domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Inps. Conguaglio sui ratei pensionistici di agosto e settembre
Pubblicato il 27-07-2015


Molti pensionati stanno chiedendo informazioni sul perché sul cedolino della pensione del mese di agosto 2015 non è riportato il conguaglio derivante dalla presentazione del modello 730/2015. A tale proposito la Direzione Centrale dell’Inps in un apposito comunicato ha reso noto che l’Istituto ha attivato una complessa procedura d’urgenza, per assicurare la consueta erogazione dei rimborsi mediante l’emissione di mandati aggiuntivi rispetto a quelli con i quali verrà corrisposta la pensione del mese di agosto 2015. L’importo di tali mandati non può, pertanto, essere visibile sul cedolino di pensione che è al momento a disposizione dei pensionati. I tempi e le lavorazioni necessarie per l’elaborazione della rata di agosto hanno consentito di caricare tutti i modelli 730 pervenuti entro il 30 giugno che, infatti, sono regolarmente già incorporati nel rateo pensionistico.

La procedura di urgenza è stata attivata per consentire di ovviare alle ristrettezze dei tempi rispetto agli anni precedenti, dovuti allo slittamento dei termini di presentazione delle dichiarazioni al 23 luglio 2015, come da Decreto del Presidente del Consiglio del 26 giugno 2015 e all’anticipo al primo del mese del pagamento delle pensioni delle gestioni pubbliche e dello spettacolo. Con la collaborazione dell’Agenzia delle Entrate e degli intermediari autorizzati all’invio del 730, che hanno quotidianamente inviato all’Istituto i flussi delle dichiarazioni, è stato possibile elaborare tutte le dichiarazioni pervenute entro il 20 luglio e processarle per garantire la consueta erogazione dei rimborsi con la rata di agosto

Saranno, invece, effettuati o avviati i conguagli a debito dal mese di settembre per tutte le dichiarazioni pervenute dopo il 30 giugno per la maggiore complessità delle elaborazioni, attesa la possibilità di rateizzare i predetti conguagli. Con l’occasione, l’Istituto di previdenza ricorda inoltre che con il rateo di agosto vengono corrisposti, agli aventi titolo, anche gli arretrati di perequazione previsti dalla legge in applicazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 70 del 2015.

Lavoro, ferie: colf e badanti 

A prescindere dalla durata e dalla distribuzione dell’orario di lavoro, per ogni anno di servizio presso lo stesso datore di lavoro, colf e badanti hanno diritto ad un periodo di ferie di 26 giorni lavorativi. Il diritto alle ferie si comincia ad accumulare non appena inizia il rapporto di lavoro, compreso il periodo di prova. La maturazione termina invece con l’ultimo giorno di lavoro effettivo. La fruizione delle ferie deve aver luogo per almeno 2 settimane entro l’anno di perfezionamento delle stesse e, per ulteriori 2 settimane, entro i 18 mesi successivi all’anno nel quale si sono maturate. Fa eccezione il caso di quei lavoratori stranieri che abbiano bisogno di un periodo di congedi più lungo per tornare in patria in modo non definitivo. Su richiesta del lavoratore  e con l’intesa del datore di lavoro, è possibile accumulare le ferie nell’arco massimo di un biennio, in deroga al principio generale richiamato.

Meno di un anno di servizio

Le ferie devono essere godute nell’arco dell’anno di perfezionamento. Se quando inizia il periodo di ferie la colf o badante non ha ancora raggiunto un anno di servizio, non dovrà aspettare l’anno successivo per fruirle, perché le possono essere concessi tanti dodicesimi del periodo di ferie, quanti sono i mesi di servizio realmente espletato. Ai fini del computo del periodo di maturazione delle ferie, la frazione di anno infatti è calcolata in dodicesimi. Nel conteggio delle ferie non sono comprese quelle concesse dal datore di lavoro a causa di propri impedimenti. Anche le frazioni di 15 giorni parimenti si computano come mese intero. Calcolo: (1/12 x n.° mesi di lavoro) x  n.° giorni di ferie.

Esempio:  al lavoratore a servizio intero che ha prestato attività per 2 mesi spetteranno 2/12simi x 26 giorni di ferie = 4 giorni e 3 ore).

Presenza effettiva

Sono da considerarsi come effettiva presenza in servizio, e dunque valevoli ad ogni effetto al fine della determinazione del ciclo di ferie, i periodi di assenza per: malattia o infortunio; permessi retribuiti; i periodi di congedo per maternità, paternità o adozione; congedo matrimoniale; le ferie stesse.

Malattia o infortunio durante o prima delle ferie

In caso di malattia o infortunio durante il periodo di ferie o appena prima di esse, si può chiedere al datore di lavoro di convertirle in congedo per malattia o infortunio e di prendere le ferie annuali non godute in una data successiva. Se non è possibile consumare tutte le ferie all’interno dell’anno di riferimento a causa di evento morboso o infortunio, si ha il diritto a trasferire le ferie all’anno successivo.

Ferie durante la maternità

Non è permesso fruire delle ferie durante il congedo di maternità.

Osservatorio sul precariato. Pubblicati i dati di maggio 2015

Nei primi cinque mesi del 2015 aumentano, rispetto al corrispondente periodo del 2014, le assunzioni a tempo indeterminato (+152.722), aumentano anche i contratti a termine (+51.270) mentre diminuiscono le assunzioni in apprendistato (-19.021). La variazione netta tra i nuovi rapporti di lavoro e le cessazioni, pari rispettivamente a 2.351.183 e 1.835.097, è di 516.086 nel periodo gennaio – maggio 2015; nello stesso periodo dell’anno precedente è invece stata di 233.702. Nei primi cinque mesi del 2015 le nuove assunzioni a tempo indeterminato stipulate in Italia, rilevate da Inps, sono state 760.059, il 25,1% in più rispetto all’analogo periodo del 2014.

Le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine, comprese le “trasformazioni” degli apprendisti, sono state 261.877 (l’incremento rispetto allo stesso periodo del 2014 è del 20,5%). Pertanto, la quota di assunzioni con rapporti stabili è passata dal 34,60% dei primi cinque mesi del 2014 al 39,11% dei primi cinque mesi del 2015. In particolare, nel corso del mese di maggio 2015 la quota di nuovi rapporti stabili è stata pari al 41,5%, in calo di 2,6 punti percentuali rispetto al mese di aprile (44,1%). Sul complesso delle assunzioni e trasformazioni a tempo indeterminato effettuate nel corso del mese di maggio 2015, oltre il 59% fruisce dell’esonero contributivo triennale introdotto dalla legge di stabilità 2015. Nel periodo gennaio-maggio 2015, le cessazioni a tempo indeterminato sono state 619.031, il 6,7% in meno rispetto ai primi cinque mesi del 2014, quando erano state 663.257. Sommate a quelle degli apprendisti e dei rapporti a termine, il numero delle cessazioni rilevate nei primi cinque mesi del 2015 è di 1.835.097, il 5,0% in meno rispetto allo stesso periodo del 2014, quando erano state 1.932.510. L’incremento delle assunzioni a tempo indeterminato 2015 su 2014 risulta superiore alla media nazionale in Friuli-Venezia Giulia (+ 67,6%), in Umbria (+50,3%), in Emilia-Romagna (+43,7%), in Piemonte (+43,1%), nelle Marche (+40,3%), nel Trentino-Alto Adige (+39,0 %), in Liguria (+35,7%), in Veneto (+35,0%), in Lombardia (+30,1%), nel Lazio (+28,3%), in Sardegna (+27,0%) e in Toscana (+26,6%).

La distribuzione dei nuovi rapporti di lavoro per qualifica presenta, nel periodo 2015 in esame rispetto al 2014, un aumento della quota di impiegati, che passa da 23,8% a 31,5%, questa variazione comporta una diminuzione delle quote degli operai e degli apprendisti. In aumento anche il lavoro full time rispetto al part time, i nuovi rapporti di lavoro a tempo pieno rappresentano il 67,4% del totale delle nuove assunzioni nei primi cinque mesi del 2015, in aumento di 4,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2014. I dati completi sono consultabili nella sezione di informazione, pubblicata sulla home page del sito istituzionale dell’Inps (www.inps.it) dal titolo “Osservatorio sul precariato”, dove ogni 10 del mese vengono pubblicati gli aggiornamenti tabellari dei nuovi rapporti di lavoro e delle retribuzioni medie. In allegato le tabelle che saranno disponibili sul portale www.inps.it.

Banca dati delle prestazioni agevolate. Pubblicate le Faq

Il decreto direttoriale n. 8 del 10 aprile 2015 ha disciplinato le modalità attuative dei flussi informativi e il disciplinare tecnico relativo alla Banca dati della prestazioni sociali agevolate condizionate all’Isee, componente essenziale del Casellario dell’Assistenza, istituita presso l’Inps. I dati che alimentano la Banca dati sono obbligatoriamente trasmessi dagli enti locali e dagli altri enti erogatori di prestazioni sociali agevolate. In fase di avvio della Banca dati, i predetti enti hanno formulato numerosi quesiti, soprattutto con riferimento alle modalità di accesso al servizio e alle tipologie di prestazioni da inserire. L’Istituto, di concerto con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha quindi formulato apposite “Faq”, da pubblicare nel sito web istituzionale e allegate al messaggio 4609 del 7 luglio. Le Faq saranno inoltre disponibili nella pagina intranet del progetto “Popolamento ed implementazione del Casellario dell’Assistenza per la raccolta, la conservazione e la gestione dei dati, dei redditi e di altre informazioni relativi ai soggetti aventi titolo alle prestazioni di natura assistenziale”.

Pensioni da fame: quasi la metà sotto i 700 euro

Sono 1,9 milioni i pensionati che percepiscono assegni medi mensili sotto i 300 euro, per l’esattezza 286,9 euro, mentre ammontano a 4,7 milioni quelli la cui pensione media non supera i 700 euro mensili. Complessivamente un ‘esercito’ di 6,6 milioni di persone, il 42,5% del totale, dunque, non arriva a 700 euro. I dati emergono dal Rapporto annuale Inps 2014. Circa 3,6 milioni di pensionati, invece, stima ancora l’Inps, il 23,5% del totale, ricevono una prestazione compresa tra 1.000 e 1.500 euro assorbendo circa il 22% della spesa pensionistica annua (59 miliardi), mentre un ulteriore 17,2% di beneficiari (circa 2,7 milioni di pensionati) percepisce redditi compresi tra 1.500 e 2.000 euro mensili, pari al 22,2% della spesa totale. E’ il 12,2% dei pensionati, circa 1,9 milioni, invece ad avere trattamenti di quiescenza che oscillano tra i 2.000 e i 3.000 euro lordi assorbendo il 21,7% della spesa lorda complessiva, per un totale di oltre 58 miliardi di euro. Infine, sono 724.250 i soggetti, il 4,6% del totale dei pensionati Inps, a incassare assegni pensionistici oltre 3.000 euro mensili, per una media mensile di 4.336 euro lordi. Prestazioni queste che hanno un costo di 41 miliardi l’anno assorbendo il 15,2% della spesa totale. La ‘parità’ di genere è lontana per le donne pensionate: la discontinuità della loro vita lavorativa infatti assegna una concentrazione maggiore nelle classi di importo più basso e una progressiva riduzione del loro peso al crescere dell’assegno: 3 pensioni su 4 sotto i 500 euro, il 62,6%, sono ‘rosa’ contro il 37,4% degli uomini, mentre solo 1 pensionato su 4 è donna oltre i 3000 euro. Anche fino a 1000 euro il 67,2% è donna contro il 32,8% degli uomini. Tra i lavoratori pubblici sono i magistrati a beneficiare del trattamento previdenziale più alto: 9.573 euro lordi la pensione media mensile. Segue il Comparto Università con 3.565 euro medi mensili e le Forze Armate con oltre 3mila euro.

Un quarto della popolazione è povera – Stando al Rapporto dell’Inps, la crisi economica che dal 2008 ad oggi ha falcidiato il Paese ha lasciato dietro di sé una lunga scia di povertà aggravando e peggiorando le condizioni dei più deboli: in cinque anni la quota totale di persone povere è aumentata di 7 punti percentuali fino a raggiungere il 25% della popolazione, ovvero 15 milioni di persone. Non solo. Il 10% più povero della popolazione ha sperimentato, tra il 2008 e il 2013, una contrazione reale del proprio reddito vicino al 30% mentre, nello stesso momento, la diseguaglianza dei redditi è lievitata a tassi sostenuti, con un incremento dell’indice relativo pari al 39% tra il 2008 e il 2013 (da 0,21 nel 2008 a 0,32 nel 2013). Un trend che si intreccia con l’andamento dell’occupazione, che ha lasciato sul terreno dal 2008 al 2014 circa 800mila posti di lavoro ma soprattutto con il “forte prolungato rialzo della disoccupazione”. E’ tra i disoccupati dunque che il rischio di povertà è progredito; soprattutto tra gli over 50 il cui numero dei senza lavoro è triplicato nell’arco di 6 anni.

Pensioni. Cgil, Cisl e Uil: Cambiare legge Fornero 

“Abbiamo convenuto sulla necessità di cambiare la Fornero, metteremo in campo iniziative per far rapidamente aprire il tavolo del confronto”. Lo ha recentemente detto il segretario Uil Carmelo Barbagallo dopo l’incontro che ha avuto con i segretari di Cigil, e Uil. Barbagallo ha in particolare spiegato che la Fornero “ha pianto ma ha fatto piangere molti lavoratori. Il segretario della Cisl Annamaria Furlan ha dal canto suo parlato di “peggior legge pensionistica europea” auspicando in proposito che “il ministro Poletti convochi al più presto i sindacati per aprire un confronto su una possibile flessibilità in uscita”. Sempre al riguardo, il segretario generale Cisl, Annamaria Furlan, ha spiegato: “E’ ora di cambiare la legge Fornero” sulle pensioni e Cisl, Cgil e Uil hanno definito un “percorso unitario” che porti a un confronto “rapido con il Governo” sulla base della piattaforma messa a punto congiuntamente. dopo l’incontro unitario, tutte e tre le sigle sindacali hanno affermato. “E’ il momento che il ministro Poletti ci convochi” sulla “flessibilità in uscita”.

Anche sul versante vertenziale si chiede di attivare ”un cantiere aperto” sul futuro dei contratti di lavoro. Almeno stando sempre a quanto emerso durante la riunione dei segretari di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. ”E’ importante che le piattaforme in essere seguano un regolare percorso per i rinnovi contrattuali”, ha espressamente puntualizzato Camusso, nel corso della conferenza stampa che ha seguito l’incontro. ”E’ fondamentale che il sindacato sia protagonista della proposta”, ha invece aggiunto Furlan. ”Il rinnovo dei contratti è la risposta alla crisi per restituire potere d’acquisto ai lavoratori”, ha in conclusione sottolineato Barbagallo.

 Carlo Pareto 

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