giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

DISASTRO ILVA
Pubblicato il 23-07-2015


Ilva-chiusura stabilimento

Il Gup Wilma Gilli mette un primo punto fermo a quello che è stato chiamato “ambiente svenduto”, ovvero il processo nato dall’inchiesta giudiziaria del 26 luglio del 2012 che portò il gip Patrizia Todisco, a sequestrare senza facoltà d’uso tutta l’area a caldo del siderurgico di Taranto: altiforni, acciaierie, cokerie, parchi minerali. A cui seguirono i primi arresti, per disastro ambientale, tra cui quelli di Emilio e Nicola Riva (proprietari dell’industria siderurgica). Oggi il Gup ha deciso la sorte di 52 imputati, Gilli ha rinviato a giudizio 44 persone tra cui spiccano: Nicola e Fabio Riva con Luigi Capogrosso (all’epoca direttore dell’Ilva), accusati di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale; le istituzioni all’epoca dei fatti, ovvero l’ex presidente della Regione Nichi Vendola per concussione aggravata, l’ex sindaco di Taranto Ippazio Stefano per omissione di atti di ufficio e l’ex presidente della provincia di Taranto, Gianni Florido. Cinque sono state invece le richieste di condanna col patteggiamento avanzate dalla Procura di Taranto Nichi Vendola è accusato di concussione aggravata per aver fatto pressioni sul direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, affinché assumesse un atteggiamento meno severo nei confronti della fabbrica. “Sarei insincero se dicessi, come si usa fare in queste circostanze, che sono sereno – commenta con una nota l’ex governatore – Sento come insopportabile la ferita che mi viene inferta da un’accusa che cancella la verità storica dei fatti: quella verità è scritta in migliaia di atti, di documenti, di fatti. Io ho rappresentato la prima e l’unica classe dirigente che ha sfidato l’onnipotenza dell’Ilva e che ha prodotto leggi regionali all’avanguardia per il contrasto dell’inquinamento ambientale a Taranto”. “Vado a processo con la coscienza pulita” conclude Vendola.
A giudizio anche tre società: Riva Fire, Riva Forni Elettrici e Ilva. Quest’ultima ha anche presentato istanza di patteggiamento che però la Procura, ritenendola non congrua, ha respinto.

LA QUESTIONE DEI FONDI CONGELATI PER IL RISANAMENTO
Resta in dubbio ora la questione sulla nuova gestione Ilva, affidata a gennaio in commissione straordinaria ai commissari Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba, che attendono ora la decisione di un altro Tribunale, quello federale di Bellinzona.
Si attendono 1,2 miliardi di euro sequestrati in Svizzera su richiesta della magistratura italiana presso diversi conti Ubs ad alcuni componenti della famiglia Riva, ma non sono ancora rientrati in Italia e che servono per risanare l’azienda. A congelare il trasferimento dei fondi è stato il ricorso presentato al Tribunale federale di Bellinzona fatto da due figlie di Emilio Riva, le stesse che avevano rinunciato all’eredità per sottrarsi alle pretese dei creditori. Secondo il piano industriale e ambientale messo a punto dai commissari, è previsto, tra l’inizio dell’autunno e la fine dell’anno, la costituzione di una newco per l’Ilva, per quanto riguarda la parte industriale, mentre per il risanamento ambientale l’azienda, entro fine mese, dovrà dimostrare di aver attuato l’80 per cento delle prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) come previsto da specifico piano normato da un Dpcm di marzo 2014. Il 27 luglio l’Ilva dovrà, dopo le verifiche sui lavori di Ispra e Arpa Puglia, inviare la relazione sull’Aia al ministero dell’Ambiente mentre sui lavori. I soldi bloccati da Zurigo sono essenziali quindi perché l’Ilva possa attuare il suo piano di risanamento ambientale e in sostanza perché possa sopravvivere. Se quella somma dovesse restare bloccata in Svizzera o se dovesse arrivare troppo tardi l’intero progetto di risanamento messo in piedi dall’azienda rischierebbe di fallire e di conseguenza l’Industria rischierebbe la chiusura.

IL BRACCIO DI FERRO SULLE TESTE DEI LAVORATORI
L’azienda è stata già dichiarata insolvente dal Tribunale Fallimentare di Milano, per i giudici, l’Ilva non ha “né mezzi propri né affidamenti da parte di terzi che consentano di soddisfare regolarmente e con mezzi normali le obbligazioni e di far fronte, contestualmente, all’attuazione degli interventi previsti dal Piano Ambientale”. A farne le spese sono proprio gli operai, gli stessi che non solo spesso si trovano in prima linea nel rischiare la vita sul posto di lavoro, come nel caso del giovane operaio Alessandro Morricella, ma anche a rischiare nell’eventualità di una chiusura dell’Industria siderurgica. Già in questi mesi ci sono state proteste per i mancati pagamenti alle società di autotrasporto, per finire poi all’ultima beffa, quella della denuncia per 19 operai accusati dai carabinieri della Polizia giudiziaria di violazione di sigilli, essendo stati trovati al lavoro nell’area dell’Altoforno2, sottoposto a sequestro senza facoltà d’uso dalla Procura. A difesa degli operai è intervenuto non solo il sindacato di categoria, ma anche la stessa Ilva che in una nota ha precisato “di aver operato nel pieno rispetto della legalità in ottemperanza alle previsioni del decreto legge 92/15. I dipendenti identificati hanno eseguito le previsioni di un decreto legge normato su presupposti di urgenza. Al momento resta garantita la continuità produttiva”. Garantendo “la tutela legale dei propri dipendenti fornendo loro la più ampia assistenza”.

ILVA E ALTRI “CARROZZONI”
Oggi il commissario straordinario dell’Ilva Piero Gnudi in audizione alla Camera ha affermato ottimista che grazie all’ultimo prestito ponte di banche e Cdp “abbiamo accelerato l’attuazione dei provvedimenti previsti nell’Aia. Il 31 luglio è dopodomani ma siamo già largamente al di là dell’80%”, quindi è un obiettivo che può essere “raggiunto”. I livelli di sicurezza dell’Ilva “dalle analisi condotte” risultano “soddisfacenti”, ha poi affermato l’altro commissario straordinario Enrico Laghi. Ma le deduzioni dell’amministrazione straordinaria sebbene riguardano il piano ambientale non tengono conto del profondo deficit del piano industriale. Secondo le analisi di Federacciai il primo semestre 2015 è stato per l’acciaio il peggiore degli ultimi 5 anni, con una produzione di sole 11.719 tonnellate (-10,6% rispetto al 2014). In nessuno dei 6 mesi presi in esame la produzione di acciaio è stata all’altezza di quella del 2014, con cali che oscillano tra il -9,6% di febbraio e il -12,6% di maggio.

Tabella Sole24

I dati Federacciai (rilevati da Il sole 24 ore) sono ancora provvisori ma evidenziano come a giugno l’ouput italiano d’acciaio resta al di sotto dei 12 milioni di tonnellate, il 10,6 per cento in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Probabilmente servirà ancora altro denaro per supportare l’azienda, così come accade ad altri settori strategici del BelPaese che continuano a chiedere supporto e denaro dal Governo. Telecom Italia ha chiesto oggi al Mise un decreto per il gruppo per poter avere soldi pubblici per i contratti di solidarietà espansiva, oppure lascerà a casa 1.700 lavoratori. Un bel ricatto, molto simile alle continue iniezioni di denaro che lo Stato ha dato per anni a un altro ex monopolio statale, Alitalia, che nonostante tutto, non naviga ancora in acque sicure e che oggi ha cancellato il 15 per cento dei suoi voli di domani, 24 luglio, per uno sciopero di 24 ore dei piloti e degli assistenti di volo del sindacato Anpac.

PASSA IL DECRETO SALVA “ILVA”
Dopo il via libera del 3 luglio scorso al decreto che ha permesso all’Ilva di tornare a produrre, un nuovo decreto il cosiddetto “dl fallimenti”, dà il via libera alle acciaierie di Taranto. Secondo le disposizioni del Tribunale il 6 luglio ol’Ilva avrebbe dovuto spegnere l’Altoforno 2 di Taranto e ciò avrebbe comportato lo stop dell’intero impianto che per motivi di sicurezza non può marciare con un solo altoforno in uso, il 4, visto che l’1 e il 5 sono in manutenzione per gli interventi dell’Aia e il 3 è spento da tempo. Il Governo ha incassato ieri, 23 luglio, la fiducia sul dl fallimenti e oggi, 24 luglio, un nuovo sì a Montecitorio con il voto finale, ora quindi il testo passa al Senato. “La tutela dell’ambiente rappresenta il motore della ripresa economica dell’Italia. Solo attraverso lo sviluppo sostenibile il nostro Paese può mettersi alle spalle la crisi in cui è precipitato. Un’ottima notizia, quindi, il piano ambientale da 1,6 miliardi per l’Ilva annunciato dal ministro Galletti”. Lo afferma in una nota Oreste Pastorelli, deputato del Psi e componente della commissione Ambiente della Camera. “Da anni – continua il parlamentare socialista – il territorio tarantino, vessato da inquinamento e malattie, aspettava un progetto così ambizioso. L’obiettivo è quello di dimostrare che l’ambiente può procedere di pari passo con la crescita e l’occupazione. Dobbiamo spezzare, perciò, l’antico legame tra sviluppo e danno ambientale. Far prosperare il Paese e al tempo stesso tutelare ambiente e salute dei cittadini è possibile”, conclude Pastorelli.

Maria Teresa Olivieri 

Per saperne di più:
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