venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

I quattro temi del Psi. Cominciamo dalla democrazia
Pubblicato il 04-07-2015


Ci viene sovente rimproverato di non avere contenuti originali. Dunque di non approfittare della nostra presenza in Parlamento e della nostra organizzazione sul territorio per caratterizzarci. Abbiamo ormai definito un percorso che ci porterà tra poco alla celebrazione della nostra conferenza programmatica. Propongo quattro temi e alcune idee concrete. Cominciamo dal primo: la democrazia. Sabino Cassese sul Corriere di quest’oggi sostiene la validità della riforma costituzionale e cita a tale proposito le posizioni, nel Psi, di Massimo Severo Giannini, all’epoca capo di gabinetto di Nenni, che avanzò, nel congresso nazionale del 1946, una opinione favorevole al monocameralismo. Lo stesso Cassese ricorda poi le parole di Calamandrei nel dibattito alla Costituente, favorevoli a garantire una maggiore stabilità dei governi, posizione che non fu recepita nel dettato costituzionale. E certo fu un errore dovuto alle convinzioni del tempo, fortemente condizionate dall’eredità fascista.

È vero. Il bicameralismo all’italiana e la mancanza di garanzie della stabilità dei governi sono problemi tuttora insoluti e che la riforma costituzionale solo parzialmente risolve. Si poteva risolverli anche solo distinguendo le funzioni di Camera e Senato, magari con una diminuzione complessiva di parlamentari, si potrebbe ancora risolverli attraverso l’elezione diretta dei senatori, si poteva anche risolverli prima semplicemente eliminando il Senato. Quel che non comprendo è quanto influisca la riforma costituzionale nella stabilità degli esecutivi. Solo per il venir meno del doppio voto di fiducia? Mi sembra poco per costruire una democrazia governante della quale noi abbiamo prima di altri intuito la necessità. Influisce sì, ma solo incastrando la riforma costituzionale con l’Italicum che Cassese non prende neppure in considerazione. Così come non considera molte altre cose, tutt’altro che marginali.

Egli sostiene che la riforma costituzionale assieme a molti altri ingredienti, tra i quali i nuovi mezzi d’informazione, non indebolisce la democrazia e il potere del popolo, ma non prende in esame tutte le novità introdotte nel corso di questo ventennio che fanno della nostra democrazia un sistema invero anomalo con un’inusitata serie di sottrazioni di potere al popolo. Di questo i socialisti devono innanzitutto occuparsi. Dall’elezione diretta dei sindaci e dei presidenti delle province fino a quella dei governatori regionali, si è introdotta la regola dell’espropriazione dei consigli elettivi. Cioè il sindaco o presidente eletto, in realtà designato da una lista o da una coalizione di liste, può scegliere i suoi assessori e nominarli senza passare dal Consigli. Anzi, nella maggior parte dei casi i nominati non sono gli eletti e vengono addirittura stabilite forme di incompatibilità tra nominati ed eletti. I nominati, nella sostanza, contano assai di più degli eletti. E questo è veramente singolare.

I Consigli elettivi hanno perso non solo questo potere. Generalmente sono ridotti a cassa di risonanza per mozioni, interpellanze e interrogazioni. La riforma delle province si è solamente limitata ad abolire l’ente elettivo, i consigli provinciali, partorendo così un semplice ente di secondo grado, espressione dei comuni. Al Senato, che resta in carica sia pur composto di sole cento unità, viene riservata identica sorte, eliminando l’elezione diretta. L’Italicum stabilisce che i capilista siano tutti nominati. Attenzione. Siccome si ipotizzano circa cento collegi, la maggior parte delle liste che non supereranno i cento eletti avranno solo deputati nominati. E siccome tutti i nominati, dagli assessori comunali e regionali, ai senatori e ai deputati, saranno nominati dai capi, cioè dai monarchi istituzionali o politici comunali, regionali e nazionali, noi stiamo costruendo un sistema in cui è il capo che si sostituisce al popolo. È lui, e non il popolo, che designa i poteri delle varie istituzioni italiane. È inutile poi aggiungere che il sistema politico italiano non si regge quasi mai su regole democratiche e che nessuno vigila sui vari statuti che dovrebbero essere coerenti coi dettati costituzionali. Aggiungo che l’idea renziana, secondo la quale qualcuno necessariamente deve vincere le elezioni politiche, in una repubblica parlamentare è anch’essa irrispettosa della volontà popolare, perché il popolo potrebbe anche scegliere che nessuno vinca. Ma qui si entra nel merito dalla mancanza di scelta tra repubblica presidenziale, che in Italia non c’è nella forma, ma c’è ormai nella sostanza, e Repubblica parlamentare, che in Italia c’è nella forma, ma non più nella sostanza.

Le proposte nostre? Rinviare alla scelta di fondo tra modello parlamentare e modello presidenziale. Noi siamo sempre stati favorevoli a un modello presidenziale e non rifuggiamo dalle nostre vecchie convinzioni. Ma tale scelta dovrebbe essere competenza di una nuova assemblea Costituente alla quale demandare anche i provvedimenti conseguenti. Intanto si potrebbe procedere a eliminare talune forzature abolendo tutte le incompatibilità tra assessori e consiglieri, riportando più potere ai consigli, ripristinando una forma di eleggibilità dei senatori e rivedendo l’Italicum anche nelle forme già descritte nel fondo precedente. Aggiungerei due parole sulla democrazia dell’informazione. Soprattutto sulla Rai che dovrebbe essere servizio pubblico e chiedere regole da rispettare nell’esercizio della diffusione delle notizie sui Tg e negli inviti ai talk show. È ora si smetterla con le sponsorizzazioni di personaggi senza partito, di leader di partiti senza parlamentari e chiudere questo ciclo di assurdo ostracismo dei confronti dei socialisti.

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Commenti all'articolo
  1. Ma a quelli che comandano, nel mondo, e che hanno deciso, oramai anni fa, di dare all’Italia un futuro da “pizza e mandolino”, gliene frega della nostra democrazia?
    Comunque se i socialisti alzano la testa, non può che essere un bene.

  2. Caro Mauro, spero che tutte le personalità del mondo socialista siano coinvolte nella conferenza e in particolare Claudio Martelli e tutti coloro che possono aiutare ad uscire dall’ostracismo.. Basta alle piccole e insignificanti gelosie interne che limitano le nostre già ridotte possibilità di riemergere.

  3. Ancora peggio se pensiamo al potere attribuito a funzionari dalla legge Bassanini. Ormai i consigli comunali potrebbero anche abolilrli perchè, per le funzioni loro attribuite, sono inutili.

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