sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Intercettazioni. E il caso Crocetta arriva a Roma
Pubblicato il 21-07-2015


Rosario Crocetta-SiciliaE il caso Crocetta arriva a Roma. E non poteva essere altrimenti, essendo ormai diventato un caso nazionale e non solo di politica regionale interna al Pd. Infatti il segretario siciliano Fausto Raciti potrebbe incontrare il segretari del partito Matteo Renzi giovedì prossimo per discutere della situazione politica in Sicilia. Intanto oggi è stato il giorno del contrattacco di Crocetta. Il suo legale in conferenza stampa ha chiesto i danni, e tanti: “Faremo un’azione civile risarcitoria chiedendo a L’Espresso 10 milioni di danni”.  Oltre all’azione risarcitoria nei confronti de L’Espresso, il legale di Rosario Crocetta, Vincenzo Lo Re, ha annunciato querela in sede civile per Il fatto quotidiano e per il giornalista Pietrangelo Buttafuoco, con la richiesta di un milione di euro di risarcimento per l’articolo in cui Antonio Presti userebbe termini denigratori per il governatore. Inoltre una denuncia il sede penale è stata annunciata da Lo Re nei confronti del senatore Maurizio Gasparri per le sue dichiarazioni ritenute diffamatorie su Crocetta. Vincenzo Lo Re ha attaccato duramente: “Non c’è alcun giallo sull’intercettazione pubblicata da L’Espresso: non si possono mettere sullo stesso piano le dichiarazioni del procuratore di Palermo Francesco Lo Voi (che smentisce l’esistenza della frase attribuita al medico Matteo Tutino, riportata dal giornale, ndr) e quelle di un tale Luigi Vicinanza”. Ha detto riferendosi al direttore del settimanale.  Lo Re ha specificato che la richiesta danni riguarderà “l’editoriale L’Espresso, il direttore del settimanale, e i due giornalisti che hanno scritto l’articolo in cui si parla della telefonata tra Tutino e Crocetta”.

Una parte dell’eventuale ricavato dalla causa sarà dato in beneficenza, ha detto. “L’omessa vigilanza e l’omessa verifica sulla veridicità di questa intercettazione – ha spiegato Lo Re –  ha letteralmente distrutto e massacrato l’immagine personale, politica e professionale di Rosario Crocetta”. “L’Espresso – ha aggiunto – si è difeso dicendo che l’intercettazione è secretata. Ma la secretazione è un decreto del pm, lo stesso che più volte ha smentito l’esistenza dell’intercettazione sia ambientale che telefonica”. Il legale ha ricordato in apertura di conferenza stampa “l’impegno antimafia del presidente della Regione siciliana che è stato minacciato di morte e ha subito intimidazioni pesanti”. “Non accetteremo – ha detto ancora il legale del presidente della Regione siciliana – che Rosario Crocetta, che ha rischiato la vita per il suo impegno antimafia, passi per connivente di chi non voleva Lucia Borsellino al governo regionale.

Crocetta – ha continuato – ha sempre protetto Lucia Borsellino ed è sempre stato al suo fianco nei momenti difficili dell’assessore”. Alla causa annunciata dai legali di Crocetta la Direzione dell’Espresso replica affermando che “può diventare l’occasione processuale per comprovare la piena correttezza del comportamento de L’Espresso e per fare definitiva chiarezza su quanto è avvenuto”.  A ribadire che l’intercettazione non esiste è stato il procuratore di Caltanisetta Sergio Lari. “L’intercettazione tra Crocetta e Tutino – ha detto – non è agli atti della Procura di Caltanissetta. Se avessimo un’indagine su Tutino e quella conversazione, lo sapremmo”.  “Posso pensare – ha proseguito Lari – ma è solo una mia ipotesi, che quella intercettazione, posto che esista, possa essere stata captata in maniera illegale. In questo caso, ovviamente, il giornalista ha il dovere di capire se è così, anche se non è facile”. L’ipotesi che l’intercettazione possa essere contenuta in atti di inchiesta di altre procure era apparsa su alcuni organi di stampa e oggi è stata rilanciata – con una battuta – dall’avvocato Vincenzo Lo Re, legale di Crocetta.

Ma il nodo resta politico e va oltre l’esistenza o meno di quella intercettazione. Con Crocetta che resta, per ora, al suo posto e non sembra intenzionato a cedere alle pressioni per le sue dimissioni che arrivano da più parti e in particolare dal suo partito di appartenenza.  “Se me ne devo andare – ha detto – lo farò per motivi politici e non per le false intercettazioni che hanno offeso non solo me, ma anche il parlamento e tutti i siciliani”. “Prima faccio le riforme poi do la mia disponibilità all’Assemblea siciliana per decidere se porre fine alla legislatura” ha concluso il presidente della Regione siciliana.

Intanto l’Ars ha respinto con voto segreto le dimissioni del deputato regionale renziano, Fabrizio Ferrandelli. Su 48 deputati presenti in aula, 24 hanno votato a favore, 20 contrari e 4 astenuti; il quorum per l’accettazione era di 25. Secondo la procedura, se Ferrandelli riproporrà le proprie dimissioni gli uffici dell’Ars a questo punto ne prenderanno atto. Il deputato ha deciso di lasciare lo scranno in polemica con Crocetta, di cui da tempo ne chiede le dimissioni. Insomma un capitolo ancora pieno angoli bui e molto lontano dall’essere chiuso.

Redazione Avanti! 

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