domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il pianto greco
Pubblicato il 06-07-2015


Non vanno né sottovalutati, né tanto meno demonizzati i segnali che giungono dalla Grecia. E farebbero male i tedeschi sopratutto, e i diciotto paesi poi, a chiudere le porte in faccia al popolo ellenico. Inutile ricordare la storia, la filosofia, l’architettura e la scultura di ateniese origine. Inutile far perno sul fatto che la prima idea di Europa nacque nell’Ellade. Tutta roba che alle regole dell’economia moderna influiscono come un piffero in un’orchestra di musica classica. Occorre invece fare i conti coi fatti.

Il pianto greco va raccolto e incanalato nei giusti binari. Esiste o no in Europa, soprattutto nell’Europa mediterranea, un’esigenza di crescita che fuoriesca dai dettati del tratto di Maastricht coi suoi vincoli tutto sommato anche inefficaci? Esiste l’esigenza di spingere di più sulla crescita e di meno su un rigore assoluto che finisce, oltre che accrescere i disagi sociali, anche per appesantire il deficit e il debito in rapporto al Pil? Se esiste questo problema per Hollande che ha portato la Francia fuori dal vincolo del tre per cento, perché non rivedere questi parametri per tutti?

Se questo può essere obiettivo anche del nostro Paese non si possono non vedere i difetti, le contraddizioni, i pericoli della situazione greca. Inutile versare lacrime sempre sul passato, anche se nel passato più recente la Grecia aveva ripreso a crescere di più che sotto il governo di Tspiras. Bisogna leggere bene la condizione in cui la Grecia si trova. È indebitata tra Fondo salva stati, Bce e Fmi, per ben 322 miliardi. Ne chiede ancora. Non solo. Ma accusa i creditori, vedasi l’infelice frase di Varufakis, di terrorismo. Ci sono paesi come la Lettonia, entrati di recente nell’Unione europea, che hanno dovuto prestare soldi ad Atene. Potrebbero sopportare di doverne sborsare altri e di essere trattati alla tregua di criminali?

Non solo. Il nuovo programma di aiuti era condizionato ad alcune clausole. Una di queste costituita dalla politica di privatizzazioni e di liberalizzazioni, che potrebbero portare a nuovo sviluppo. Perché Tsipras ha detto no? Accetta di alzare l’IVA al 23 per cento e di portare la tassazione per le imprese al 28 (preferirebbe alzare la tassazione solo per le aziende superiori ai 500mila euro l’anno di profitto, come forse è più giusto), ma non vuole liberalizzare i porti e gli immobili dello stato? Ma questa è una politica di una sinistra moderna o di una vetero sinistra statalista?

Sono rimasto stordito dal coro di consenso acritico a Tsipras, non solo per l’atavica abitudine italiana di schierarsi dalla parte del vincitore. Ma anche per la tentazione di sfidare ogni impulso europeista. E che questo unifichi sinistra e destra estreme non mi pare casuale. Inneggiano al pianto greco da noi Vendola, Fassina e agli altri confluiti ad Atene coi loro troller, come se fosse l’adunata per una nuova guerra di Spagna (suggerisce opportunamente il paragone il Corriere di oggi). Lo esaltano da noi Borghezio e Salvini, ma anche il pidino D’Attorre, la Meloni e Brunetta, con Civati e Ferrero. Una nuova maggioranza tsiprasiana si staglia nel bel paese. Adorano lo strappo esaltato dai neonazisti di Alba dorata. Meraviglioso.

Noi siamo più cauti e ci auguriamo che una soluzione si trovi. Siamo coi socialisti europei e non coi populisti. Siamo contro gli anti europeisti, contrastando nel contempo la linea del rigore e dell’austerità che non provocano crescita. Ma saremmo in difficoltà a perseguire questa ultima linea trovandoci alleati chi ha in testa tutt’altra idea, e cioè quella di tornare ai vecchi nazionalismi. Attenzione, perché a forza di spingere con chi ci sta, da Alba dorata a Salvini, per contrastare la linea dell’austerità ci si può trovare fuori dall’Europa o senza Europa. Vale ancora il vecchio proverbio, “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”?

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Commenti all'articolo
  1. Tra i guerriglieri della guerra di Spagna c’è anche D’Alema, che, in un video che sta spopolando nel web, ha ben messo in risalto come la crisi greca sia il frutto di manovre speculative di una Germania che ha acquistato titoli greci con interessi altissimi e ora pretende che i debiti vengano pagati soprattutto alle sua banche? Una Europa in cui c’è chi compra denaro a prezzi stracciati e una che, per acquistarlo, deve tagliare il cibo nelle mense dei bambini o le misere pensioni degli anziani, non solo è indegna, ma pratica il terrore sociale, non la giustizia sociale. Se poi per garantire la crescita, solo di pochi a danno di molti, si devono anche abbattere le mura del Pireo, svendendolo, un po’ come fu costretta a fare Atene nell’antichità, dopo aver perso la sua libertà contro gli spartani, allora non si tratta più di salvare una Patria o una nazione, ma un concetto stesso di civiltà.
    Nessuno in Grecia si è messo a piangere, ieri, anzi, ad Atene, nonostante la consapevolezza della tragedia sociale in corso, c’era aria di festa.
    Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei? Bene, andiamo con la libera sovranità popolare, quella che qui da noi una infame legge elettorale chiamata italikum, sta negando ai cittadini, andiamo con la democrazia, con la libera espressione del voto popolare. Siamo dunque democratici (nel senso vero ed etimologico della parola). Una parola che i “democratici” del PD che, non solo un referendum del genere non lo consentirebbero mai, ma che vogliono a tutti i costi un Parlamento di nominati, non si possono più permettere.

  2. Le banche tedesche avranno pur comprato titoli greci a basso prezzo quando in borsa si svalutavano ma il governo greco, quando ha emesso i titoli, ha preso gli Euro buoni, non quelli svalutati. Aiutiamo sì il popolo greco ma non si facciano governare da populisti che vogliono far pagare ad altri popoli le mancate riforme. Si metta la Grecia in condizione di rimborsare i debiti contratti, chieda giustamente un allungamento delle scadenze e tassi molto agevolati ma chiedere di non pagare non è serio. Se si potesse non pagare i debiti, perchè mai l’Italia, il Portogallo, la Spagna… non dovrebbero fare la stessa cosa? E’ vero che Grillo ha detto a più riprese di non pagare i debiti dell’Italia facendo finta di non sapere che i soldi delle banche sono quelli dei cittadini che li hanno depositati ma forse Grillo di BOT non ne ha!

  3. Sarà perché sono ormai vaccinato contro i miti, ma voglio vederci bene e chiaro. Le banche tedesche, D’Alema se lo dimentica, hanno dato 60 miliardi su 322 complessivi alla Grecia. Un sesto. E mi pare che oggi abbiano accettato di perderne circa un terzo. O sbaglio? Ad ogni modo aspettiamo di capire cosa succede. Non dipende da Tsipras adesso. Lui penso che sarà costretto ad accettare il programma di aiuti se i diciotto paesi della Ue saranno d’accordo, magari con qualche marginale modifica. Oppure dovrà uscire dall’euro, magari facendo un altro referendum.

  4. Caro direttore, io la vedo tutto sommato come Varufakis. Credo che, a parte alcune sue sparate infelici, il problema in Grecia era ed e’ non tanto quello della liquidita’, ma quello della solvibilita’. Aver dato continuamente denaro drenando risorse dai paesi della UE verso la Grecia e’ stato puro accanimento terapeutico. Si sapeva fin dall’inizio che il malato non si sarebbe salvato con quella cura, ma si e’ voluto andare avanti a ogni costo. Inoltre l’insolvibilita’ non e’ stata neppure determinata dalla Grecia stessa. Lo abbiamo sempre saputo che questa crisi non era una crisi del debito pubblico, ma del debito privato delle banche fatto diventare pubblico con una mossa lobbystica (il cd fondo salva stati che in realta’ e’ il fondo salva banche Franco-Tedesche). Allora la piccola Lettonia scopre che i suoi soldi dati per salvare la Grecia, in realta’ sono tornati come utile netto di 2.5 miliardi di Euro nelle tasche delle banche tedesche che sarebbero dovute fallire. Fallire perche’ hanno prestato denaro in modo incauto e inopportuno…talvolta persino agendo da corruttori come nel caso dei sottomarini militari tedeschi fatti comprare ai governi PSE/PPE in Grecia. Con lo schifo si potrebbe andare avanti per ore….ma il referendum di Tsipras dice che il Re e’ nudo.
    Essere Europeisti ora significa anche vedere che o lottiamo per l’Europa di Ventotene o ci restera’ solo quella di Maastricht. Credo che piu’ PPE e PSE si ergeranno a divensori di quest’ultima, piu’ avremo reazioni a favore della prima, ma purtroppo, e questo e’ un pericolo, anche “reazioni” punto e basta. Serve comunque verita’.

  5. Egregio Direttore, la domanda, più semplice, è: esiste un’Europa?

    Primo, esiste una unica Europa? No. Sono residente in Ungheria e giro l’Europa, tutta, da diversi anni. Ebbene, un’Europa non esiste, ce ne sono almeno cinque. Forse di più. E di questo non si tenne e non si tiene conto.
    Secondo, esiste un’Europa nel senso di UE? Se davvero esiste, come ci dicono, dove sono le sue istituzioni? Esiste un Parlamento? Perchè la politica della UE si riduce ai vertici franco-tedeschi e ai vuoti “inviiti” del capo della Commissione?
    Cordiali saluti, Mosca.

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