martedì, 6 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

In ricordo di Giacomo Brodolini
Pubblicato il 18-07-2015


Giacomo Brodolini era nato il 19 luglio del 1920 a Recanati, come Giacomo Leopardi, come il grande tenore Beniamino Gigli. Forse si chiamava Giacomo anche in onore del primo. Ma non v’è dubbio che, pur conoscendo le poesie romantiche dell’altro Giacomo e le mezze voci ineguagliabili di Beniamino, si diede subito ad altro destino. Si laureò a Bologna in lettere, ma già durante la guerra aveva scelto il suo campo d’azione: l’antifascismo, la resistenza. Aderì al Partito d’azione e nel 1947, dopo il suo scioglimento, segui Riccardo Lombardi, Francesco De Martino ed Emilio Lussu confluendo nel Psi.

Il Partito socialista era reduce dalla scissione di Saragat che si era consumata nel gennaio a Palazzo Barberini e si apprestava a seguire i comunisti, che nel maggio verranno cacciati dal governo De Gasperi, formando quel Fronte democratico e popolare che andrà incontro alla più colossale delle sconfitte il 18 aprile del 1948. Ridotto ai minimi termini dopo il grande successo del 2 giugno 1946, quando i socialisti, contrariamente a tutte le previsioni, erano risultati più forti dei comunisti (20,6 per cento contro 18,9), i socialisti di Nenni e Morandu continuarono l’esperienza filo comunista, ma nel 1953 decisero di presentare il simbolo del partito alle elezioni col suggestivo slogan dell’alternativa socialista. Fu in quella circostanza che Brodolini, che nel frattempo era divenuto segretario del PSI anconetano, venne eletto per la prima volta deputato.

Più o meno contemporaneamente egli iniziò la sua esperienza sindacale. Divenne, prima, segretario nazionale dello sindacato edili della Cgil e poi, a partire dal 1955, segretario aggiunto di Enrico De Nicola. Brodolini segui Nenni nella revisione autonomista a seguito dello storico 1956. L’Ungheria divenne uno spartiacque tra socialisti e comunisti, ma non per la sinistra di Vecchietti e Valori, denominata carrista, che al momento della formazione del primo governo di centro-sinistra formerà il Psiup. Brodolini non solo rimase nel Psi ma ne divenne vice segretario, a partire dal 1963 e fino alla unificazione socialista del 1966. Poi venne confermato in quel ruolo nella fase del doppio incarico dei due partiti uniti.

Giacomo Brodolini viene ricordato soprattutto per l’attività di ministro del Lavoro nel governo Rumor, incarico che gli venne attribuito nel dicembre del 1968 e che durò fino alla morte avvenuta a Zurigo l’11 luglio del 1969. Sette mesi nei quali, già colpito dalla grave malattia che lo portò alla fine (a proposito di melodramma la stessa che colpi un altro Giacomo, il grande Puccini, che mori anche lui nella capitale elvetica nel 1924), egli seppe lasciare un segno indelebile. Da Ministro, introdusse fondamentali riforme nel mondo del lavoro: il superamento delle gabbie salariali, la ristrutturazione del sistema previdenziale e l’elaborazione dello Statuto dei lavoratori. Quest’ultimo provvedimento verrà approvato dopo la sua morte, nel 1970, con il voto favorevole dei partiti di governo e l’astensione del Pci, e vi concorse con spirito di abnegazione e provata esperienza un altro insigne socialista: Gino Giugni.

Alla morte di Brodolini il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat volle conferire alla sua memoria la medaglia d’oro al valor civile. Alla sua persona è oggi intestata una prestigiosa Fondazione e a lui spesso si richiama tuttora il confronto politico sui temi del lavoro. Io non intendo qui pormi la solita obsoleta domanda su cosa avrebbe pensato oggi Brodolini a fronte delle modifiche all’articolo 18 dello statuto. Brodolini era un uomo politico di rara intelligenza e l’analisi della situazione del mondo del lavoro degli anni sessanta era molto diversa da quella di oggi. Avrebbe contestato o accettato modiche al suo vecchio testo? Non lo so. Nessuno lo può sapere.

Mauro Del Bue

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Il direttore del giornale del Partito Socialista Italiano, nel ricordare – obbligo rituale – la straordinaria figura del padre dello Statuto dei Lavoratori, pensa di cavarsi d’impaccio dalla spinosa questione del sostanziale superamento di quella legge fondamentale, avallato da questo PSI, grazie ad un banale artificio retorico, mediante cioè la sospensione del giudizio, così da non scontentare nessuno? Abbia il coraggio di dire quel che pensa senza tentare di immedesimarsi nei panni del Nostro: non gli potrà mai riuscire.

  2. Io ho dichiarato più volte il mio sostegno al Jobs act che può essere migliorato ma non demonizzato. Francamente non so cosa direbbe oggi di questa legge Giacomo Brodolini. E immagino che anche lei non lo sappia ammesso che non legga le mani o non dialoghi coi tavoli come le streghe. Ricordo cosa ne pensava Gino Giugni, il veto estensore dello statuto dei lavoratori e cosa disse alla conferenza di Rimini a proposito dell’articolo 18.

Lascia un commento