domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Eran trecento, eran giovani e forti e trenta sono morti
Pubblicato il 21-07-2015


Erano giovani socialisti. Combattevano per la libertà e la cultura. Stavano discutendo in trecento in un centro culturale in Turchia al confine con la Siria. Volevano dare un contributo per la ricostruzione della città di Kobane. Pensavano di aprire una biblioteca nella cittadina prima occupata dall’Isis e poi liberata dai curdi. Eran ragazzi dalla faccia pulita e due di loro li abbiamo visti in una foto mano nella mano, stretti insieme nel momento dell’esplosione, senza più vita. Un’immagine terribile. In trenta sono morti. Un terrorista islamico si è fatto saltare provocando una strage. L’ennesima. Ai giovani compagni caduti vada il nostro pensiero e la nostra ammirazione. Sono martiri. Vittime di un esercito di barbari che nega la bellezza della vita e che ci ha dichiarato guerra.

Fissiamo per favore dei punti chiari. Costoro non meritano alcuna giustificazione. Io non accetto più che vi sia ancora qualcuno che parla degli errori degli Usa, che ci sono stati, e dello sfruttamento economico di zone coperte da oro nero, che è esistito. Basta. Il problema è oggi cosa fare nei confronti di una guerra che ci è stata dichiarata e che noi non stiamo combattendo. Lasciandola a mediatori poco credibili, alla generosità e all’eroismo dell’esercito curdo, a qualche iniziativa del governo egiziano. E ai droni americani che bombardano qua e là spesso anche provocando morti innocenti e non risolvono nulla. Se è incredibile la sottovalutazione del fenomeno da parte del presidente americano, ancora più allucinante è l’impasse dell’Europa, che non solo non riesce a unirsi sulla politica economica, ma non riesce a sviluppare alcuna politica estera comune. Neppure su una guerra che si svolge ormai anche nei suoi territori.

Non sono in grado di ipotizzare la soluzione tecnica migliore per battere questo esercito di fanatici estremisti. Metto ancora in evidenza che costoro governano una regione che non è stata conquistata dai nostri. Metto anche in evidenza che l’improbabile mediatore dell’Onu non è riuscito a unire due governi libici che continuano a litigare e a spararsi addosso, mentre una parte della Libia è in mano agli eserciti delle bandiere nere. Aggiungo che la Siria è ancora in preda alla guerra civile, che l’Iraq ormai non esiste più e parte del suo territorio è stato conquistato dai terroristi. Noi, dico noi come europei e come occidentali, continuiamo a guardare da un’altra parte, mentre dopo l’orrore dei decapitati, dei condannati al rogo, delle carneficine di Parigi, di Tunisi e di Sousse, dopo le stragi degli innocenti in Nigeria ad opera di Boco Haram, si consuma questa nuova orrenda strage di giovani che amavano la vita e la libertà.

Cosa amano i terroristi islamici? Non la vita, non l’amore, non la libertà, non la cultura, non l’arte. Se ci pensiamo bene essi han dichiarato guerra non solo a noi, ma ai grandi valori della nostra civiltà cristiana e liberale. Uso ancora questi due termini, perché penso che se il cristianesimo è stata la prima dottrina che ha esaltato la solidarietà e la giustizia, i valori sanciti dalla rivoluzione francese, preceduti dai grandi filosofi dell’illuminismo, hanno aperto la strada alla nostra epoca. Intendiamoci su questo. Siamo disposti a batterci per difenderli o no? Oriana Fallaci ci ha spronato a farlo con una dose di comprensibile pessimismo. Ho l’impressione, adesso, che avesse ragione.

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Commenti all'articolo
  1. Io mi chiedo dove sta la NATO, così tanto pronta in Bosnia, in Kosovo, in Libia e persino in Siria dove è stata stoppata solo dalla Russia e dalla Cina, tutti luoghi che dopo l’intervento NATO, si sono riempiti di terroristi farocemente anticristiani.
    Non sarà il caso di dire con chiarezza che la NATO non serve più e fa più danni che altro, e che ci vuole, al suo posto, un esercito europeo che affronti le questioni con l’esigenza di difendere la civiltà europea?

  2. Ho sempre sostenuto che la Fallaci aveva ragione, ma noi abbiamo perso il senso della realtà? Che fare? Da questo giornale facciamo in modo di educare le giovani generazioni che qualche volta uno è costretto a difendersi e ribadiamo che tanto per cominciare i governi europei diano cannoni e carri armati ai curdi una volta tanto senza pensare ai “sordi!”.

  3. Caro Direttore,
    lungi da me l’idea d’essere tiepido con i fondamentalisti, islamici o altro, men che meno con i taglia-gole dell’ISIS. Il problema vero è che la “guerra” contro costoro non possiamo permetterci di perderla. Ho riletto di recente, stimolato da un amico su Facebook, La Forza della Ragione di Oriana Fallaci. Dopo la lettura ti ho scritto una lettera che hai pubblicato quindici giorni fa – http://goo.gl/jcVNKE -.
    Rispetto ad allora c’è di nuovo l’accordo con l’Iran di Hassan Rohani sul nucleare pacifico e la fine delle sanzioni economiche. L’accordo, oltre a Barack Obama, ha visto protagonisti anche la Cina e la Russia e l’Unione Europea con la brava Federica Mogherini nel ruolo di grande tessitrice. Ritengo quest’ultimo accordo un passaggio fondamentale per la nostra vittoria contro l’esercito dei taglia-gole perché rafforza il più grande moderato fra i capi islamici e indebolisce lo stato più equivoco, cioè l’Arabia Saudita. In più l’accordo disinnesca l’incipiente guerra fredda fra Stati Uniti e Russia e, sono convinto, anche Israele si convincerà che è meglio il pacifico e rassicurante Hassan Rohani piuttosto dei capi religiosi come Kamenei, ansiosi di cancellare lo Stato Ebraico dalla faccia della terra. L’importante che siamo tutti d’accordo sul fatto che Israele faccia benissimo a non fidarsi, a spingere al massimo la ricerca e la tecnologia anche in campo militare. Che siamo tutti consapevoli che Israele, grazie alla pressione subita, a cui ha risposto con un grandioso impegno tecnologico, è riuscito a stimolare il progresso anche in altri campi come quello medico, della robotica e della microelettronica, dando un contributo a tutto il mondo. Il nostro Matteo Renzi, oggi a Tel Aviv, ha assicurato che i legami tra Italia e Israele “sono molto forti” sulle cose concrete e che la solidarietà contro chi la minaccia è totale. Questo atteggiamento, netto e chiaro, è ben diverso da quello di chi continua a strizzare l’occhio ai palestinesi o a parlare di “primavere arabe”.
    Noi occidentali vinceremo la guerra contro il califfato se saremo intelligenti e uniti, se sapremo usare la tecnologia senza remore, se resisteremo alla tentazione di scendere nel loro terreno, se non mischieremo il nostro al loro sangue nel campo di battaglia. Se opporremo alla loro barbarie un muro di fuoco fatto di macchine senza rischiare nessuna delle nostre, preziose, vite umane! Vinceremo se sapremo accettare il compromesso di Capi di Stato arabi congegnali alla cultura araba con la sola condizione che loro accettino il compromesso con noi e rispettino l’occidente e la nostra cultura. Non è più il tempo delle maledette primavere salutate a raffiche di kalashnikov e nemmeno dei neonazisti di Kiev che per fare la guerra a Putin si gettano nelle braccia dell’ISIS.

      • Muro di fuoco è la traduzione letterale di firewall, cioè il sitema di sicurezza che viene utilizzato per proteggere una rete di computer dagli attacchi dei pirati informatici. L’espressione mi è parsa appropriata per raffigurare una tecnica di difesa contro un nemico, l’ISIS, che non ha niente di umano e che non attribuisce alla vita umana alcun valore. Noi occidentali, Israele in particolare, abbiamo sviluppato una tecnologia fatta di armi telecomandate, di grandi e piccole dimensioni, che preservano il manovratore dal rischio di essere ucciso.
        I guerrafondai dell’Europa dell’est (neonazisti) operano in preoccupante sintonia con i settori militari più fanatici degli USA. A differenza di Barack Obama (unappy warrior), costoro hanno la tendenza a ragionare come Stranamore di Stanley Kubrick. Fautori di una nuova guerra fredda contro la Russia, spezzano il fronte occidentale anti ISIS. Al contario, il recente accordo con l’Iran, vede Europa, Russia, Cina, Stati Uniti e Islam moderato disponibile a fare fronte comune contro il califfato.

  4. Caro direttore, tutti i nodi vengono al pettine
    Gli errori commessi dagli Stati Uniti, dall’occidente nel suo insieme in tutti i conflitti del Medio Oriente li stiamo pagando.
    Se vero è che la democrazia non si esporta facilmente, bisogna prenderne atto e lasciare tutti i Popoli in conflitto, bollire nel loro brodo.
    Se siamo convinti della supremazia della cultura, dello stille di vita, del benessere, della tolleranza dei Popoli dell’Occidentali, bisogna agire con forza per contrastare il tentativo di Islamizzare l’Occidente.
    Questo cosa comporta? Comporta a malincuore dare, per alcuni versi ragione ai vari movimenti populisti sparsi ovunque in Europa.
    Io da Socialista mi rifiuto di condividere questa tesi e a malincuore prendo atto che le classi politiche dell’Occidente, Conservatori o Progressisti, non sono all’altezza della situazione.
    Qualche rimpianto dovremmo pur averlo tutti quanti.
    Il dolore per la perdita dei trenta ragazzi intenti a elaborare un contributo civile ed umano ai fratelli martoriati Curdi, dal gesto incomprensibile di una giovane donna è enorme.
    Enorme dovrà essere l’impegno per porre fine a questa barbarie.

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