessore alla Sanità.

“Non c’è dubbio. C’è stata – dice in una intervista a Repubblica – un’azione di dossieraggio contro di me”. “Mi hanno distrutto, ucciso, perché è questo che volevano: farmi fuori, eliminarmi. Ci stavano riuscendo, ma tutto sta diventato chiaro e lo diventerà ancora di più. Palermo è un tritacarne, lo sapevo e ne ho la conferma”. Crocetta chiede di “indagare piuttosto sull’autore. Chi ha scritto quelle cose?” e afferma che si tratta di “un giornalista licenziato da me” che, aggiunge l’intervistatore, è stato membro dell’ufficio stampa della Regione siciliana. “Io non ho mai sentito questa frase di Tutino. Non ricordo assolutamente nulla del genere. Forse in quel momento non prendeva bene il telefono, ma io no so di cosa si stia parlando. Non escludo che lui l’abbia detta, aveva un rapporto molto conflittuale con la Borsellino, ma di questa storia io non so nulla. Se avessi sentito quella frase non so… avrei provato a raggiungere Tutino per massacrarlo di botte, forse avrei chiamato subito i magistrati. Non so, sono sconvolto. Provo un orrore profondo. Spero che la Procura accerti i fatti”. Alla domanda se abbia chiamato Lucia Borsellino, Crocetta replica: “No, ma perché la devo chiamare? Io l’ho sempre difesa quando è stata al mio fianco in giunta e sempre la difenderò. Tutino era il mio medico ed un mio amico, se ha sbagliato pagherà. Ma io non c’entro nulla”.

LA PROCURA NEGA, L’ESPRESSO CONFERMA
Ad aiutare il Presidente della Regione c’è la smentita del procuratore di Palermo, Francesco Lo Voi. “Ribadisco quanto contenuto nel comunicato stampa di ieri, 16 luglio. L’intercettazione tra il dottor Tutino e il presidente Crocetta, di cui riferisce la stampa, non è agli atti di alcun procedimento di questo ufficio e neanche tra quelle registrate dal Nas”.

Però Luigi Vicinanza, direttore dell’Espresso, spiega a La Stampa: “Non c’è solo l’inchiesta nell’ambito della quale il medico Matteo Tutino è stato arrestato. Ci sono altri filoni di indagine, altri documenti”. “Il dialogo esiste, ma non fa parte degli atti pubblici, quelli a disposizione delle parti coinvolte. Pertanto ribadiamo quanto pubblicato nel giornale in edicola”. Alla domanda se questa telefonata sia stata ascoltata, il direttore replica: “Sì. È una chiamata che risale al 2013. Posso confermare che l’audio è sporco, ci sono alcune interferenze. I due parlano con grande confidenza, a tratti in siciliano”. “Il nostro cronista l’ha ascoltato (il giornale non è in possesso dell’audio, ndr). Poi ha potuto ricopiare la trascrizione”. “La conversazione fa parte dei fascicoli secretati di uno dei tre filoni di indagine in corso sull’ospedale Villa Sofia di Palermo. Stiamo parlando di oltre 10mila pagine”.

Certo, se vero, resta il fatto che non si capisce per quale ragione il contenuto di un fascicolo secretato venga reso di pubblico dominio, se non con l’intento di assestare un colpo a Crocetta, e anche perché un giornale si presti a questa operazione ad alto tasso scandalistico e, comunque, di dubbia attendibilità.

CHI HA INTERESSE A COLPIRLO?
Ma se qualcuno fa opera di dossieraggio, come dice Crocetta, chi può essere? I primi sospetti – escludendo che si tratti della vendetta privatissima del giornalista licenziato dallo stesso e oggi collaboratore de L’Espresso – ricadono sul principale partner della maggioranza, il PD. Com’è noto il partito Democratico non è tutto concorde nel sostegno a Crocetta anzi, la vicenda ricorda da vicino quanto sta accadendo nella capitale attorno al sindaco Marino, accusato di ‘incompetenza’. Poi c’è la pista mafiosa, l’imbroglio creato a bella posta – alla fine non conta se la telefonata sia vera o meno, conta lo scandalo che ne è seguito – per togliere di mezzo una persona non controllabile, fuori dal ‘giro’. È lo stesso Crocetta a fornire questa (comoda) pista. “Volevano ammazzarmi, cucinarmi addosso – dice a il Fatto – il cappotto dell’indegno. Liquidarmi politicamente. Forse ci sono riusciti. Il motivo? La mafia. Le mie caratteristiche, benché venga sistematicamente spernacchiato, danno fastidio. Un antimafioso come me è geneticamente fuori dall’ordine costituito”. “Telefonata ‘falsa, falsissima, inesistente. È una turlupinatura”. “Vogliono le mie dimissioni. Vogliono uccidermi. Posso dare le dimissioni anche lunedì. L’unica cosa insopportabile per me è il fango con il quale mi stanno sporcando. L’antimafia è la mia identità, come è possibile che si possa ritenere un dato acquisito, normale, plausibile, l’ascolto impassibile, anzi connivente, da parte mia di una frase di quel tipo contro Lucia Borsellino?”.

VERSO LE ELEZIONI ANTICIPATE
Intanto il Presidente della Regione, ‘autosospeso’, ha scelto di nnon parlare e si è rifugiato nella sua residenza di Tusa, nel Messinese. Silenzio totale, in attesa di capire quanta parte della sua maggioranza gli resti accanto. Certo è che se da Roma inizialmente la linea del PD era orientata a scaricarlo e a chiedere elezioni anticipate già in autunno, in Sicilia dopo la smentita della Procura, il partito ha frenato temendo la strumentalizzazione, un imbroglio. Comunque c’è anche chi non esclude la possibilità di un governo d’emergenza sul modello nazionale targato PD-UDC-NCD. La strada l’aprirebbe il passaggio delle consegne di Crocetta a Baldo Gucciardi come nuovo vicepresidente e così i renziani guiderebbero la Sicilia verso le elezioni che si terrebbero entro tre mesi.
C’è anche un fronte trasversale che chiede di approvare prima le riforme: acqua pubblica e Province, dove si rischia il commissariamento da Roma, con possibile licenziamento di migliaia di lavoratori mentre qualcuno aggiunge alle due riforme anche quella della legge elettorale per aprire la strada al voto.

“CROCETTA È UN PO’ SORDO”
Una difesa quantomeno originale arriva per Crocetta da un giornalista di AffariItaliani.it, Filippo Astone che ha scritto una biografia dell’esponente politico siciliano e spiega di non credere alla versione della telefonata: “Per due motivi. Il primo è che Crocetta è mezzo sordo. Non so se abbia mai fatto un test audiometrico, ma so per certo che forse un apparecchio acustico gli servirebbe. Di persona, e ancor più al telefono, se non alzi molto la voce sente poco. Il secondo motivo è che Rosario Crocetta è un tipo distrattissimo. Se lo chiami, a uno dei tre o quattro apparecchi, o cinque, che lui usa, lui ti risponde e poi si distrae. Ha sempre gente intorno, suonano altri telefoni, c’è la scorta, i finestrini aperti, un casino. Lui però, anche se non sta ascoltando, dice ‘si, sì’ e poi sta col cervello da un’altra parte”.

Lorenzo Mattei

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