domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Istat. Balzo in avanti della produzione industriale
Pubblicato il 10-07-2015


Italia-crescita-industriaAumento dei contratti di lavoro e produzione industriale in crescita. Questi i dati positivi per l’economia italiana, pubblicati rispettivamente dal ministero del Lavoro e dall’Istat. Trainano i beni strumentali, in crescita del 2.3%. Aumentati di 185mila i contratti di lavoro a tempo determinato, crescono di poco quelli stabili. Resta il dubbio se il merito di queste stabilizzazioni è da attribuirsi all’esonero contributivo oppure alla maggiore libertà di licenziare prevista dal ‘Jobs Act’.

PRODUZIONE INDUSTRIALE: RECORD DAL 2011 La produzione industriale ha subìto un’accelerazione, registrando una crescita dello 0,9% a maggio rispetto ad aprile, e del 3% su base annua. Si tratta del risultato migliore dal 2011.  Sono in crescita sia congiunturale che tendenziale tutti i raggruppamenti di industrie, superiore alle aspettative. Trainano i beni strumentali che crescono del 2,3% rispetto ad aprile e dell’8,5% rispetto a maggio 2014. Oltre ai beni strumentali aumentano l’energia,  +1,7%,  i beni di consumo +0,7%) e i beni intermedi +0,6%. Positivi anche i dati della produzione di autoveicoli che nel mese di maggio è cresciuta del 55,6% rispetto all’anno precedente. In aumento, inoltre, anche la fabbricazione di mezzi di trasporto in generale (+15,4%).

AUMENTANO I CONTRATTI DI LAVORO – Per quanto concerne i dati sul lavoro – in particolare sulle tipologie di contratti – secondo quanto diffuso dal ministero del Lavoro, nel mese di maggio vi è stato un incremento di quasi 185mila contratti di lavoro. Il dato è senz’altro positivo, ma sostanzialmente in linea rispetto allo scorso anno, quando la cifra si attestava a quota 181.163, circa 4 mila unità in meno. Il numero di attivazioni di nuovi contratti di lavoro a tempo determinato – in tutti i settori di attività economica – è stato pari a 934.258 mentre le cessazioni sono state pari a 749.551. Questo dato è molto legato alla stagionalità: con l’estate in corso, infatti, il contratto più diffuso resta quello a termine. Sul fronte dei contratti stabili – quelli a contratto indeterminato – sono cresciuti, ma non di molto: sono solo 271, fatto il saldo tra attivazioni (179.643) e cessazioni (179.372). Il dubbio resta sempre lo stesso: il merito di queste stabilizzazioni è da attribuirsi all’esonero contributivo – valido per tutto il 2015 – oppure alla maggiore libertà di licenziare prevista dal ‘Jobs Act’. Per sciogliere questo dubbio si deve attendere la fine dell’anno quando gli incentivi alle assunzioni saranno scaduti.

Siria Garneri

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