giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Inail. Presentata la relazione annuale
Pubblicato il 29-07-2015


Prosegue il trend decrescente degli infortuni sul lavoro in Italia. Nel 2014, infatti, le denunce presentate all’Inail sono state 663.149, il 4,6% in meno rispetto alle 694.902 dei 12 mesi precedenti, mentre prendendo come riferimento lo stesso dato del 2010 la flessione percentuale sale al 24%. È pari al 6,3%, invece, il calo degli infortuni riconosciuti sul lavoro dall’Istituto, che nel 2014 sono stati 437.357, di cui il 18% avvenuti “fuori dall’azienda”, ovvero “con mezzo di trasporto” o “in itinere”. Delle 1.107 denunce di infortunio mortale (erano 1.215 nel 2013, 1.501 nel 2010) gli infortuni accertati “sul lavoro” sono 662 (-6,8% rispetto ai 710 del 2013), di cui oltre la metà (358) “fuori dall’azienda”. Anche se i 26 casi mortali ancora in istruttoria fossero tutti riconosciuti “sul lavoro”, la riduzione sarebbe comunque superiore al 3% rispetto all’anno precedente e di quasi un terzo (31%) in confronto al 2010.

“La sicurezza deve entrare nel giudizio di qualità sulle opere”. Questi, in sintesi, i dati principali sull’andamento infortunistico nel nostro Paese contenuti nella Relazione annuale Inail 2014, presentata recentemente a Roma, nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, dal presidente dell’Istituto, Massimo De Felice, alla presenza del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, e del presidente della Commissione Affari sociali, Pierpaolo Vargiu. Richiamando nell’apertura del suo intervento la lezione tenuta a Genova il mese scorso da Renzo Piano, De Felice ha sottolineato che “gli infortuni sul lavoro debbono entrare nel giudizio di qualità sulle opere”, perché la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori “è un valore di civiltà”. L’esempio citato in questo senso è la costruzione dell’aeroporto del Kansai nei pressi di Osaka, in Giappone, su progetto del celebre architetto italiano. Per il presidente dell’Inail, infatti, è stata “un’incredibile avventura umana, realizzata con un cantiere gigantesco, dove hanno lavorato per 38 mesi 10mila operai. È un monumento dell’ingegneria civile del millennio anche perché, come ha ricordato Piano nella sua lezione, non si è avuto un solo incidente mortale, sebbene, in compenso, 36 terremoti”.

“Al via la sperimentazione del calcolo dell’indice di sinistrosità”. Entrando nei dettagli dell’analisi del fenomeno infortunistico e tecnopatico, De Felice ha precisato che nel 2014 “gli infortuni sul lavoro hanno causato circa 11 milioni di giornate di inabilità con costo a carico dell’Inail. In media 82 giorni per gli infortuni che hanno provocato menomazione e circa 20 giorni in assenza di menomazione”. È stato inoltre avviato, in fase sperimentale, “il censimento dei lavoratori assicurati, per poter calcolare in modo adeguato l’indice di sinistrosità, vale a dire il numero di infortuni normalizzato con il periodo di esposizione al rischio. Ne potrà derivare uno strumento di grande efficacia, per calibrare le politiche di prevenzione, per valutarne gli esiti e decidere di eventuali aggiustamenti”. In particolare sono stati censiti (per testa) gli artigiani autonomi, i lavoratori parasubordinati e i lavoratori interinali. L’andamento della serie storica quinquennale mostra valori compresi tra il 2% e l’1,5% per gli artigiani, intorno allo 0,3% per i lavoratori parasubordinati, e tra il 3,9% e il 3,2% per gli interinali. Anche gli indici sui macro-raggruppamenti hanno quindi una tendenza decrescente.

Dal 2010 le denunce di tecnopatie in crescita di un terzo. Per quanto riguarda le malattie professionali, le denunce nel 2014 sono state 57.391, circa 5.500 in più rispetto al 2013 e in rialzo di oltre il 33% in confronto al 2010. Ne è già stata riconosciuta la causa professionale al 35%, mentre il 2% è ancora “in istruttoria”. Il 62% delle denunce concerne malattie del sistema osteomuscolare, in progresso del 78% rispetto al 2010. “È importante ribadire – ha rimarcato il presidente dell’Inail – che le denunce riguardano le malattie e non i soggetti ammalati, che sono stati circa 43mila, il 40% dei quali per causa professionale riconosciuta dall’Istituto”. I lavoratori deceduti nel 2014 con riconoscimento di malattia professionale sono stati 1.488, il 26% in meno in confronto al 2010, in 414 casi per patologie asbesto-correlate. L’analisi per classi di età mostra che l’85% delle morti avvenute lo scorso anno è con età al decesso maggiore di 74 anni.

Sul sito aggiornamenti a cadenza mensile e semestrale. A partire dal 2014 sul portale Inail sono disponibili gli “open data” sugli infortuni e le malattie professionali, corredati da un modello di lettura, da un vocabolario e da un thesaurus. Le serie storiche quinquennali dei dati sui singoli casi, in particolare, sono pubblicate a cadenza semestrale, mentre i dati relativi alle denunce, accompagnati dal confronto con gli andamenti di periodo dell’anno precedente, sono messi a disposizione a cadenza mensile. “È ora in corso di realizzazione la terza fase del progetto – ha puntualizzato De Felice – finalizzata a rendere pubblici i dati sul valore economico delle prestazioni indotte da infortuni e malattie professionali. Si stanno inoltre definendo e sviluppando i processi di ‘data quality’, per fornire pubblica misura della qualità dei dati”.

Poletti: In calo infortuni sul lavoro, ma attenzione alle malattie professionali  

“Senza un’autentica cultura della sicurezza non ce la faremo a vincere la sfida. Questi risultati positivi sono l’esito del comportamento di moltissimi soggetti: dall’Inail, alle imprese, ai lavoratori. La situazione sta migliorando, ma fino a quando registreremo anche un solo incidente, un solo infortunio, un solo elemento di criticità, avremo qualcosa da fare”. Così il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti, nel corso del suo intervento, presso la Sala della Regina a Montecitorio, in occasione della presentazione della Relazione annuale 2014 dell’Inail.

Vargiu: “Inail interpreta con dinamismo la nuova cultura del mondo del lavoro”. A precedere l’intervento del presidente dell’Istituto, Massimo De Felice, in apertura di mattinata, è stato il saluto introduttivo del presidente della commissione Affari sociali della Camera, Pierpaolo Vargiu, che ha riconosciuto l’Inail come “un soggetto istituzionale in grado di interpretare con dinamismo la nuova cultura del mondo del lavoro, sapendo cogliere appieno, in particolare, la sfida lanciata sul versante della ricerca”. Un apprezzamento condiviso anche da Poletti. “Questo è un ambito dove contano solo i cambiamenti che agiscono in modo profondo e nel lungo periodo – ha dichiarato – Da tale punto di vista l’Inail è un soggetto che svolge un’importante funzione di stimolo, capace di promuovere sempre nuove opportunità. Il rapporto appena presentato ci conferma che discutere pubblicamente di questi dati è una garanzia di buon risultato. Dico sempre che solo nella trasparenza dei comportanti si possono produrre i migliori risultati”.

Il ministro: “Il precariato come fattore di rischio”. A destare la preoccupazione di Poletti, invece, è stato l’andamento delle malattie professionali. “Se la situazione va migliorando e gli infortuni sono in calo, tuttavia dobbiamo porre attenzione al versante delle tecnopatie – ha aggiunto – Si tratta di un tema molto delicato, difficile e complesso, che richiede un lavoro di indagine particolare e dobbiamo investire ancora tanto su questo versante”. Altro fattore di rischio, secondo Poletti, è il precariato. “Avere persone che entrano ed escono da un’impresa ogni tre mesi, ogni sei mesi, ogni 12 mesi espone quelle persone e quell’impresa a un tasso di sinistrosità inevitabilmente maggiore – ha sostenuto – Abbiamo bisogno che i fenomeni di precarizzazione siano drasticamente ridotti. Serve un salto qualitativo e lo stiamo facendo”.

“Il Durc online? La dimostrazione che le cose si possono fare”. Apprezzamento anche per le strategie perseguite sul fronte della semplificazione burocratica. “Il Durc on line è la dimostrazione che, quando si vuole, le cose si possono fare – ha valutato il ministro – Se le cose si fanno, non è detto che siano perfette, ma si possono sempre correggere e migliorare, assumendosi magari anche il rischio di ricevere delle critiche. Ovviamente restano ancora molta strada da fare ed eventuali correttivi da approvare, ma la base solida per fare passi in avanti c’è”. Infine, Poletti è ha sostenuto che “in materia di ispezioni è legittimo segnalare elementi preoccupanti. “Tuttavia, da molti anni in questo Paese, per ben sei volte, è stata ignorata la legge che stabiliva un coordinamento per la sicurezza – ha concluso – Il nostro Paese è troppo frammentato a livello istituzionale. Per questo, è auspicabile una collaborazione autentica, in modo da ottenere il miglior risultato possibile”.

Ocse. In Italia senza lavoro il 42,7% dei giovani

La disoccupazione in Italia ha raggiunto un picco del 12,7% nel 2014, oltre 6 punti percentuali in più rispetto a prima della crisi (6,1% nel 2007), ma nel 2016 comincerà a scendere, passando sotto il 12% nel quarto trimestre. Lo riporta l’Ocse nel suo Employment outlook. Sale anche l’incidenza della disoccupazione di lungo periodo: nel 2014, il 61,5% dei senza lavoro lo era da almeno 12 mesi, contro il 56,9% del 2013.

La disoccupazione giovanile in Italia nel 2014 è aumentata di 2,7 punti rispetto al 2013, arrivando a quota 42,7%. La percentuale è più che raddoppiata dal 2007, quando si fermava al 20,4%. “Più di una persona su 4 di età uguale o inferiore ai 29 anni in Italia non è né occupata né in educazione (Neet)”, percentuale che “si è impennata del 40% dall’inizio della crisi, aprendo un ampio divario con la media Ocse”.

Continua a crescere in Italia la percentuale di lavoratori under 25 con contratti precari, passata dal 52,7% del 2013 al 56% nel 2014. La percentuale è aumentata di quasi 14 punti percentuali dal 2007 (42,2%) e di quasi 30 punti dal 2000 (26,6%).

 “Il Jobs Act – si legge – aumentando gli incentivi alla creazione di posti di lavoro a tempo indeterminato con il nuovo contratto a tutele crescenti, ed estendendo la copertura dei sussidi di disoccupazione, rappresenta un importante passo avanti verso la riduzione delle diseguaglianze di lungo periodo e l’eliminazione della segmentazione” del mercato del lavoro italiano. La riforma, aggiunge l’organizzazione parigina, contiene anche “importanti misure per incrementare le risorse destinate alle politiche attive sul mercato del lavoro, e migliorarne l’efficacia”.

“Le condizioni del mercato del lavoro sono in generale miglioramento nei Paesi Ocse ma la ripresa dalla recente crisi economica resta molto disomogenea”, e “l’occupazione avanza ancora troppo lentamente per chiudere il divario occupazionale indotto dalla crisi in tempi brevi”. Per questo, “la disoccupazione resterà elevata fino alla fine del 2016”, anche se in “graduale contrazione”. “Il mix occupazionale si è spostato verso più lavoro part time e lontano dai posti di lavoro in manifattura e costruzioni, cosa che può rendere più difficile per alcuni trovare lavoro”, rileva ancora l’organizzazione, sottolineando anche che la disoccupazione di lungo termine “rimane inaccettabilmente elevata, è c’è addirittura il rischio che alcuni in questo gruppo si siano disimpegnati dal mercato del lavoro”.

Dopo essere stato stabile nel 2013, il salario medio in Italia è lievitato nel 2014 dello 0,8% (dato annualizzato), arrivando a 34.744 dollari. Il salario medio è però diminuito dello 0,4% in confronto al 2007, ultimo anno prima dell’esplosione della crisi. Nei sette anni precedenti, dal 2000 al 2007, il salario medio era invece asceso dello 0,5%.

Bankitalia. La P.A esposta alla corruzione non collabora 

Gli uffici della P.A, particolarmente esposti all’incidenza della corruzione per gli appalti e i finanziamenti pubblici, mostrano ancora scarsa sensibilità per l’antiriciclaggio malgrado siano sempre stati ricompresi nel novero dei soggetti obbligati alla segnalazione. Ciò ne accresce la vulnerabilità”. E’ quanto segnala il rapporto Uif di Banca d’Italia. “La corruzione – spiega il rapporto – rappresenta una minaccia estremamente preoccupante per il nostro sistema economico-sociale; la diffusa percezione del fenomeno mina la fiducia del cittadino nelle istituzioni e nella politica. Le vicende più recenti pongono in luce come la corruzione sia divenuta anche il mezzo attraverso il quale forme sempre più evolute di criminalità organizzata si infiltrano nell’apparato pubblico, ne condizionano le scelte e così ampliano la penetrazione nel tessuto economico e sociale anche in contesti diversi da quelli tradizionali, con gravi danni per la collettività. È una criminalità che ha sempre meno bisogno di ricorrere all’intimidazione e alla violenza, perché mira a integrarsi nelle istituzioni, a minarle dall’interno”. Il rapporto segnala quindi la ”scarsa sensibilità” degli uffici Pa a segnalare fenomeni di corruzione e riciclaggio ma evidenza che “un’azione integrata fra i presidi antiriciclaggio e quelli anticorruzione può rappresentare una robusta barriera verso i comportamenti infedeli.

In questa direzione, risultano utili lo sviluppo dei rapporti fra la UIF e l’Autorità Nazionale Anti Corruzione (Anac), che lo scorso anno hanno sottoscritto un protocollo di collaborazione, e le altre iniziative cui l’Unità sta dedicando specifica cura”. L’Uif dedica un intero paragrafo all’evasione fiscale, che spesso è il presupposto alla creazione di riserve di denaro che viene poi riciclato. “I reati fiscali costituiscono un presupposto ricorrente dei fenomeni di riciclaggio. L’evasione fiscale coinvolge in modo diffuso e trasversale vaste fasce di cittadini, riduce le risorse a disposizione della collettività e delle principali politiche sociali, alimenta l’economia sommersa. La globalizzazione dei mercati favorisce l’evoluzione e il consolidamento degli schemi elusivi, che si avvalgono di transazioni commerciali, interposizioni fittizie, articolate triangolazioni finanziarie, anche su scala internazionale. Ne deriva un quadro di scarsa trasparenza dell’operare economico e un’artificiosa complessità delle transazioni, che contribuiscono a creare un ambiente propizio al riciclaggio dei proventi derivanti anche da altri e più gravi reati”.

Carlo Pareto 

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