venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Crocetta si difende:
l’intercettazione non c’è
Pubblicato il 23-07-2015


Crocetta-difesaOggi è stato il giorno dell’autodifesa di Rosario Crocetta. E lo fa nel giorno in cui la giunta perde un altro pezzo. L’assessore alle attività produttive della Regione Sicilia Linda Vancheri infatti, ha lasciato la giunta regionale. Crocetta non si è mosso di un millimetro e ha spigato all’Ars le sue ragioni e i motivi che lo spingono a non fare quel passo che in molti, soprattutto dal suo stesso partito, gli chiedono. “Mi rifiuto – ha detto – di offrire le mie carni a famelici carnefici. Non  posso dimettermi, tutti sanno che quella intercettazione non c’è”. E per questi motivi “la richiesta di andare al voto è irricevibile”. Un intervento in cui ha detto di non voler “chinare la testa ai potenti” ma allo stesso ammettendo di pagare per qualche ingenuità. Dietro gli attacchi alla sua persona Crocetta vede “il vero cerchio magico, quello degli affari che a volte collude con la massoneria e con la mafia che non è più stragista ma intarsiata nella cose della Regione”. E ancora: “Poteri occulti minacciano la democrazia, c’è una parte della politica che non difende uomini delle istituzioni da fatti smentiti dalle Procure siciliane”. Non si colleghi, ha detto ancora Crocetta “la questione politica al falso scoop, utilizzato per fare killer aggio politico”.  E poi rivolgendosi ai deputati dell’Assemblea regionale, il governatore della Sicilia Rosario Crocetta ha invitato a completare le riforme. “Poi voi e solo voi, senza diktat romani o di forze parallele, deciderete se mettere fine alla legislatura”.

“Il Parlamento – ha proseguito – può decidere in qualsiasi momento di staccare la spina, ma se lo facesse in questo momento potrebbe rendersi complice di un’azione di sciacallaggio che non la storia, ma la realtà, ha dimostrato che è basata sul nulla”. E quel nulla è quella intercettazione ancora misteriosa che nessuno, oltre il giornalista del L’Espresso, ha mai sentito tanto che l’ex segretario del Pd Bersani parlando a La7 ha espresso un dubbio depotenziando gli attacchi del Pd a Rosario Crocetta osservando che, magari, “anche qualche nostro esponente potrebbe essere stato tratto in inganno”.

La questione centrale che però Pier Luigi Bersani ha posto sull’affaire Tutino-Brosellino è un’altra: “E se poi salta fuori che Crocetta è stato investito da una bufala di proporzioni cosmiche?”. Dubbi che il Pd siciliano sembra non avere. “Non è più rinviabile una discussione seria per capire se vogliamo continuare con Crocetta o se prendere altre strade” per una “questione politica che riguarda le difficoltà amministrative della Regione” ha detto Fausto Raciti, segretario regionale del Pd siciliano, dopo l’intervento di Rosario Crocetta all’assemblea siciliana spiegando che il tema non è l’intercettazione ma la questione è politica. “C’e’ una difficoltà amministrativa in Sicilia. I due piani non vanno sovrapposti, ma la vicenda politica va affrontata con serietà. Come Pd siciliano abbiamo cercato di rimediare agli errori di questi anni, ma non sappiamo se è stato sufficiente il nostro impegno. Senza il riconoscimento da parte di Crocetta degli errori di questi anni sarà difficile proseguire”. Quanto ai tempi di una eventuale crisi siciliana, Raciti è cauto: “Le elezioni non si convocano in base alle convenienze elettorale. Registro che oggi Fi e M5s sono stati più morbidi verso Crocetta, ma penso che il Pd debba prima lavorare alla costruzione di un ‘dopo’ con una proposta vincente”. E sui “diktat romani” evocati da Crocetta il segretario regionale sostiene: “Non so a chi si riferisse, Renzi è stato fuori da questa discussione. I passaggi politici della Sicilia si costruiscono in Sicilia”.

Ma se Renzi non ha parlato, si è espresso senza mezzi termini il  parlamentare nazionale del Pd, Giuseppe Lauricella, secondo il quale “il problema non è Crocetta sì o Crocetta no: il problema è se in queste condizioni si possa ritenere possibile governare”. Non si tratta di trovare il modo di rimanere alla guida del governo regionale o, per i deputati regionali, di continuare a frequentare il Parlamento regionale. Si tratta di capire quale sia la soluzione più utile alla Sicilia e al popolo siciliano”. “Probabilmente – ha proseguito il deputato – gli attori della vicenda dovrebbero assumersi la responsabilità politica, provocando lo scioglimento dell’Ars: con le dimissioni del presidente della Regione o con la sfiducia su mozione del Pd. Tertium non datur, al netto dell’ostinazione dei ‘generali Custer’, dato che Crocetta non intende dimettersi e i deputati non intendono sfiduciarlo, perché ne seguirebbe la perdita del seggio”. Intanto il Ministro della giustizia Olrlando ha “avviato le verifiche preliminari come avviene ogni volta che c’è una diffusione impropria di informazioni processuali. Non c’è una specificità, è quasi un automatismo”.

Insomma la giusta regionale e il suo presidente e l’intera assemblea sono a rischio crisi per uno “scoop” i cui stessi contorni, e le eventuali responsabilità che ne conseguono, restano ancora tutte da definire.

Ginevra Matiz

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