venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L’addio del Giappone
alla Costituzione pacifista
Pubblicato il 17-07-2015


Giappone proteste AbeRevisione della Costituzione, potenziamento dell’esercito, nucleare. Queste le politiche predilette dal governo nipponico, guidato dal leader conservatore Shinzo Abe che ieri ha incassato l’approvazione di alcune misure – in tema di sicurezza – per il riarmo del Paese da parte di un ramo del Parlamento. Si concretizza così il suo l’obiettivo di estendere l’utilizzo delle proprie forze armate a combattere fuori dai confini nazionali. Immediata la reazione dei giapponesi che in migliaia sono scesi in piazza per protestare contro l’addio al pacifismo. Disappunto della vicina e da sempre rivale Cina. 

L’ARTICOLO 9 DELLA COSTITUZIONE – Da circa un anno Abe si è posto come obiettivo quello di cambiare la Costituzione – in particolare l’articolo 9 – che impedisce a Tokyo di avere un esercito nelle sue piene funzioni, ma solo di auto-difesa (Jieitai, ndr). In particolare, secondo questa disposizione della Costituzione nipponica (adottata nel 1947 e protesa alla cooperazione internazionale, all’enfatizzazione dei diritti umani e alle pratiche democratiche, ndr) il «popolo giapponese rinuncia alla guerra come diritto sovrano della nazione». A questo scopo «non saranno mai mantenute forze di terra, di mare, di aria e qualsiasi altra forza potenzialmente militare». Ieri, settant’anni dopo la fine del secondo conflitto mondiale, il governo di Tokyo ha modificato la legge, autorizzando l’impiego dei propri soldati in operazioni militari all’estero.

L’APPROVAZIONE DELLE MODIFICHE – La Camera bassa della Dieta (quella dei rappresentanti, ove Abe gode di una comoda maggioranza, ndr) ha infatti approvato alcune misure che autorizzeranno le proprie forze armate a combattere fuori dai confini, a sostegno di missioni di pace internazionali e per la cosiddetta «auto-difesa collettiva». Le opposizioni – a partire dal partito democratico – al momento del voto hanno abbandonato l’aula in segno di protesta; i due provvedimenti sono passati grazie all’appoggio del centrodestra e degli alleati del ‘New Komeito’. Ora le modifiche devono essere approvate dalla Camera Alta della Dieta del Giappone (quella dei consiglieri, ndr) dove la maggioranza di governo non conta su numeri schiaccianti. In ogni caso l’approvazione non è in discussione.

GOVERNO: NUOVE MISURE PER DIFESA NAZIONALE – L’esecutivo ha assicurato che le nuove «forze di auto-difesa» saranno autorizzate a entrare in azione «solo in caso di conflitti che mettano in pericolo la sicurezza della nazione». A oggi le principali minacce per il Giappone sono rappresentate da Cina e Corea del Nord, concentrate in una crescente e consistente militarizzazione. La Cina è in piena corsa al riarmo e al potenziamento delle sue forze armate i cui bilanci crescono da tempo con percentuali annue a doppia cifra: quest’anno la spesa militare è cresciuta del 10,1% rispetto al 2014, stabilendo il record di 144,2 miliardi di dollari. Le tensioni con Pechino sono andate poi crescendo a causa delle rivendicazioni cinesi sulle isole Senkaku/Diaoyu: entrambi gli Stati rivendicano infatti la proprietà di questo “tesoro geo-strategico”, arcipelago disabitato a ridosso dell’isola di Taiwan, in cui sono state trovate riserve di gas naturale. Per quanto concerne la Corea del Nord a preoccupare Tokyo è la minaccia nucleare, considerate le azioni provocatorie e le minacce verso gli Usa, alleato del Paese del Sol Levante.

LE REAZIONI – L’addio alla Costituzione pacifista ha provocato la reazione dei cittadini giapponesi: oltre centomila persone – di tutte le età ed estrazione sociale – ieri sono scese in piazza in tutto il Paese per protestare contro il ‘sì’ al riarmo. Anche le opposizioni hanno promesso di fare battaglia, coinvolgendo le Corti, considerando le riforme dell’articolo 9 anticostituzionali. Anche la Cina ha avuto una dura reazione nei confronti della riforma, definendola un passo indietro da parte del Giappone. Secondo il ministero degli Esteri cinese si tratta di «un atto senza precedenti dalla Seconda guerra mondiale» e che adesso «è perfettamente legittimo chiedersi se il Giappone rinuncerà alla sua politica orientata alla difesa, abbandonando la linea dello sviluppo pacifico».  La Corea del Sud ha invece chiesto al Giappone di «mantenere lo spirito della sua Costituzione e contribuire alla pace e alla stabilità regionali». Gli attori di quest’area geografica – oltre a seguire le loro tendenze egemoniche – dovranno anche tenere conto delle nuove minacce globali, fonte di forte preoccupazione: il terrorismo internazionale e la cyberwar.

Silvia Sequi

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