martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

GIOVANI E DISOCCUPATI
Pubblicato il 31-07-2015


Giovani disoccupati

Continua la china pericolosa che riguarda i giovani italiani, la disoccupazione giovanile registra l’ennesimo record: il 44,2%, un prospetto che rimanda le lancette indietro al 1977, a giugno infatti il tasso della disoccupazione giovanile tocca il livello più alto dall’inizio delle serie storiche mensile e trimestrali (quelle che riguardano appunto il primo trimestre del 1977) cresce anche il tasso di disoccupazione globale italiano che tocca il 12,7%. Dati che portano allo sconforto e che arenano le buone prospettive di chi vedeva un barlume dell’uscita dalla crisi e che si somma alle cifre catastrofiche di ieri dello Svimez.
L’Istat oggi mette i numeri in chiaro e calcola che su base mensile, il numero dei disoccupati è in crescita dell’1,7% (+55mila) e del 5,2% se si guarda soltanto ai giovani (+34mila). Soprattutto, il tasso di disoccupazione – che era calato dello 0,2% ad aprile e si era mantenuto stazionario a maggio – è aumentato di 0,2 punti percentuali arrivando al 12,7 per cento. Nei dodici mesi il numero dei disoccupati è lievitato del 2,7% (+85mila) e il tasso di disoccupazione di 0,3 punti.

Jobs Act: un incentivo più che una riforma
La Riforma del lavoro attuata ad aprile, il Jobs Act, ha inciso molto poco rispetto alle nuove assunzioni, anzi ha avuto come effetto quello di produrre delle strane anomalie, come quelle denunciate dai sindacati, in particolare dalla CGIL. “Forse il presidente del Consiglio Matteo Renzi non lo sa, – si legge in un comunicato sindacale della Filt Cgil di Pordenone – ma il suo bonus alle aziende se ne va in assunzioni di occupati, fatti “disoccupare” e poi riassunti: ma dalla statistica poi arriveranno dati esaltanti per l’occupazione e… per il governo”. In seguito alle denunce fatte, il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti ha emesso una circolare per effettuare ispezioni.
Pochi giorni fa, sempre la CGIL ha diffuso i dati di giugno sull’occupazione, rilevando la poca incisività della Riforma del Lavoro sul precariato.
cgil lavoro
Ma tornando al Jobs Act, aldilà degli attacchi dei suoi detrattori, merita di essere menzionata l’analisi di Francesco Seghezzi del centro studi sul lavoro Adapt su Linkiesta.it
“Gli incentivi a pioggia previsti dalla legge di stabilità 2015 per le nuove assunzioni con contratto a tempo indeterminato non aiutano i giovani. Se un’impresa – spiega Seghezzi -deve assumere a tempo indeterminato sceglierà o di trasformare i contratti a tempo determinato di lavoratori che sono già impiegati presso di loro o assumerà i lavoratori che hanno più esperienza. In entrambi i casi, sono i giovani a essere le vittime”. “I giovani sempre più formati e competenti – continua Seghezzi – non riescono a incontrare le richieste del mercato del lavoro e si verifica così il fenomeno dello skill mismatch, per cui abbiamo ragazzi che sanno fare cose che non interessano al mercato e un mercato che cerca competenze che i giovani non possono offrire”. Senza dimenticare “l’utilizzo ormai patologico dei tirocini, che spesso sono strumenti per ottenere occupazione a breve periodo che non ha un effetto formativo e spesso si conclude in nuovi periodi di disoccupazione e inattività”.

Per il Governo è il segno che è iniziata la ripresa economica
L’Istat spiega poi “l’aumento del numero dei disoccupati negli ultimi 12 mesi è associato a una crescita della partecipazione al mercato del lavoro, testimoniata dalla riduzione del numero di inattivi”, insomma il numero di quelli che non cercavano lavoro è diminuito portando a un aumento del numero di coloro che cercano lavoro e di conseguenza dei disoccupati. Il Governo prende spunto da questi dati per rilanciare le prospettive di una ripresa vicina. “Il tasso di occupazione resta sostanzialmente invariato”, dice il ministro del Lavoro Poletti, e il calo degli inattivi “è un segno della crescente fiducia dei cittadini sull’incremento delle opportunità nel mercato del lavoro”.

“Il dato complessivo dell’occupazione continua ad avere aspetti positivi e negativi”, dice il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. “Questo dimostra che c’è ancora molto da fare. Con il Jobs Act noi abbiamo stimolato l’occupazione, abbiamo fatto un grande investimento ma l’occupazione è l’ultima cosa che riparte dopo un periodo di crisi. Per questo motivo i dati sono timidi ma anche incoraggianti – rileva Renzi – la produzione industriale lascia sperare” in un aumento del Pil, “poi ci sono i dati dei consumi che sono finalmente di segno positivo”. “Il quadro è ancora molto lontano da quello che pensiamo, ma la direzione è quella giusta”, sottolinea infine il segretario del Pd.

Per il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei, nelle “economie avanzate gli aumenti dell’occupazione seguono con un ritardo di 6 mesi la crescita economica”. “L’occupazione segue la crescita economica, difficilmente accade il contrario”, nota il responsabile economico del Pd, secondo cui “va sottolineato quanto velocemente sia calato il numero dei lavoratori in cassa integrazione tra l’inizio del 2015 e il 2014: si tratta di più di 110mila occupati effettivi in più al lavoro. È normale che sia così: quando l’economia si rimette in moto prima tornano al lavoro i cassaintegrati, poi si aprono gli spazi per i disoccupati. È ingiustificato emettere giudizi definitivi sugli effetti della riforma del lavoro o della politica economica del Governo in questo momento”.

Maria Teresa Olivieri

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