sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

EFFETTO SALVINI
Pubblicato il 17-07-2015


Casale-san-nicola-contro-immigrati

Roma e Treviso. Due città lontane e completamente diverse ma unite dall’odio contro gli immigrati. È l’effetto Salvini che prende forma e che si fa più forte e concreto. L’incitazione, se sentita ogni giorno con costanza, diventa un ritornello a cui ci si abitua e che produce i suoi effetti. A Roma sedie lanciate, manganelli alzati, caschi in testa, urla, cassonetti incendiati, sassi e pietre scagliati contro la polizia in un quartiere nel quadrante nord della capitale, Casale San Nicola. Il tutto durante le operazioni di trasferimento di un gruppo di profughi (19 in tutto) nel centro di accoglienza allestito nell’ex scuola Socrate. Scontri che avvengono poco dopo analoghe proteste avvenute a Treviso dove i migranti sono stati trasferiti in una caserma. A Treviso la calma sta tornando dopo che il sindaco ha dato assicurazioni sulle misure di sicurezza attivate, sulla presenza dell’esercito e delle forze dell’ordine a presidio della caserma dove sono stati portati gli immigrati.

Salvini  suggerisce di accoglieteli in Prefettura e niente coccole a clandestini: “Roma, Treviso, Livorno, Bergamo, Piacenza. Invece di rompere le palle ai sindaci e ai cittadini (italiani e immigrati regolari) che protestano, che i prefetti facciano il loro lavoro e la smettano di coccolare migliaia di clandestini. Accoglieteli in Prefettura o a casa vostra, se li volete. Vabbè che dipendete da Alfano… ma vergognatevi!”, aggiunge.

A Roma i residenti sono sul piede di guerra, da tempo supportati da Casapound che soffia sul fuoco della protesta. “Le parate anti-immigrati a cui abbiamo assistito a Roma e a Treviso – commenta Walter Verini, capogruppo Pd nella Commissione Giustizia di Montecitorio – denunciano un odio razziale che va respinto. Nella capitale abbiamo visto all’opera i facinorosi di Casapound, braccia alzate e bandiere alla mano, protagonisti insieme alla Lega Nord delle proteste contro l’arrivo di poche decine di immigrati in strutture di accoglienza. Il dramma dei profughi è una drammatica emergenza da affrontare con l’Europa e con grande serietà, tenendo insieme solidarietà e sicurezza. Le coscienze democratiche non possono non essere allarmate da fatto che forze politiche di destra, alcune esplicitamente di stampo neofascista, riescano a cavalcare il malcontento dei cittadini”.

Una scena che il prefetto di Roma, Franco Gabrielli, definisce “indecente e indecorosa. Auspico che le forze dell’ordine denuncino, in modo tale che queste persone abbiano sulla propria fedina le cose di cui si sono macchiate”. Loreto Del Cimmuto, segretario della federazione di Roma del Psi commenta l’accaduto partendo dal fatto che “profughi e immigrati vanno aiutati. Ma va detto che queste operazioni non vengono mai preparate in modo adeguato insieme alla popolazione locale. Diventano così azioni traumatiche di fronte alle quali i cittadini reagiscono in modo irrazionale. Manca in sostanza un dialogo tra istituzioni e cittadini. Il tutto è stato gestito in modo improvvisato e questo ha acuito le paure. Ed è proprio nelle paure che si inseriscono movimenti populisti come Lega, Fratelli D’Italia e Casapound che agitano a loro vantaggio i timori della gente. Quindi da una parte istituzioni che non sono in grado di gestire la situazione e dall’altra movimenti xenofobi che lucrano su queste mancanze, danno ulteriore nutrimento al populismo. Se poi aggiungiamo altri fattori come la crisi e i servizi che non funzionano diventa facile cavalcare l’esasperazione sociale. Vorrei invece sottolineare positivamente – conclude Del Cimmuto – il ruolo svolto dal prefetto Gabrielli che ha gestito al meglio una situazione difficile e complessa assumendosi anche un ruolo di mediatore che avrebbe dovuto appartenere alle istituzioni che invece sono state assenti dimostrando ancora una volta la propria debolezza”.

I NUMERI DELL’ALTO COMMISSARIATO DELLE NAZIONI UNITE
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) esprime “indignazione per le recenti manifestazioni di intolleranza nei confronti di rifugiati e richiedenti asilo, persone che hanno perso tutto, segnate dalla sofferenza e costrette a fuggire da guerre sanguinose, torture e persecuzioni”.
Sono circa 60 milioni, ricorda l’Unhcr, le persone in fuga nel mondo, l’86% di esse vive in paesi in via di sviluppo. I rifugiati in Italia sono 93.700, poco più di 1 ogni mille abitanti. A titolo di comparazione, la Germania e la Francia ne accolgono oltre 200.000 ciascuno, il Regno Unito 117.000 e la Svezia 142.000. Nel Regno Unito e in Germania i rifugiati sono circa 2 ogni mille abitanti, in Francia sono quasi 4, mentre in Svezia oltre 14.
Quindi, a conti fatti,  la “cattiva” Merkel che risponde brutalmente alla bambina palestinese guida un paese molto più ospitale e generoso del nostro.

Daniele Unfer


Qui sotto il video della trasmissione in cui la Merkel ‘fa piangere’ la bambina palestinese.

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Commenti all'articolo
  1. Se non si fermano le guerre civili nei vari Stati (Siria, Iraq, Yemen, Eritrea, Somalia, ecc.) non potrà fermarsi il grande sodo di rifugiati e immigrati. Se si confrontano i dati l’Italia non è tra i primi posti in Europa. Da noi c’è la drammatizzazione e strumentalizzazione politica che crea e alimenta allarmismo, che sfocia in scontri preparati. Fa pensare il diverso comportamento del Prefetto di Treviso, rispetto ai profughi subito spostati in Caserma per l’intervento del Governatore Leghista Zaia con Ispettori ASL e il Sindaco che stacca la luce, mentre quello di Roma ha deciso di dare seguito al bando pubblico e agli interventi di adeguamento della ex-Scuola. Si finisce per dare forza alle resistenze leghiste in tutti gli altri territori, mentre non ci si accorge che la gran parte resta mel SUD in quanto così si crea un pò di lavoro visto che il Governo non ha interventi per fronteggiare la crescente povertà del Mezzogiorno e la graduale cancellazione di ogni forma di attività produttiva nelle aree Meridionali. Non è facile gestire in emergenza questi grandi fenomeni migratori che continueanno per lungo tempo e dovrebbero essere affrontati in modo strutturale con velocità di smaltimento delle richieste di asilo e di accoglienza umana e civile.

  2. Ogni giorno leggo sui giornali ed ascolto in giro dichiarazioni pretestuose sui migranti, dichiarazioni che normalmente associano clandestini, neri, zingari, rumeni, tutti accomunati da un identico pregiudizio da cui discende il giudizio, per il quale chi è diverso, costituisce pericolo. E giù la stampa che scrive colonne di menzogne, Salvini che spara boccate di kazzate, Meloni e C. che si affannano nel richiedere l’affondamento dei barconi o la chiusura delle frontiere. Oggi ho provato a chiedermi una cosa: o se invece che barconi con miglia di disperati puzzolenti (senz’altro non tutti profughi o perseguitati, questo va detto per onestà intellettuale), arrivassero da est del Continente o dal sud del mondo sulle coste di Pantelleria o di Pozzallo o di Reggio Calabria, dei moderni natanti a bordo dei quali centinaia di arabi ricchi o signori della nomenklatura russa in fuga, pieni di soldi ed appena appena sudati, pronti a comprare o a lasciare centinaia di euro a destra ed a manca, l’atteggiamento degli italiani, sarebbe lo stesso? Assisteremmo egualmente alla discriminazione per il colore della pelle o per la fede religiosa a cui oggi siamo abituati? Si leverebbero braccia destre tese pronte a manganellare o perfino ad annientare il fratello che si para davanti? Sentiremmo i bisnipoti ed i nipoti dei migranti meridionali del fine ottocento e dei primi anni del novecento (ed oltre) inveire contro i nuovi migranti alla ricerca di pace e salvezza da un mondo infestato da malattie, miseria e guerra? Ascolteremmo i figli dei migranti di seconda generazione oggi integrati, gridare contro i nuovi sfortunati che arrivano a cercare un mondo diverso ed una vita possibile nel nostro Paese? No, temo proprio di no, anzi, ci offriremmo per ospitarli, per dare loro sostegno, amicizia, solidarietà. Ed allora il discrimine, non è il pigmento della pelle, non è la religione, non è la provenienza, ma un’altra cosa, ben più comune a tanti italiani che però non vogliono vederla negli occhi del proprio simile: è la miseria, la povertà, la paura per un domani incerto, il puzzo del sudore, l’ossessione di perdere qualcosa, pilotata da capi bastone che cavalcano il terrore fomentando il discrimine, la xenofobia, il razzismo. Guardiamoci dentro, guardiamo chi siamo, cosa e chi siamo stati; ripensiamo ai tempi della pellagra, della malaria, della scabbia e dello scorbuto di cui soffrivamo, dell’essere clandestini sulle navi che portavano in America alla ricerca di fortuna, esportatori di malattie e di malavita. Ripensiamo a quando nella prima metà del ‘900 emigravamo clandestini, allora sì, in terra di Romania a cercar lavoro o in Belgio a lavorare nelle miniere od in Germania, tenuti ai margini dalla società tedesca a cui oggi guardiamo con invidia. Anche noi, poveri, andavamo a rubar lavoro a belgi a tedeschi a francesi o venezuelani; ci adattavamo a fare lavori umili abbandonati da altri, nei campi, in miniera, nelle costruzioni, spesso odiati, marginalizzati. Vivevamo in gruppi per poter affermare i nostri costumi, anche quelli peggiori e ci scannavamo con gli autoctoni che volevano imporci la loro legge che spesso non volevamo accettare. Anche noi, veneti e napoletani, toscani e siculi, eravamo poveri e puzzavamo. Anche i meridionali, poi, migranti nel loro stesso Paese del Tricolore. subivano il medesimo trattamento a nord: a Torino nei negozi e nei ristoranti era esposto un cartello “vietato l’ingresso ai cani ed ai meridionali”, ma l’orgoglio ed il bisogno imponevano di resistere, come agli ebrei nei lager, insieme a tutti gli altri diversi che Hitler e Mussolini vollero identificare con le leggi razziali. Ecco cosa siamo, come siamo diventati; non abbiamo memoria, ci siamo dimenticati la nostra storia. Anche noi, poveri dormivamo nei cartoni sulle Avenue americane, o sotto la stazione di Londra accanto ai barboni di lingua inglesi, dove la povertà genera solidarietà e cementa amicizie; anche noi rubavamo per vivere, ma anche per affermare il nostro essere italiani e radicare il potere malavitoso, perché anche la malavita genera solidarietà. Insomma anche noi come gli altri, prima ed insieme agli altri. Ma oggi non pensiamo mai a ciò che fu di noi: guardiamo al nostro egocentrismo e temiamo chi ha meno fortuna, chi è più povero, chi più di noi puzza di sudore.

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