giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il triangolo delle Bermude?
È a Roma
Pubblicato il 27-07-2015


Oggi, a Roma, è in atto la guerra di tutti contro tutti. E ai romani, spettatori passivi della vicenda e comunque destinati a pagarne le spese, viene richiesto di tifare per uno dei combattenti, semplicemente perché gli altri sono peggiori di lui.

Sarebbe bene non prestarsi a questo gioco. Ma, a questo scopo, bisogna cercare di capire la sua natura, gli obbiettivi di chi lo conduce e i suoi più che probabili sbocchi.

Per questo, la metafora del triangolo delle Bermude può esserci di una qualche utilità. Si tratta, come sapete, di uno spazio in cui è bene non entrare; perché chi vi entra scompare senza lasciare traccia.

Ora, nel mar dei Caraibi, le cause del naufragio sono tuttora avvolte dal mistero. Mentre, nel caso romano, la tempesta perfetta nasce per ragioni che dovrebbero essere chiare a tutti.

Parliamo dello scontro, per la vita e per la morte, dei tre protagonisti del triangolo: al secolo Marino, Renzi e il Pd romano. Marino contro Renzi e l’apparato politico-amministrativo della città. Renzi contro il sindaco e il sullodato apparato. Quest’ultimo contro il sindaco e il presidente del consiglio.

Ognuno dei tre poli spara contro gli altri due in uno scontro a palle incatenate e senza esclusione di colpi. Nessuno dei tre è in grado di proclamarsi vincitore delle scontro. Mentre a pagarne il prezzo sono quelli che affondano sotto il fuoco incrociato: leggi l’amministrazione comunale come strumento di governo della città; leggi i cittadini romani chiamati a pagare sempre di più per servizi sempre più scadenti.

Nello specifico, Marino non è in grado di spezzare l’assedio; e cioè di bloccare un’operazione che, in attesa del suo pensionamento, porterà al suo commissariamento. Quello che può fare allora è di esasperare lo scontro: difficile, nella sua posizione, sfidare Renzi a viso aperto; e, allora, ci si scaglia prima contro il Pd romano (già messo male di suo) e, poi, soprattutto, contro l’intero apparato comunale. Un apparato, per inciso, in cui le grida manzoniane del sindaco hanno avuto lo stesso effetto pratico di quelle ricordate nei Promessi sposi. Mentre, a livello mediatico, la loro conseguenza sarà di trascinare nello stesso totale discredito,il sindaco e la sua amministrazione. E’ il preludio del loro futuro fatale affondamento.

In quanto al Pd, non ha né vinto né perso. Ma perché è semplicemente scomparso come fattore politico indipendente. Ci sono, sparse nel mar dei Caraibi, barche (anzi per lo più scialuppe e/o zattere) di ogni tipo e con persone a bordo. Non c’è più una flotta, con una rotta e un comandante. E, in quanto al mediatore inviato da Madrid, se ne sono perse le tracce.

Così gli avversari di Renzi si sono affondati da soli. Ma, proprio per questo, il Nostro non sa che pesci pigliare. Non può abbandonare Marino al suo destino: perché, qui e oggi, equivarrebbe a consegnare Roma al M5S. Non può commissariarlo a lungo; perché l’operazione sarebbe, politicamente e amministrativamente parlando, del tutto indifendibile. Non può scommettere sulle elezioni perché non ha un candidato pronto o, più esattamente, perché il suo candidato in pectore – quello con il duplice requisito, essenziale ai suoi occhi, di essere ‘ammanicato’ e ‘piacione’ – non è, qui e oggi, in grado di essere imposto al Pd e al suo elettorato.

Pure Renzi, o chi per lui, ha il futuro dalla sua parte. Perché è nelle cose- nel caso specifico di Roma capitale- il rafforzamento del potere centrale rispetto a quello locale. E, ciò che forse più conta, il prevalere sempre più marcato nel meccanismo decisionale delle ragioni del “sistema”rispetto a quelle della democrazia civica.

Ora, si può catalogare tutto questo sotto la voce del complotto politico. Renzi e, con lui, i poteri forti nazionali e magari anche locali che sfruttano la crisi per gestir il futuro business da palazzo Chigi anziché dal Campidoglio. Liberisti e privatizza tori che si inseriscono nella crisi del Comune per privatizzarle e, comunque, per scaricarne i costi sulle spalle dei lavoratori e degli utenti.

Una tesi perfettamente difendibile in un talk show. Ma solo a condizione di aggiungere immediatamente che la sinistra romana, nelle sue varie componenti, ha avuto ed ha responsabilità pesantissime nella crisi della nostra “democrazia civica”.

E non parlo soltanto della sua componente consociativo-affaristica. Parlo anche di quella che è stata, magari con le migliori intenzioni, sua obbiettiva complice. Perché ha difeso e continua a difendere l’indifendibile; e perché si ostina a non vedere quello che dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti. Il fatto che la democrazia civica sta crollando non sotto i colpi della reazione in agguato, ma semplicemente perchè i suoi formali rappresentanti si sono progressivamente dimenticati della loro ragion d’essere: servire la città anziché se stessi.

Oggi, siamo alla canna del gas: un comune e le sue più importanti aziende tecnicamente in default; visione e credibilità allo zero assoluto. E soprattutto totale incapacità di comprendere che senza strumenti adeguati non c’è politica d’inclusione che tenga; e, soprattutto, che la questione dello stato e della spesa pubblica deve essere al centro delle preoccupazioni e delle analisi di una sinistra degna di questo nome.

A questo punto delle due l’una: o Roma diventerà oggetto passivo delle amorevoli cure del potere centrale e dei poteri che contano oppure costruirà il suo futuro facendo appello alle proprie forze.

Non è una questione accademica. È una questione politica. Ed è una questione che si deciderà, in un senso o nell’altro, nei prossimi mesi.

Alberto Benzoni

 

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Commenti all'articolo
  1. Benissimo, quindi? Ed è un quindi su due livelli. 1) Cosa deve fare la sinistra per non consegnare roma al movimento 5 stelle. Lo vedo qui a Civitavecchia, dove hanno sfondato: sono degli incapaci matricolati e dei cretini vanagloriosi. Se la gestione Marino affossa Roma loro non lasceranno neanche le ceneri della città eterna.
    2) Cosa devono fare i socialisti? La proposta del segretario di federazione c’è: una lista ad orientamento socialista aperta alle realtà laiche, radicali, al civismo.
    Caro Benzoni, lo dico senza secondi fini, fraternamente. I socialisti sono maestri nell’analisi, politica e freudiana. Tocca darsi da fare. Dopo le analisi bisognerebbe chiudere con un paio di righe di proposte. Quando si chiuderanno le urne non si conteranno le proposte, ma i voti. Come facciamo ad averli?
    Fraterni saluti,

  2. Il comune di Roma è sempre stato un centro affaristico, solo che fino a che c’era crescita economica la cosa era nascosta. Dagli anni ’90 cioè da quando è iniziato il declino economico sono scesi a Roma i barbari della lega anzi direi i “burini” del nord la situazione si è fatta caotica. I nordisti si sono portati via quelle poche fabbriche che c’erano, con i ministeri non ci sono riusciti ma comunque la scusa di Roma ladrona ha permesso ai “burini” di arricchirsi come è sempre stato dall’unità d’Italia sino ai giorni nostri. C’è qualche responsabile? Tutti e nessuno, però per me i responsabili sono l’aristocrazia nera romana e per incompetenza e arroganza i comunisti berlingueriani.

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