giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Fmi, in Italia 20 anni per recuperare l’occupazione
Pubblicato il 27-07-2015


FMI-eurozonaIl Fondo Monetario Internazionale, gela le aspettative dell’Italia: il tasso di disoccupazione nel nostro paese resterà alto nel medio termine e ci vorranno 20 anni per tornare ai livelli pre-crisi. È quanto si legge nel rapporto sull’Eurozona del Fondo monetario Internazionale. Ma allo stesso tempo il Fondo vede qualche segnale che indica che qualcosa si sta muovendo. L’Italia, dice il Fondo, sta emergendo da tre anni di recessione. Nel rapporto il Fmi conferma infatti che la ripresa “prosegue” ed evidenzia che tra le grandi economie dell’area euro, la Germania “continua a crescere leggermente sopra 1,5%”, la Spagna sta “recuperando energicamente”, e l’attività in Spagna “ è ripresa all’inizio di questo anno”. Ma lo scenario per il futuro non è positivo. Il Fondo sottolinea come l’alto tasso di disoccupazione giovanile nell’Eurozona potrebbe danneggiare il potenziale del capitale umano e dar luogo a una ‘lost generation’. “Nonostante i recenti miglioramenti – sottolinea il Fondo – il tasso di disoccupazione rimane sopra l’11% nell’area euro e vicino al 25% in Grecia e Spagna. La quota di disoccupazione di lungo termine continua ad aumentare, accrescendo i rischi di un’erosione delle capacità”.

E scendendo nel dettaglio il Fondo Monetario avverte che “senza una significativa accelerazione della crescita, alla Spagna ci vorranno quasi 10 anni e a Italia e Portogallo quasi 20 anni per ridurre il tasso di disoccupazione a livelli pre-crisi”. Nel nostro Paese in particolare, si stima che il “tasso naturale di disoccupazione” – definito come il tasso di disoccupazione di inflazione stabile (Nairu) – “resti più alto di quello visto durante la crisi”. Per un confronto, in Francia sarà nel medio termine a livelli pari a quelli durante la crisi mentre in Spagna il Nairu “scenderà in modo significativo rispetto a livelli senza precedenti ma rimarrà sopra il 15% nel medio termine”. In una tabella contenuta nel rapporto poi il Fondo fornisce al nostro Paese cinque raccomandazioni oltre a descrivere quali sono le priorità e i progressi fatti.

La prima raccomandazione è “l’adozione e l’implementazione della pianificata riforma dell’amministrazione pubblica” che tra l’altro dovrebbe trattare anche la gestione delle risorse umane per sbloccare la produttività.

La seconda è data da “ulteriori misure volte a migliorare l’efficienza della giustizia civile” razionalizzando i tipi di casi che arrivano alla Cassazione, permettendo un’ulteriore specializzazione dei tribunali e premendo l’acceleratore sul progetto per lo sviluppo di indicatori sulla performance dei tribunali.

La terza raccomandazione comprende, oltre al rafforzamento delle politiche previste dal Jobs Act, la “legislazione e ‘implementazione di misure concrete per ridisegnare” il cosiddetto “wage supplementation scheme” (la CIG) “in un sistema universale di sostegno condizionale alla ricerca di lavoro e al training”.

La quarta raccomandazione del Fondo per l’Italia riguarda una “decentralizzazione della contrattazione salariale per permettere una maggiore flessibilità nei contratti nazionali”. Infine, l’Fmi chiede la rapida approvazione e implementazione della Legge annuale sulla competizione per affrontare le barriere regolamentari esistenti in settori chiave come il retail e i trasporti. Essa “sosterrebbe la crescita”, si legge nel rapporto, che aggiunge: “la piena implementazione di riforme già legiferate da tutti i livelli del governo è necessaria per migliorare il contesto imprenditoriale”.

Facendo notare che “l’Italia sta emergendo da tre anni di recessione”, lo staff dell’istituzione guidata da Christine Lagarde spiega che le priorità sul fronte delle riforme sono quattro: migliorare l’efficienza del settore pubblico e quella della giustizia sul piano civile; migliorare la flessibilità del mercato del lavoro e aumentare la competizione nei mercati dei prodotti e dei servizi. L’Fmi cita poi i recenti progressi fatti dall’Italia come alcune riforme del sistema giudiziario per accelerare il ritmo con cui vengono condotti i processi, come la nuova legge sulla responsabilità civile dei giudici e il Jobs Act.

Redazione Avanti!

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