venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Grecia e Europa,
manca una visione
Pubblicato il 06-07-2015


Il caso Greco e la reazione del suo popolo nella scelta referendaria anti-memorandum pone non solo nel breve periodo un problema di solvibilità di quello stato e di tenuta complessiva dell’area Euro ma più in generale ripropone in termini di urgenza politica la domanda su quale prospettive esistono ancora per un Unione politica in Europa e soprattutto su quali nuovi basi rinnovare il vincolo fra gli Stati.

Quale futuro è possibile per i popoli europei dinnanzi a questo deficit politico così vistoso che sembra essersi impossessato dell’Unione a trazione tedesca incapace di dare risposte convincenti ed efficaci non soltanto sulla politica economica ma sul terreno della difesa, della politica estera in particolare in un’area geo-politica come quella mediterranea oggi attraversata da profonda instabilità che genera preoccupazione ed incertezza.

La conseguenza della spaccatura avvenuta in Europa durante la scelta del popolo greco è la profonda trasversalità dell’opinione che ha attraversato i popoli europei non più divisi ed orientati dalle famiglie che sempre hanno prevalso nell’Unione ovvero quella socialista-democratica, quella cattolico-democratica e quella liberale che mostrano tutti i segni delle loro crisi ma bensì dai nuovi movimenti di orientamento progressista-populista opposta ad una visione  burocratica dell’Europa che hanno opposto una ottusa fissità dei trattati verso i quali non solo per ragioni economiche ma soprattutto per ragioni politiche non vi sono più riposte le speranze e le aspettative dei popoli.

Ciò che balza agli occhi nel caso italiano è che il Governo ed il Premier in particolare che avevano fatto del cambiamento di verso anche in Europa l’Alpha e l’Omega della propria iniziativa politica hanno finito per gettare al vento l’occasione del semestre per improntare una nuova linea ed un nuovo orizzonte politico per tutta l’unione e poi alla fine ritrovarsi esclusi dal direttorio franco-tedesco tanto sulle questioni geo-politiche preminenti quali l’Ucraina, isolati sulla questione immigratoria e nuovamente ignorati l’indomani del referendum greco.

Questo deficit di iniziativa politica risponde anche ad un orientamento di fondo che ha influenzato la politica del centrosinistra italiano negli anni post-prima repubblica, un europeismo acritico che ha pervaso tutti gli anni dell’Ulivo ( salvo i ripensamenti lucidi ma tardivi di Romano Prodi), mentre alla sinistra ed alla destra si consolidavano movimenti di opinione improntati ad un euro-scetticismo di fondo non dissimili dagli stessi movimenti che si sono affermati in Spagna, in germania e in Inghilterra.

La crisi di prospettiva e di fiducia dell’Unione avvertita in parti rilevanti della sinistra europea non ha trovato tuttavia nel Partito di riferimento, quello socialista , un interlocutore solido e meno incline a giustificare il rigore finanziario come elemento unificante del rapporto fra i popoli, di più è stato abbastanza impressionante vedere i leader socialdemocratici tedeschi in prima fila nel criminalizzare i Greci Tsipras e Varoufakis così come Sarkozy e Merkel si opposero fermamente alla richiesta di George Papandreou di richiamare al voto referendario il popolo greco per rafforzare e non indebolire il proprio orientamento fil-europeista.

Sarà la mancanza di leader dall’impronta forte e determinata, sarà che le dottrine dello Stato Sociale pagano il prezzo dinnanzi alla rivoluzione economica determinata dalla globalizzazione ma oggi i socialdemocratici sono apparsi pagare un prezzo simbolico sul piano politico ed anche elettorale ad un movimentismo radicale sovente demagogico che tuttavia si insinua in forme più convincenti in larghi settori dell’opinione pubblica europea, in particolare mediterranea e sembra rappresentare con più efficacia i segmenti più tradizionali dell’elettorato socialista.

Questo insegna la lezione greca, più la sinistra si allontana dalla necessità di essere l’interprete del popolo più esso si lascia rappresentare da movimenti più radicali, meno le istituzioni che intendiamo difendere rappresentano l’ispirazione di fondo dell’Europa solidale immaginata dai suoi fondatori e più si rischia di rimanere agganciati ad una realtà che non è più tale.

D’altronde la riforma dei Trattati e la revisione dei parametri erano materia di intervento politico che coinvolse anche un leader socialista italiano che , pur privato dei propri diritti e della propria libertà, non cessava di manifestare con ampiezza di sguardo l’opinione corretta per un politico socialista democratico; quello che purtroppo sembra mancare ai protagonisti odierni, una visione d’insieme che invece va recuperata nell’interesse generale dell’Europa e della sinistra socialdemocratica europea.

Bobo Craxi

 

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Commenti all'articolo
  1. Bravo Bobo, un ragionamento il tuo condivisibile al 100×100.
    Mi auguro che le voci che corrono e ti danno in uscita dal nostro piccolo Partito non siano vere.
    Tesi e riferimenti come quelle riportate “in Grecia e Europa, manca una visione” fanno riflettere e possono provocare una proficua discussione all’interno del Partito.
    Tutti insieme, senza colpi di testa e atti di sottomissione al ragazzo fiorentino, potremmo dare ancora il nostro contributo per una società più giusta.

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