venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il diritto di scegliere,
la libertà di essere
Pubblicato il 28-07-2015


La mia battaglia contro il cancro, scrive in una meravigliosa autobiografia Umberto Veronesi, è stata una sfida alla sofferenza fisica e psichica, una lotta contro il male, un male che alle volte annulla proprio il diritto dell’uomo alla dignità. Alla stessa stregua si comportano la malattia e il dolore che spesso lo accompagnano’. Conservo gelosamente questo libro, l’ho ritrovato e accuratamente riletto proprio in questi giorni. Nulla di più preciso. La sofferenza non è prova, non è espiazione e nemmeno salvezza, non ha nessuna utilità, non porta catarsi né redenzione. Non ha confini e neppure ragioni.

Proust sosteneva che gli uomini incapaci di mettersi nei panni altrui sono simili, in questo, ai becchini. È così, sempre. C’è la presunzione di dire, di fare, di scegliere anche per gli altri senza provare, senza toccare, senza conoscere.

Ero al mio primo anno di università, al mio quinto esame, filosofia del diritto, avevo la possibilità di approfondire un argomento in programma, così mi recai in biblioteca e accanto alla dottrina pura del diritto di Kelsen, trovai un volume di D’Avack sulle biotecnologie e le scelte di vita. Mi tuffai in una lettura interminabile. I riferimenti normativi erano tantissimi così come le preoccupazioni che concernevano non tanto l’eticità di dette normative, ma quelle dei suoi possibili effetti socio-culturali. La materia era complessa, ma io andai avanti. Due mesi di studio. Non ero sola. Esistevano normative europee, vivevano le esperienze dei malati, dei loro familiari, dei loro amici. Volevo capire perché, nonostante questo enorme bagaglio di teorie, dottrine, esperienze, in tutti questi anni noi avevamo scelto di non scegliere.

Scoprii che benché per la nostra Costituzione nessuno può essere obbligato ad alcun trattamento sanitario contro la propria volontà, non ci sono leggi che regolano l’affermazione delle volontà della persona. Nulla, neppure un codicillo. Esiste un prius politico superiore o un’agenda economica prioritaria? Ovviamente no. Lo ha ripetuto in questi giorni la Presidente della Camera, Laura Boldrini. C’è una petizione popolare, settantamila firme di cittadini italiani che chiedono che si parli di fine-vita in Parlamento. C’è una nostra proposta di legge presentata e accantonata dal 2013. L’ultimo tentativo di arrivare a un testo risale alla scorsa legislatura. E lì si è fermato.

‘Davanti alla sofferenza, scrive Veronesi, le terapie palliative sono sicuramente un forte sollievo, un forte antidoto, ma non sempre sono sufficienti a togliere di mezzo questo dolore. Il dolore di una persona che ha un tumore in stato avanzato non è solo fisico’. E’ davvero lecito allora impedire a un individuo di disporre della propria vita, anche quando è diventata invivibile?

Davanti al dolore incontrollabile, quando la cura non garantisce più guarigione, ciascuno deve poter scegliere. Chi sfiora lo strazio, capisce. Chi non conosce il terribile peso della sofferenza fisica inciampa nella superficialità, riduce lo scontro a una scelta tra la vita e la morte. Tutti i malati vogliono guarire, nessuno desidera morire. Alle volte però il dolore riduce sotto la soglia di accettabilità il livello della dignità e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione. Non una rinuncia, ma un atto coraggioso d’amore nei confronti della vita, di noi stessi, di chi si ama. È un atto di carità nei confronti di ciò che siamo stati, di ciò che siamo. Non c’è davvero nulla di buono nel soffrire, non è possibile trovare una giustificazione universale per il dolore.

Uomini con un progetto di vita e un progetto di fine vita. Donne che sono l’immagine della determinazione al bene, del coraggio, della generosità. Ce lo rammenta anche la Bonino: nell’era dell’autodeterminazione, in cui la persona sceglie se e come curarsi e come vivere la sua malattia, deve esistere anche il diritto di scegliere come morire. Non significa niente essere di destra, di sinistra o di centro, star sopra o sotto.

È un diritto di ogni uomo; è il diritto alla libertà.

Maria Cristina Pisani

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