mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

IL SOCCORSO
Pubblicato il 29-07-2015


Renzi-Verdini-PD

Il sospetto è più che lecito perché, come diceva Giulio Andreotti, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina. Un sospetto che nasce insieme al nuovo gruppo formato oggi da Verdini al Senato, Ala, Alleanza liberal-popolare e Autonomie. Un gruppo che nasce a sostegno delle riforme e che danneggia, paradossalmente,  l’immagine di Renzi, che rischia di essere costretto ad accettare il soccorso di Verdini visto che al Senato i numeri non sono garantiti. Una sorta di resa, di inquinamento della maggioranza, almeno quella che sostiene il progetto di revisione costituzionale iniziato un anno e mezzo fa, e ora  in affanno dopo la rottura del patto del Nazareno.

“Eravamo a disagio all’interno dei gruppi dove avevamo militato, non rinneghiamo niente” afferma Denis Verdini, in un passaggio della conferenza stampa al Senato. Ma ora a sentirsi a disagio probabilmente sono in molti nel Partito Democratico. Soprattutto gli esponenti della minoranza, messa da parte dal premier come un intralcio, e sostituita dall’ex braccio destro di Berlusconi. Quel Verdini che sedeva al tavolo con il segretario del Pd per trattare i dettagli del Patto del Nazareno. Quel Verdini che ha collezionato diversi rinvii a giudizio. E quel Verdini che ora cerca di tranquillizzare il Pd: “Siamo dieci senatori tutti ex Pdl, ognuno ha la sua tradizione e ci siamo messi insieme su un ragionamento specifico. Ma nessuno di noi ha voglia o desiderio di iscriversi al Pd, vogliamo rassicurarli”.

Un gruppo nato, per usare le parole di Barani, uno dei componenti del gruppo  “Per garantire la vita delle istituzioni” e “Per completare la legislatura costituente come avevamo iniziato”. Un gruppo tanto preoccupato per il buon esito delle riforme da aver addirittura steso un manifesto per il loro sostegno. Un progetto analogo è previsto a settembre anche per Montecitorio. Verdini, parla dell’addio a Berlusconi come uno strappo “Che addolora e fa male”, una “storia meravigliosa di cui ora fa male parlare” perché c’è stata mancanza di “identità di vedute”. Ma, chiarisce l’ex coordinatore nazionale di FI, “Non rinneghiamo la nostra storia”. L’obiettivo però è diverso: ovvero sostenere “Il processo riformatore per modernizzare il Paese”. In questo senso, per ‘Ala’, il ddl Riforme deve essere approvato il prima possibile e “senza modifiche”. Poi da lì si parte, magari anche per ritoccare l’Italicum sul premio di maggioranza che dovrebbe andare alla coalizione e non più alla lista. E non è poco…

E da qui che nasce il sospetto. Uno scambio. Berlusconi, folgorato sulla via di Damasco, dopo aver approvato l’Italicum ora ne vuole fortemente delle modifiche. Tra queste premio di maggioranza alla coalizione e preferenze. Dopo l’elezione di Mattarella al Quirinale, segnata dal forte strappo tra Renzi e il leader di Forza Italia, Berlusconi si è tirato fuori dal Patto del Nazareno fermando di fatto il processo di riforme. Senza quei numeri il Senato è a rischio. I recenti episodi di mancanza del numero legale danno il segno della debolezza della maggioranza in quel ramo del parlamento. E c’è chi sospetta l’esistenza di un patto segreto, inconfessabile: Berlusconi tramite Verdini dà un aiuto numerico a Renzi sulle riforme scongiurando una fine traumatica della legislatura (che nessuno vuole, ormai neanche il Presidente del Consiglio) e senza dover tornare sui suoi passi, in cambio Verdini porta con sé le modifiche volute dall’ex Cavaliere e le consegna direttamente a Renzi. Non a caso le prime parole di Verdini nelle vesti di guida del nuovo gruppo, sono a sostegno delle riforme: “Il ddl Boschi va approvato così com’è e se non venisse approvato si rivà nel pantano”. Parole subito seguite da quelle sulle modifiche delle legge elettorale.

Ad essere allarmati gli esponenti della minoranza del Pd. “La nascita del gruppo di Verdini a sostegno della maggioranza di governo e il voto del Senato che, capovolgendo il parere della Giunta per le autorizzazioni, salva Azzolini dall’arresto infliggono in poche ore un doppio colpo micidiale per la credibilità del PD”. Afferma Alfredo D’Attorre sottolineando la necessità urgente di “un confronto democratico” per chiarire come può proseguire l’esperienza di governo e la perdita di “identita’ e valori”. “Lungo questo strada – prosegue D’Attorre – dell’identità e dei valori fondanti del PD rischia di non rimanere nulla”.

 Daniele Unfer

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Commenti all'articolo
  1. Una volta c’era il “soccorso rosso”. Ora c’è il soccorso ad una politica senza capo né coda, che sta già facendo tanti danni, nonostante il chiacchiericcio “illimitato” di replicanti del nulla.

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