domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Dichiarazione dei redditi, la Chiesa straccia i partiti
Pubblicato il 10-07-2015


Ottoxmille-ChiesaL’8 per mille straccia il 2 per mille che si è rivelato un clamoroso fallimento. Il finanziamento che la Chiesa cattolica (8 per mille) ha ottenuto nel corso degli anni rimane più o meno stabile. Per i partiti il discorso è diverso: dopo l’abolizione del finanziamento pubblico si è introdotto un nuovo tipo di finanziamento basato su un meccanismo simile a quello previsto per la Chiesa con la possibilità di devolvere il 2 per mille in fase di dichiarazione dei redditi. Il Mef ha oggi pubblicato i dati da cui emerge il vero e proprio fallimento per la parte che riguarda i pariti. Infatti l’incasso per il finanziamento della politica è bassissimo: 325mila euro nel 2014 da 16.518 contribuenti, su un totale di 41 mln di dichiaranti, come risulta dai dati del Dipartimento delle Finanze del Tesoro. In testa per donazioni fiscali il Pd che riceve dai contribuenti 199mila euro, seconda la Lega ma molto distaccata con 28mila euro e Fi con 24mila euro. Il Partito Socialista percepisce 9.686 euro da 591 dichiarazioni.

2xmille-PSI

Ben diversi i numeri dell8 per mille a cui sono andate le scelte di 18.929.945 contribuenti (su un totale di 41.320.548 mln) per un totale erogato di 1,245 miliardi. Guardando alle scelte fatte dai contribuenti, la maggior parte delle risorse e cioè oltre 1 miliardo sono andate alla Chiesa cattolica selezionata dal 36,75% dei contribuenti. Il 7%ha preferito invece lo Stato (195,6 mln), seguito dalla Chiesa Evangelica valdese (1,46%) per 40,2 mln. LUnione Comunità Ebraiche italiane ha ricevuto invece 5,8 mln dallo 0,21% dei contribuenti; la Chiesa Evangelica Luterana 4,1 mln (dallo 0,15%), le Assemblee di Dio in Italia 1,5 mln (dallo 0,12%). Poco più di 2,3 mln sono andati allUnione Chiese cristiane avventiste del 7 giorno (lo 0,08%). In un confronto con gli anni precedenti, le percentuali restano più o meno invariate e così pure gli importi.

Diverse le considerazioni da fare. La prima, come detto, è la costatazione del fallimento di un sistema che non può basarsi su un versamento volontario. La seconda è la fine di un sistema democratico basato su partiti così come immaginati fino ad ora, se non verrà messa mano alla norma attuale. Il Pd, come prevedibile, la fa da padrone e intasca la fetta maggiore, ma gli altri partiti raggiungono cifre a dir poco ridicole. Colpisce il dato di Scelta civica, sono dati riferiti al 2014 sulle dichiarazione del 2013, che con soli 156 contribuenti incassa 7.102 euro su una base imponibile totale di 3.551.244. (una media di 22764 euro a testa di imponibile). Il Psi incassa poco di più con oltre il triplo delle dichiarazioni. (8194 euro a testa). Insomma il partito fondato da Monti è stato votato da elettori con portafogli belli pieni. Altra considerazione da fare, e sicuramente non secondaria, è che nel paese con l’evasione fiscale più alta d’Europa, immaginare di finanziere la politica attraverso le dichiarazioni dei redditi è a dir poco bizzarro.

Quindi se da un lato la Chiesa vive, e vive bene, i partiti sono costretti a tirare la cinghia con gli italiani che si confermano decisamente generosi con le “parrocchie” ma distratti e indifferenti verso la politica. Segno che, nonostante le tantissime polemiche sulle poche tasse pagate per gli edifici di culto e i diversi scandali avvenuti all’interno della Chiesa, i contribuenti continuano a credere nel suo impegno sociale. E mentre i partiti piangono Renzi ride: infatti è l’unico capo partito che può trarre vantaggio da una situazione che vede le strutture destinate a dimagrire lasciando spazio solo alle platee mediatiche di Palazzo Chigi prefigurando una sorta di partito all’americana.

Ginevra Matiz

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Commenti all'articolo
  1. ma se gli italiani non vogliono donare soldi ai partiti piuttosto che scervellarsi sul come obbligarli a donare forse bisognerebbe scervellarsi sul perchè non vogliono e riconquistare la loro fiducia.

    rimane in piedi il sistema perverso dell8x1000 che fa perdere allo Stato circa 500 milioni.

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