lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Hacking Team. L’azienda “spia” italiana hackerata
Pubblicato il 07-07-2015


Hacking teamÈ al limite del paradosso quello che è successo in queste ore all’azienda italiana, Hacking Team, balzata agli onori della cronaca per essere stata hackerata.
Hacking Team è infatti un’azienda milanese specializzata nello sviluppo e gestione di software per hackerare computer e smartphone, e in questo modo intercettare le loro comunicazioni, il tutto però a servizio di governi, forze dell’ordine e agenzie di intelligence di tutto il mondo.

E qui arriva il paradosso perché l’azienda leader nazionale del mercato della Videosorveglianza è stata colpita ieri da un clamoroso leak, una diffusione di informazioni riservate via Twitter e torrent sottratte, come molti fanno notare a 24 ore dai fatti, probabilmente nell’arco di un lungo periodo di tempo. Si tratta di 400GB di materiale scottante e a tratti grottesco: documenti, ricevute, elenchi, screenshot di conversazioni e-mail. Un duro colpo in quanto se da un lato è stato evidenziato gli scarsi accorgimenti della compagnia per proteggere rete e dati societari, in quanto l’hacker che ha colpito ha è riuscito a penetrare anche nei pc di Christian Pozzi e Mauro Romeo, amministratori di sistema della Hacking Team, dall’altro lato poi, attraverso la velocità con cui sono stati pubblicati alcuni documenti, subito dopo la violazione del profilo Twitter, è stata confermata l’accusa rivolta all’azienda di vendere le sue armi informatiche anche a regimi dittatoriali, quali la Corea del Sud, il Kazhakistan, l’Arabia Saudita, l’Oman, il Libano e la Mongolia. Senza dimenticare che in questo modo sono stati confermati i famigerati rapporti di Hacking Team con il governo sudanese che l’azienda avrebbe sempre negato. Non a caso prima l’Onu, poi Privacy International, nel 2014 avevano chiesto conto al governo italiano del finanziamento di Hacking Team da parte della Regione Lombardia (tramite il fondo Finlombarda Gestioni SGR spa), ricordando che il Sudan era “soggetto a misure restrittive sul commercio d’armi da parte dell’Ue”. Infatti tra il materiale hackerato, Sudan e Russia sono presenti in una lista sotto il nome: non supportate “ufficialmente”. Questa “politica” da venditori puri ha fatto guadagnare l’inserimento di Hacking Team da parte di Reporters sans Frontiere nella black list “Enemies of the Internet”, che ingloba le realtà che costituirebbero i peggiori nemici della Rete, della libertà di espressione e di pensiero, e della democrazia.

Il cavallo di battaglia di Hacking Team è sempre stato il suo Remote Control System, conosciuto meglio come Galileo, una suite di attacco e analisi. “La crittazione dei dati viene utilizzata ovunque per proteggere la privacy degli utenti; allo stesso modo, la privacy protegge anche i criminali,” cita la brochure di Galileo, che continua elencando poi il come e il dove questi criminali potrebbero risultare protetti e conclude, “Come puoi indagare su questo tipo di criminali? Ecco, Remote Control System serve esattamente a questo”. Ora però, dopo l’attacco l’Azienda ha subito chiesto a tutti i clienti a cui ha venduto il suo trojan Rcs, di sospendere ogni operazione in cui il software fosse impiegato. Eppure la società avrebbe mantenuto una backdoor in ogni programma venduto, riuscendo così a intervenire sul programma in maniera autonoma, tramite un accesso remoto, da questa constatazione non si capisce quindi il motivo della richiesta.

Liberato Ricciardi

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