lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

LABORATORIO GRECIA
Pubblicato il 08-07-2015


Grecia-crisi-Tsipras-UE

Ma ci serve davvero una Cuba nel mediterraneo quando quella di Castro fa la pace con l’America? Lo chiede esplicitamente il segretario del PSI, Riccardo Nencini, mentre scorre inarrestabile il tempo senza che sia stato ancora raggiunto un accordo sul debito della Grecia.

Questa mattina il premier greco Alexis Tsipras ha fatto il suo intervento al Parlamento europeo per perorare la causa del suo Paese e chiedere il sostegno di tutti i partiti per impedire che il default, l’uscita dall’euro e, finanche, l’uscita dall’Unione europea.

Agli europarlamentari Tsipras ha rivolto parole accorate, ma anche un appello alla razionalità politica contro gli egoismi nazionali o particolari perché ne va del destino comune e nessun Paese in un mondo globalizzato può pensare di cavarsela da solo. Ma il premier greco ha sottolineato anche la realtà dei fatti contro la propaganda ricordando che il suo governo è stato chiamato a risolvere da cinque mesi e mezzo una situazione che è esplosa cinque anni e mezzo prima e che le ricette di austerità fin qui applicate hanno trasformato i greci in cavie da laboratorio per un gigantesco e disumano esperimento di economia finanziaria che ha prodotto a oggi solo ulteriori danni mentre di tutti i denari ricevuti in prestito neppure un euro è arrivato al popolo greco, ma sono finiti tutti alle banche.

SFORZI SENZA PRECEDENTI
“Rivendichiamo un accordo – ha detto – con i nostri alleati che ci porti direttamente fuori dalla crisi, che ci faccia vedere la luce alla fine del tunnel”. “La Grecia e il popolo greco hanno fatto sforzi senza precedenti”, ma ora “si è esaurita la resistenza del popolo greco”.

“Vogliamo lanciare un dibattito di merito sulla sostenibilità del debito pubblico” ha detto ancora e poi ha confermato l’invio della richiesta all’Esm e con il nuovo piano concordato anche con l’opposizione perché “in questo momento – ha concluso – siamo chiamati a trovare un compromesso positivo, in modo tale da evitare una frattura storica, che ribalterebbe la tradizione dell’Europa unita”.

Un lungo applauso e la amara consapevolezza che l’Europarlamento non ha avuto nessun ruolo nella gestione di questa crisi, così che i cittadini europei, fatta eccezione per quelli greci nel referendum, non sono stati interpellati neppure indirettamente su una questione che riguarda come non mai il futuro dell’Unione stessa, ma verranno solo chiamati a pagarne materialmente le conseguenze.

LE RESISTENZE DEI ‘FALCHI’
Tutti sono consapevoli dal peso che ha la politica rispetto al nodo puramente contabile tra debitore e creditori. Nessuno nasconde, ad esempio, che le resistenze che provengono da alcuni Paesi come la Spagna o la Germania, derivano dalle difficoltà dei rispettivi leader, tallonati da destra e da sinistra – Mariano Rajoy e Angela Merkel – a far passare concessioni alla Grecia senza rischiare di perdere la leadership dei rispettivi partiti.

Il sentiero per uscire dalla crisi si fa intanto sempre più accidentato e i tempi sempre più stretti. Sostanzialmente ci sono appena cinque giorni per trovare un accordo o domenica un nuovo summit straordinario, questa volta a 28, potrebbe solo prendere atto di un fallimento ‘storico’. Dall’Eurosummit di ieri sono arrivate scadenze precise per il Governo greco assieme al rifiuto di un finanziamento ponte come a quella di un taglio del debito.

LE NUOVE PROPOSTE DI ATENE
Entro domani Tsipras dovrà presentare nuove proposte dettagliate e da attuare subito, che saranno valutate dalla ex troika. In mancanza di un accordo l’Eurosummit a 28 sarà chiamato a valutare le conseguenze e varare anche un piano di aiuti umanitari. Fino a domenica la Bce terrà a galla le banche elleniche, ma il salvataggio arriverà solo con l’eventuale accordo, ovvero con il pagamento della ultima rata di finanziamento del piano di aiuti sospeso da mesi.

Il clima è peggiorato dopo il referendum e tra i leader europei prevalgono nettamente i ‘falchi’ e la vittoria del ‘No’ li ha resi furiosi. Il “clima non mi pare sia migliorato dopo il referendum – ha detto il presidente del consiglio, Matteo Renzi spiegando che alcuni colleghi “sono stati più rigidi della volta scorsa”. Spiega la cancelliera Angela Merkel che non ci sarà nessuna soluzione ‘tampone’: serve prima una “prospettiva a lungo termine, e quando questa sarà definita allora potremo parlare del breve periodo”.
La lista dettagliata delle riforme – una dizione che in realtà comprende soprattutto misure tecniche economiche e finanziarie come l’aumento dell’IVA – deve invece arrivare entro domani, ma “deve contenere qualcosa in più rispetto all’ultima offerta dei creditori”. In pratica – ha spiegato il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan – sarebbe considerato un gesto di buona volontà se il Parlamento greco adottasse già nei prossimi giorni le prime misure.

JUNCKER: TRE POSSIBILITÀ
“Domenica ci sarà la decisione finale e non posso escludere nessuna ipotesi”, ha sentenziato il presidente della Commissione Jean Claude Juncker, spiegando che alla Commissione hanno preparato tre scenari: la Grexit, un piano di aiuti umanitari e un accordo. “Quello che preferisco è ovviamente il terzo”, ha detto.

Sul fronte del taglio del debito la chiusura è netta: “Stasera molti attorno al tavolo hanno detto che un haircut del debito greco non avrà luogo perchè questo è vietato nell’euro zona”, ha spiegato la Merkel che ha comunque rinviato la discussione a un secondo momento anche perché eventualmente non mancano le soluzioni tecniche per aggirare i Trattati come un passaggio dei debiti alla BCE: “Prima di parlare di una ristrutturazione del debito, vediamo quel che la Grecia può fare”.

OBAMA: L’ACCORDO VA TROVATO
Le pressioni dall’esterno non mancano. Il presidente USA, Barak Obama, ieri dopo aver parlato con Tsipras, ha chiamato la Cancelliera per ribadire che per gli Stati Uniti va trovato l’accordo perché ‘la Grecia deve rimanere nell’Eurozona’.

Secondo il presidente francese François Hollande, che ha lanciato un appello alla responsabilità comune “un accordo è ancora possibile, ma non bisognerà perdere tempo”.

“Uno spiraglio c’è – ha scritto sul suo profilo Facebook Riccardo Nencini, segretario del Psi – e l’Italia deve allargarlo. Nessuna convenienza a generare nuove tensioni nell’Unione europea, nessuna convenienza a fare della Grecia una potenziale Cuba del Mediterraneo, nessuna convenienza a ritenere immutabili parametri inadatti a risolvere crisi di questa portata. Ma la Grecia faccia la sua parte”.

APPUNTAMENTO A SABATO
Appuntamento dunque a sabato, quando un Eurogruppo straordinario si riunirà a Bruxelles per ascoltare il parere di Commissione e BCE che devono raccomandare o meno l’attivazione del programma Esm, e il parere dell’ex Troika sulle misure presentate dalla Grecia. Se saranno positivi, l’Eurogruppo darà il via libera al nuovo piano di aiuti e domenica toccherà ai 28 nell’Eurosummit straordinario dare il verdetto finale, dentro o fuori.

In caso positivo lunedì 13 un nuovo Eurogruppo, in calendario da tempo servirà a studiare il calendario delle approvazioni dei vari Parlamenti nazionali, che sono necessarie in Germania, Finlandia, Olanda, Estonia, Austria, Slovacchia.

Entro il 20 luglio dovrà esserci il primo esborso dell’ESM, perchè va in scadenza la rata da 3,5 miliardi che la Grecia deve restituire alla BCE pena il default.

Armando Marchio

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