sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il socialismo secondo
Loris Fortuna
Pubblicato il 31-07-2015


Loris FortunaParte seconda: i bagliori di una visione innovatrice

Capita sovente al giovane Loris di soffermarsi negli angoli di vita che la guerra gli aveva sottratto e non trovare altre certezze che ideali, sogni e rinnovamenti da inseguire con assoluta determinazione. Dal caleidoscopio della sua coscienza riverberano esperienze che si incrociano con il recente passato, segnato con graffi indelebili dalla tormentata prigionia: raffiche di spari nascosti dalla cortina di nebbia, brandelli di muri, polvere, valichi da penetrare tra pietre dure e fredde e la neve che cade lenta su tutte queste macerie, sugli ostinati fiori che vi crescono, sui petali piegati dalla paura ma ancora illuminati dalla policromia della speranza, dall’insostituibile valore della lotta. E’ una conferma alla definitiva consapevolezza dell’ innata e insopprimibile dedizione alla vita politica. Laureatosi in Giurisprudenza nel 1949 si iscrive nel 1959 anche alla facoltà di Fisica e poi a quella di Lettere e Filosofia; se alcuni anni prima era dedito a reclutare armi per i partigiani, adesso si cinge la vita con un’ ideale cartuccera munita di  ferrata preparazione giuridica, filosofica e politica da mettere al servizio della comunità. Seguendo le orme paterne si iscrive al Partito Comunista Italiano e diviene il Legale della camera del Lavoro e della Federterra. Emerge fin dai primi tempi della sua militanza un malcelato malessere nei confronti del proverbiale centralismo comunista, che media con evidente ingombro le questioni sociali, civili e democratiche. Il logorio si esaspera fino alla rottura definitiva, avvenuta sotto la spinta dei fatti d’Ungheria. Il 12 febbraio del 1959 si dimette dal Consiglio Regionale, da Consigliere del P.C.I. e dal partito stesso. Così scrive al segretario della federazione del partito e sindaco di Udine Silvano Bacicchi: “ Caro Bacicchi, indirizzo questa mia dichiarazione a te, nella Tua veste di Segretario della Federazione cui fino a tre anni fa ho avuto l’onore di appartenere, come iscritto al P.C.I. (…) Non ti nascondo che alla base della non facile decisione di non rinnovare l’iscrizione negli ultimi anni, vi sono particolari concezioni dei diritti di libertà del cittadino dello Stato Socialista, della difesa pratica di tali diritti, del metodo democratico per l’edificazione e difesa delle realizzazioni dello Stato Socialista finché è necessario, della concezione dello Stato quale la struttura sempre obiettivamente oppressiva e quindi da eliminarsi (…) Non mi sento più di lottare per le comuni generali idee del progresso e della civiltà  nella particolare organizzazione costituita dal P.C.I. Non ritengo però che per battermi con modeste forze e i naturali limiti che posseggo – per la classe cui appartengo – debba necessariamente essere legato ad una esclusiva forma di organizzazione. Credo sia giusto – nell’ipotesi di adeguare ciò che penso ad una organizzazione o movimento esistente – poter continuare poco o tanto che sia nel campo politico, la mia attività, se tale attività avrà la possibilità di essere utile, in qualche modo. (…) Dato – per concludere – che sono stato eletto per la designazione e l’appoggio del Partito a Consigliere Comunale, rimetto naturalmente il mandato ricevuto per conto del Partito e allego una lettera di dimissioni al Consiglio che – se la riterrete valida nella sua stesura prego di inoltrare tramite il Capo Gruppo Consigliere.

Loris Fortuna.”

(Gisella Pagano, Loris Fortuna, Intimo e Politico, Ardini Editore 1990, cit. pag. 83, 84,85)

L’approdo fisiologico di Loris Fortuna sarà il Partito Socialista Italiano, la forza politica che nel panorama della sinistra italiana si contraddistingue per la sua spiccata vocazione riformista, per una idiosincratica allergia al centralismo democratico della struttura interna di Partito e per una visione dell’organizzazione statale che prende nettamente le distanze dal totalitarismo sovietico. L’ingresso di Loris nel PSI è nello stesso tempo spiazzante e singolare: si propone con tutto il suo entusiasmo innovatore costituendo il Centro di Ricerche Culturali “Pietro Calamandrei” per promuovere la conoscenza, la ricerca e la divulgazione dei principali temi della cultura moderna e di promuovere iniziative che in ogni direzione comportassero adesioni da parte della popolazione friulana ai problemi culturali. Anche la focalizzazione su Pietro Calamandrei predispone ad uno smarcamento dalla visione marxista della lotta di classe per una sterzata vigorosa in direzione  liberalsocialista e di grande attenzione e sensibilità alle libertà civili. Come organo del Centro Calamandrei nasce la pubblicazione “Politica e Cultura” di cui Loris ne è il direttore; una rivista che traeva ispirazione dalle ideologie di sinistra e che sosteneva la miscellanea di elementi politici, culturali, economici, sindacali e perfino sportivi.

Da questo suo primo e definitivo approccio al P.S.I. emerge un Loris Fortuna che si  contraddistingue per una forte linea autonoma rispetto agli schemi tradizionali di Partito e che verrà magistralmente capita e scolpita a colpi di inchiostro da Giorgio Bocca nel suo reportage giornalistico in occasione del 40° Congresso del P.S.I., tenutosi nel marzo del 1976: “Qui al Congresso c’è un modo antico, cattedratico, da professorini, di pensare il Partito Socialista Italiano come il partito della classe operaia (…) E poi c’è un modo di essere socialisti di tipo diverso, il modo di chi non scomoda la mitica classe operaia e lascia dormire il grande Carlo, ma sta dalla parte di quelli che hanno un problema serio da risolvere, un’ingiustizia iniqua da riparare, un’aggressione, una mobilitazione civile da compiere, di cui mi sembra un buon esemplare Loris. Chi sia più vicino all’essenza, al grado quinto del socialismo, proprio non lo sappiamo, ma crediamo di sapere che gli italiani si aspettano molto dal socialismo di Loris e piuttosto poco da quello degli altri. Il fatto è che mentre gli altri si occupano ancora a parole del marxismo e del suo ectoplasma, un tipo in maniche di camicia come Loris capisce per istinto che la rivoluzione c’è oggi, che le idee nuove ci sono oggi, e che se il partito non le coglie può dolcemente spegnersi, di Congresso in Congresso. Già; Loris non è un socialista chic, nessuno gli chiede saggi marxsiani da pubblicare su Mondoperaio e negli elenchi della cultura socialista il suo nome non compare. E invece magari la cultura socialista che lascia il segno nella vita degli uomini e nella loro dignità è poi quella a cui Loris è arrivato per istinto;  la cultura dei diritti  civili del divorzio, del femminismo, dell’aborto, delle minoranze religiose ed etniche, di tutte le libertà concrete, sostanziali, che rifanno del Partito Socialista un polo di attrazione, un fratello che non tradisce nel momento del bisogno. Loris non è un uomo da amare come Nenni o Lombardi e neppure da stimare come Giolitti, per quelli della mia età, o Cicchitto per i più giovani, perché non c’è mai stato il tempo di capire se è amabile e per approfondire la stima, quando si tratta di stargli dietro, di non lasciarsi distaccare dalle sue galoppate in avanti e di lato e da ogni parte, in compagnia di radicali effervescenti, di femmine d’assalto, di comitati, di movimenti. Il partito non è solo questo, si capisce, è anche il resto che c’è e non c’è: una stampa da rimettere in piedi, un archivio storico da fare, un governo ombra che non pensi ai ministeri come posti da occupare, ma come occasioni per fare qualcosa di diverso. Ma anche l’attività pragmatica, dinamica, presenzialista di Loris Fortuna è importante; senza di lui e di quelli come lui e più matti di lui (tanti saluti a tutti da Marco Pannella), il Partito sarebbe isolato e più vecchio e prigioniero delle sue storiche prigioni. (…) Ecco perché siamo dell’avviso che ci sia grande bisogno di dinamitardi alla Loris Fortuna.” (Giorgio Bocca, articolo pubblicato da La Repubblica, in Gisella Pagano, Loris Fortuna, Intimo e Politico, Ardini Editore 1990, cit. pag. 193, 194, 195)

Un articolo dunque importante, denso di elementi su cui riflettere e che hanno una validità anche per il nostro presente, che molto spesso ci interroga sulla via da intraprendere per modellare un serio rilancio dell’identità socialista, messa in crisi da un ventennio di ghettizzazioni, politiche di basso profilo, marginalizzazioni, divisioni interne. Ma la cosa fantastica e suggestiva è proprio il fatto che il detonatore di questi stimoli propositivi e positivi sia proprio Loris Fortuna, il socialista che “sta dalla parte di quelli che hanno un problema serio da risolvere, un’ingiustizia iniqua da riparare, un’aggressione, una mobilitazione civile da compiere”.

Carlo Da Prato

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