domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Cultura e turismo. A Roma
una vera catastrofe
Pubblicato il 10-07-2015


Cultura-Turismo-RomaÈ uscito il rapporto annuale di Federculture, che rappresenta le aziende e gli enti di gestione di cultura e turismo. Il loro è un osservatorio privilegiato ed indipendente. Ogni anno analizzano lo stato della cultura e del turismo nel nostro paese. Per Roma siamo di fronte ad una catastrofe.

Le erogazioni liberali e gli investimenti delle fondazioni di origine bancaria sono in calo di circa il 20%. La Pubblica Amministrazione arretra, pensando alle attività culturali non come un’opportunità di sviluppo, ma come un peso da scrollarsi di dosso.

Il comune di Roma spende, per il comparto culturale, meno di Firenze e meno di Napoli. Si avvia a diventare la Cenerentola d’Europa. Il Campidoglio ha investito, nonostante l’enormità del parco archeologico e delle istituzioni culturali presenti sul territorio, nonostante l’ovvio ritorno economico che investe non solo il settore, ma tutto l’indotto, solo il  2,4 % del bilancio. Nel 2010 era il 4,5%.

Un calo vistoso ed immotivato. A questo dobbiamo aggiungere una scarsità di attenzione per le nuove proposte, per i laboratori, per la promozione.

È incomprensibile, ad esempio, che il Colosseo, simbolo della romanità, non abbia né un sito web, né sia presente sui social network a livello istituzionale. Il suo nome, nella rete, è legato a mera paccottiglia, senza che la città di Roma protesti e faccia valere le ragioni dell’intangibilità del suo simbolo. E’ inutile spiegare come l’immagine del monumento, se correttamente gestita, possa essere volano economico e ricca miniera di informazioni su come italiani e stranieri possano vivere Roma e spendere lì i propri soldi.

Roma vive del proprio fasto. Ma le rendite di posizione, se non sorrette da una politica di sviluppo e da investimenti, tendono ad esaurirsi. La Roma della cultura sente la concorrenza delle altre città d’arte europee. Quest’anno sente addirittura la concorrenza di Matera che nel 2019 sarà capitale mondiale della cultura e che con anticipo, saggezza, lungimiranza e grande senso del marketing si sta giocando questa carta. Va segnalato inoltre che la qualità della ricezione turistica nella capitale, secondo sondaggi indipendenti, è percepita in netto calo.

Roma non è più la meta della intellighenzia artistico – culturale. Viene vissuta come provincia, come un ambiente vetusto, arcaico, troppo incline al museale e alla conservazione e poco dinamico. Mancano spazi espositivi per il circuito dell’arte contemporanea “vivente”, manca il sostegno delle istituzioni, mancano le residenze per gli artisti, mancano i grandi convegni, manca la circolazione delle idee. In ultimo manca una politica culturale. L’assessorato alla cultura si limita a gestire l’esistente ad un livello puramente burocratico, senza rilanciare. Manca un progetto organico.

Che fare? Anzitutto avviare un grande progetto di ascolto. Le Pubbliche Amministrazioni sono molto lontane dagli operatori, ragionando in termini burocratici e non tecnico culturali. Nostro compito deve essere sopratutto quello di colmare questo gap. Il PSI si farà latore delle proposte degli operatori culturali.

In secondo luogo occorre spostare il ragionamento dalla conservazione alla fruizione dei beni culturali, mettendo al centro la categoria di promozione, studiando nuove strategie di comunicazione ed stimolando le amministrazioni ad avere una visione nuova del pianeta cultura. Non rimanere seduti gloriandosi degli allori del passato, ma cercare nuove opportunità di sviluppo. Terzo: stimolare una pianificazione razionale degli interventi che abbia come obiettivo la realizzazione di una politica culturale organica.

Quarto, interrogare i grandi investitori privati e le fondazioni di origine bancaria per stimolare una loro riflessione in senso dinamico.

Quinto: fare di nuovo, della nostra Roma, la culla della civiltà europea, chiamando a noi i talenti che emergono nel mondo. E’ un compito ambizioso? Certo. Ci metteremo tutto il nostro impegno. Vogliamo una Roma che sia davvero il centro della cultura europea, vogliamo una società “diversamente ricca, perché culturalmente ricca”. Anche questo è socialismo.

Mario Michele Pascale
Responsabile cultura federazione di Roma del Psi Consiglio Nazionale del Psi

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