martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Grecia, ora tocca al Parlamento dire sì
Pubblicato il 14-07-2015


Grecia-parlamento-UEIn attesa che il Parlamento greco decida che fare del piano dell’eurogruppo per il rifinanziamento del debito, emergono gli effetti politici della scelta che è stata imposta lunedì mattina al premier Alexis Tsipras.
In una intervista a il Mattino, Vassilis Moulopoulos, portavoce del suo partito Syriza, ha detto che è “inutile nasconderlo, questo accordo è un trauma per il partito, per i suoi militanti e per i compagni in generale. Nessuno di noi, sia chiaro, vuole nascondere che il pacchetto arrivato da Bruxelles è pesante”.

GOLP O PROTETTORATO
Tra i più duri a intervenire è stato Yanis Varoufakis, già ministro delle finanze ellenico e negoziatore fino al giorno del referendum. “Il recente summit europeo – ha scritto sul suo blog – non è nient’altro che la conclusione di un colpo di stato. Nel 1967 (il golpe dei Colonnelli, ndr) le potenze straniere usarono i carri armati per mettere fine alla democrazia greca. Nella mia intervista alla radio australiana Abc ho affermato che nel 2015 c’è stato un altro golpe delle potenze straniere, che hanno usato le banche invece dei carri armati”.

Pesanti le parole e grave il concetto, ma non isolato perché con toni diversi altri commentatori, in Grecia e all’estero, hanno altrettanto duramente stigmatizzato l’espropriazione dei poteri di decisione che finisce per subire il Parlamento e il governo di Atene. È il caso, ad esempio, di Limes, la rivista di geopolitica diretta da Lucio Caracciolo, che sintetizza nel titolo del suo editoriale ‘Grecia, il protettorato in maschera’, quanto accaduto come un esempio di perdita di sovranità nazionale.

LONDRA: NON CACCEREMO UN PENNY
Intanto la Gran Bretagna, che andrà probabilmente a un referendum per confermare la sua presenza nell’Unione, già si sfila dall’accordo facendo sapere che non metterà una sterlina nel salvataggio della Grecia anche se non è necessaria l’unanimità degli Stati per varare il piano.

PADOAN: NESUN COSTO AGGIUNTIVO
In Italia, fa sapere il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, non ci saranno costi aggiuntivi perché gli euro necessari a sostenere il piano di salvataggio, verranno presi dal dell’ESM, il Fondo Salva Stati anche se diversi Stati durante l’Ecofin avrebbero manifestato perplessità sull’utilizzo di questo strumento.
È sufficiente – fanno sapere fonti comunitarie – una maggioranza qualificata, quindi anche senza la Gran Bretagna, per dare il via libera a un prestito ponte per la Grecia che faccia ricorso al fondo EFSM della Commissione Ue, dove ci sono ancora disponibili 13,2 mld, abbastanza per coprire i 12 urgenti di cui ha bisogno Atene per onorare i pagamenti. Poi quando partirà il programma di aiuti con l’ESM il Fondo Salva Stati rimborserà il fondo EFSM della Commissione. L’unica conziione imprescindibile è che Atene realizzi entro domani e poi entro il 22 di luglio, le condizioni contenute nell’accordo.

PER RENZI UNA QUESTIONE DI RIFORME
A difendere l’accordo raggiunto dall’eurogruppo c’è il presidente del consiglio italiano, Matteo Renzi: “La nostra posizione – dice a Gianni Riotta in un’intervista a ’47-35 Parallelo Italia’, in onda su Raitre stasera – è stata ‘riforme per tutti’, anche per la Grecia”, e di “non far finta di non vedere che ci sono delle cose da fare. Le sembra possibile che gli armatori greci avessero il diritto di non pagare le tasse? Che noi abbiamo fatto una battaglia per togliere le baby pensioni in Italia e continuassimo a consentirle in Grecia”. Fosse tutto qui avrebbe ragione, ma evidentemente non ha letto il testo dell’accordo.

NENCINI: IL PSE HA ABBANDONATO IL TAVOLO
Meno accomodante il segretario del PSI, Riccardo Nencini, che rimarca negativamente il ruolo avuto dal PSE nell’intera vicenda: “Va ripetuto fino alla noia. Il PSE ha buone carte da giocare nella crisi dell’Unione Europea, ma ha abbandonato il tavolo. Ho chiesto un incontro a Stanishev. Cambiare rotta”.

Armando Marchio

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