domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

OFFENSIVA TURCA
Pubblicato il 24-07-2015


Kobane-bombardamento

Sangue chiama sangue. Dopo la strage a Suruc, in Turchia si è accesa una miccia difficile da spegnere: i primi a muoversi sono stati i guerriglieri del PKK che per rappresaglia dell’uccisione dei giovani socialisti hanno ucciso due soldati turchi nella città di Ceylanpinar, nella provincia di Sanliurfa. La motivazione data dal Pkk è che il Governo turco è corresponsabile della morte dei 32 giovani in quanto connivente e compiacente con l’Isis. Oggi l’aviazione turca invece ha iniziato a bombardare le postazioni dell’Isis in Siria, dopo uno scontro a fuoco tra i soldati di Ankara e l’Isis al confine siriano in cui ha perso la vita un sergente turco. A iniziare lo scontro sono stati i militanti dello Stato Islamico che hanno attaccato il villaggio di confine di Havar, vicino alla città turca di Kilis, poco distante dalla frontiera. È comunque la prima volta che la Turchia sferra un attacco contro gli obiettivi dei tagliagole islamici in ​​Siria da quando l’Isis ha iniziato la sua avanzata attraverso l’Iraq e la Siria nel 2013, la Turchia dopo numerosi tentennamenti dichiara così guerra al sedicente Stato Islamico.

LA BASE AGLI AMERICANI
L’azione è stata portata avanti con carri armati e truppe di terre e sorvegliata da 10 F16 in volo dalla base di Diyarbakir, con tre di questi che hanno colpito postazioni Isis. Ma il il all’operazione-lampo è stata data dalla chiamata del presidente Usa Barack Obama che giovedì ha espresso l’appoggio alla Turchia dopo il massacro dei giovani a Suruc e solidarietà accompagnata da un nuovo invito a fare di più per fermare il flusso dei jihadisti diretti in Siria. Subito dopo, è stata annunciato che da agosto la coalizione alleata potrà usare la base aerea di Incirlik nelle missioni contro l’Isis, un’installazione situata nella parte sud della Turchia e dunque vicina alla zona di operazioni.

GUERRA SU DUE FRONTI
Il Presidente turco, Recep Tayyip Erdogan avvisa: la guerra della Mezzaluna al terrorismo è appena cominciata… ma chiaramente non dimentica l’altro fronte da combattere, quello dei curdi, che restano da sempre il nemico numero uno. Oltre alle incursioni aeree, le forze di sicurezza hanno condotto operazioni di rastrellamento contro presunti militanti islamici e curdi: 251 persone sono state arrestate in 13 province poiché sospettate di sostenere jihadisti dell’Isis e miliziani curdi del Pkk. Un’ operazione semplice per l’uomo forte di Ankara che in questi mesi ha ridotto ulteriormente i margini di libertà con la promulgazione di leggi che riducono non solo la libertà di stampa ma concedono anche ampie possibilità di ridurre la libertà personale a discrezione delle autorità di polizia senza intervento della magistratura. La posizione di Ankara è stata finora molto ambigua nel contrapporsi all’Isis, posizione rilevata non solo dagli stessi curdi, ma anche dagli osservatori esterni che hanno evidenziato come in questi mesi i curdi abbiano combattuto alle porte turche contro l’Isis senza alcun appoggio turco. “Finalmente sembra che il governo turco voglia davvero combattere contro l’Is”, è questa la novità rilevata dal portavoce di Amnesty italia, Riccardo Noury. “Ma resta una forte ambiguità sui curdi che hanno difeso da soli la città di Kobane, dove volevano recarsi per portare aiuti anche i giovani socialisti turchi e curdi morti nell’attentato di Suruc. Quella di oggi è un’operazione a tutto campo, probabilmente programmata da tempo e messa in atto dopo l’attentato”.
Il presidente turco in ogni caso ha colto l’occasione per fare un po’ di “pulizia”, su 252 arresti 200 sono membri dell’HDP.
“Dopo che la Legge di sicurezza nazionale è stata adottata – ha affermato Erdogan in un’intervista a Hurryiet– ci sono ancora persone che sfilano con le pistole con maschere sui loro volti anche a Istanbul. Se lo fanno vuole dire che ci sono punti deboli nella sicurezza”. Il riferimento del presidente era agli uomini che hanno scortato armati i funerali che si sono tenuti a Sultan Gazi, quartiere alevita di Istanbul, di tre delle vittime della strage di Suruc armati.

LA POSIZIONE DEI CURDI AL PARLAMENTO
Quello che bisogna ricordare è che la Socialist Youth Associations Federation (SGDF), di cui facevano parte i 32 ragazzi morti il 21 luglio, non è un’associazione della sinistra turca qualsiasi, essa è parte del Partito socialista degli oppressi (ESP). A capo del ESP è stata, dal 2010 al 2014, Figen Yüksekdağ, oggi co-presidente del HDP, il partito democratico del popolo che alle scorse elezioni ha saputo raccogliere l’eredità di Gezi Park, ottenendo il 13,2% dei voti. Non a caso vengono alimentate voci sul collaborazionismo del AKP (il Partito di Erdogan) all’attentato. Il Parlamentare dell’HDP di Urfa, Ziya Çalışkan, ha presentato ieri una risoluzione per l’idagine delle attività di ISIS in Turchia. Çalışkan riferendosi al massacro di Suruç ha dichiarato che “l’atroce attacco dell’ISIS è intrecciato con le politiche dello Stato turco sulla Siria”. Çalışkan ha affermato che “queste politiche acuiscono il bagno di sangue in Siria, rendono il caos nella regione meno prevedibile e allontanano la Turchia dalla pace. Constatando che il massacro di Suruç non sarà l’ultimo attacco di ISIS, Çalışkan ha ricordato la critiche dell’opinione pubblica della raffigurazione di ISIS da parte dei media come ‘giustificabile’. Ha evidenziato inoltre che “la difesa dell’ISIS da parte del governo negli ultimi tre anni è stata centrata attorno alla prospettiva che ISIS non rappresentava una minaccia per la Turchia”. Il parlamentare ha infine ricordato gli attacchi “ignorati” dal Governo da parte delle milizie islamiche: l’ISIS ha attaccato a Reyhanli nel distretto di Hatay (11 maggio 2013),a Niğde (20 marzo 2014),al consolato di Mosul (11 giugno 2014), alla tomba di Süleyman Şah (1 ottobre 2014),nel quartiere Sultanahmet di Istanbul (6 gennaio 2015),alla tomba di Süleyman Şah (22 Febbraio 2015), alle sedi HDP di Adana e Mersin (18 maggio 2015), e alla manifestazione dell’HDP di Diyarbakır (5 giugno 2015).

LA MANIFESTAZIONE DI SOLIDARIETA’
Il governatore di Istanbul ha vietato, ufficialmente per ‘ragioni di sicurezza’, la manifestazione promossa dal HDP, partito turco aderente all’Internazionale socialista, prevista per domenica a Istanbul davanti alla sede centrale del canale televisivo statale TRT, nei pressi di piazza Taskin. “ Mi hanno chiamato questa mattina dicendomi che l’evento è stato ‘bandito’: ufficialmente per ragioni di sicurezza, ma temiamo che ce ne siano anche altre” ha detto Pia Locatelli, deputata del Psi e capogruppo del Misto in Commissione Esteri alla Camera, che aveva annunciato la sua partecipazione alla manifestazione, organizzata per sostenere la pace in Turchia e nel Medio Oriente, dopo la strage di Suruc.

Maria Teresa Olivieri

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