giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

John Kennedy e il ‘socialismo all’americana’
Pubblicato il 14-07-2015


Kennedy-Socialista-Cautela

Il Vecchio Continente è da sempre il teatro, il palcoscenico e l’agorà politica più discussa sul piano culturale mondiale. Eppure, tra le sue diramazioni, nel corso dei Secoli, se ne contava qualcuna decisamente più incisiva. Corsi e ricorsi storici hanno caratterizzato il racconto post-mortem del compianto Presidente Kennedy. Il libro “Kennedy, un socialista alla Casa Bianca” edito da Historica, scritto da Santi Cautela, prova a dare un “perché” in grado di decostruire i cagionevoli “come” che si sono succeduti negli anni a sostegno di questa o quell’altra teoria complottistica sulla sua morte. Il libro, che compara autorevoli fonti dell’epoca, tra cui molti inerenti il rapporto tra il Presidente Kennedy e l’Italia, è stato recentemente presentato al Museo archeologico di Tripi dall’On. Prof. Maurizio Ballistreri dell’Università di Messina e dal Dottor Alessio Stilo, ricercatore presso l’Università di Padova.

Il punto di lettura di questa ricerca saggistica, che si divide in tre parti, si concentra molto sugli aspetti politici del Presidente Kennedy. La prima parte è legata al percorso giovanile, le influenze, le scelte di vita, i rapporti con la famiglia e di come, contraddizione lampante, il rampollo di una ricca famiglia americana riescì a diventare il portavoce di una comunità di emarginati. La seconda parte si concentra sulla breve, ma intensa, vita presidenziale, dal 1960 al 1963, usando fonti dell’epoca, estranee all’invasione mediatica e posticcia post-Dallas. Un progetto politico incompiuto, decisamente ostacolato da un Congresso deviato, per nulla amico, per nulla kennediano. E poi i nodi della politica estera, le sconfitte e le vittorie su Cuba, su Castro e quindi su Krusciov. L’ultima parte del libro indaga sugli aspetti legati alla morte, le teorie che sono state presentate negli anni, senza tuttavia protendere né sull’una, né sull’altra, perché la verità è che si è discusso molto sul come sia stato ucciso, ma sul come sia vissuto politicamente JFK, sono pochi ad essersene ravvisati.

Ed è un vero peccato poiché il Presidente Kennedy portava tra le braccia il sogno di una Nuova Frontiera vicina alla classe povera, attenta alle recessioni, ostile verso i poteri forti e tendenzialmente anti-militarista, compreso l’ennesimo cortocircuito vietnamita. Anche qui le versioni da raccontare sono nuovamente agli antipodi, con una sinistra radical rappresentata dall’intellettuale Noam Chomsky -decisamente anti-kennediano – ed una politica (liberal) da salotto pronta a riabilitare la figura dogmatica di un Presidente amatissimo tra i giovani e le donne, arma di voti ancora funzionante. Ma la verità sta ancora nel mezzo, in un socialismo disincantato, lontano dall’Europa, ma intellettualmente vicino, grazie a quelle figure di cui si circonderà Kennedy, da Gailbrath a Schlesinger, andando a ritroso fino agli studi giovanili su Salvemini e Lippmann, in quella Harvard fiore all’occhiello di un’America benpensante pronta a ergersi come faro guida dell’Occidente.

Tanti, tantissimi Kennedy e kennedismi diversi da raccontare, tra sfaccettature e anomalie, tra revisionisti e profittatori, tra riflettori e ombre, uno strano socialista è finito per diventare tutt’altro. Come quella pallottola impazzita…

Lorenzo Mattei 

 

 

 

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