venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il “metodo STASI”
Pubblicato il 22-07-2015


Dice oggi, in una lunga intervista al ‘Corsera’, Francesco Lo Voi, Procuratore della Repubblica di Palermo: “Non è corretto interpretare un intervento dovuto, proprio per l’oggettiva rilevanza del caso, a favore o contro qualcuno. Ho ritenuto di dover dare un contributo di verità, mettendo a disposizione di tutti un dato oggettivo: quell’intercettazione non esiste agli atti di questa Procura. in nessuna forma: registrata, trascritta o riassunta”.

In un Paese civile, dove si rispettano i diritti della stampa ma soprattutto quelli dei cittadini, anche se sono dei “politici”, dopo che è apparso chiaro sin dalle prime ore successive all’anticipazione della presunta conversazione tra Tutino e Crocetta, che probabilmente ci si trovava di fronte ad una “patacca”, l’editore del settimanale avrebbe dovuto intervenire sanzionando esemplarmente i due redattori e il direttore responsabile.

Non è successo.

Non solo: costoro, non se ne sono dati per inteso, e hanno insistito nella loro fragile tesi accusatoria mediante ripetute interviste ai media, senza portare alcuna prova a beneficio dell’opinione pubblica, che corroborasse quanto denunciato addirittura con un’anticipazione d’agenzia.

Con l’intervista, apparsa sul ‘Corsera’ di oggi, del Procuratore, non possono esservi più dubbi.

Di una “patacca”, confezionata ad arte, certamente si tratta.

Ed è incredibile che non solo i giornali del gruppo editoriale de ‘l’Espresso’ facciano finta di nulla e l’editore seguiti a non intervenire, ma che pure gli altri giornali evitino di approfondire la genesi e la sostanza di quello che è l’ennesimo esempio un vero e proprio malcostume, praticato da certa nostra certa nostra stampa: ovvero tirare il sasso, sbagliare clamorosamente la mira e nascondere la mano. Tradotto: sputtanare, costi quel che costi, qualcuno (specie se un potente avversario).

In due parole: Il metodo STASI.

La domanda è: dove sono l’Ordine dei giornalisti, la Federazione nazionale della stampa, capaci di strillare solo quando qualcuno osa toccare la loro corporazione, ma silenti a fronte di casi simili? P.S. Secondo Dagospia pare che Carlo De Benedetti, a fronte delle smentite del procuratore di Palermo seguita da analoga dichiarazione di quello di Caltanissetta, si sia svegliato dal torpore e, incazzatissimo per la “mala cumparsa” (detto in lingua siciliana), abbia ordinato un’inchiesta interna.

Meglio tardi che mai. Staremo a vedere.

Emanuele Pecheux

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