lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Intercettazioni e carcere, maggioranza divisa
Pubblicato il 24-07-2015


Pdl-IntercettazioniUn emendamento al ddl sul processo penale, lunedì in Aula, a firma NCD, approvato nottetempo, prevede il carcere in tema di intercettazioni. Una norma eccessiva che non sembra piacere né al ministro Orlando né alla relatrice del provvedimento, ma che è invece difesa dal partito di Alfano. Duri i 5 Stelle che parlando di ‘legge bavaglio’ mentre il socialista Buemi critica “i colpi di mano notturni”, invita alla cautela quando si tratta di diritto all’informazione e prevede modifiche al Senato.

IL CASO CROCETTA
Com’era prevedibile, l’intercettazione tra il Presidente della regione Sicilia, Crocetta e il suo medico personale Tutino – anche se forse neppure esiste – con le frasi terribili di costui su Silvia Borsellino e il presunto silenzio dello stesso Crocetta, hanno riacceso lo scontro mai sopito sul tema delle intercettazioni. La stretta alla diffusione delle intercettazioni che riguardano “terzi” è nell’agenda del Governo da tempo, ma sarebbero stati proprio gli ultimi eventi che avrebbero dato la spinta finale al giro di vite.

Questa volta l’oggetto dello scontro è un emendamento al Disegno di legge sul Processo Penale, a firma di Alessandro Pagano (Ncd-Udc), che arriva a prevedere come sanzione il carcere per “chiunque diffonda, al fine di recare danno alla reputazione o all’immagine altrui, riprese o registrazioni di conversazioni svolte in sua presenza e fraudolentemente effettuate, è punito con la reclusione da 6 mesi a 4 anni. La punibilità è esclusa quando le riprese costituiscono prova nell’ambito di un procedimento dinnanzi all’autorità giudiziaria o siano utilizzate nell’ambito di esercizio del diritto di difesa”.

PIÙ DIFFICILE L’INCHIESTA GIORNALISTICA
A parte la debolezza del testo – lega la sanzione alla intenzionalità del danno che difficilmente può essere accertata – una norma di questo genere renderebbe assai difficile raccogliere testimonianze che si sono rivelate preziose per illustrare reati e malcostume soprattutto nell’ambito pubblico. Il testo sembra quasi scritto per impedire che continuino a fare il loro meritorio lavoro di denuncia trasmissioni di inchiesta come Report di Milena Gabanelli e neppure di venire a conoscenza delle telefonate tra il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il generale della GdF, Adinolfi circa la presunta incapacità a governare di Enrico Letta.

Gli esempi sono davvero tanti. Li ricorda Il Fatto quotidiano scrivendo che “il provvedimento va a colpire direttamente la pubblicazione di materiale raccolto all’insaputa dell’interlocutore e dunque potrebbe interessare molte delle inchieste giornalistiche che non diventano necessariamente prova in un processo penale. Ad esempio i servizi con telecamera nascosta per vedere lo stato dei cantieri di Expo 2015 a pochi giorni dall’inaugurazione, il viaggio dei migranti al confine per lasciare l’Italia oppure le denunce dei “pianisti” in Parlamento grazie a video “rubati”. Non sarebbe più possibile nemmeno la pubblicazione delle immagini del lobbista che si incontra con i deputati a Montecitorio, diffuso ai tempi dal Movimento 5 Stelle e ripreso da vari giornali. Nel mirino però ci potrebbero essere non solo i reportage su scandali o corruzione, ma anche i servizi di tipo politico. E qui la lista si fa lunga: il famoso ‘fuorionda’ dell’intervista di Gaetano Pecoraro su La7 all’ex M5S Giovanni Favia; gli ‘sfoghi’ di Roberto Formigoni in aeroporto mentre litiga con il personale; il video di Antonio Razzi mandato in onda su La7 (‘Gli intoccabili’) che dice: ‘Per dieci giorni mi fottevano la pensione’.”

MAGGIORANZA DIVISA
Il ddl approderà in assemblea a Montecitorio lunedì 27 per l’avvio della discussione generale, ma già sono emersi distinguo e differenze profonde all’interno della stessa maggioranza.

“Ho riserve – dice il ministro della Giustizia Andrea Orlando – di carattere generale, sulle sanzioni, ho delle perplessità, delle riserve e c’è una riflessione da fare”. “Questo è un emendamento che dovremmo valutare nell’impatto complessivo, perché in generale sono contrario alle sanzioni che prevedono il carcere per veicolazione di informazioni. Va specificato che si va a colpire chi carpisce informazioni in via fraudolenta”. “Non è l’orientamento del governo prevedere la galera per i giornalisti, c’è ancora il bicameralismo, vedremo il testo finale”, aggiunge il ministro.

E se il ministro si mostra tutt’altro che entusiasta, la relatrice del ddl Donatella Ferranti (PD), si dice pronta a “piccoli ritocchi”. “La ratio di queste norme è la tutela dei privati” “nessuno vuole mettere il bavaglio ai giornalisti. Come relatore sono disponibile a riflettere su piccoli aggiustamenti che possano servire a chiarire la norma”. La modifica consisterebbe in un ritocco per chiarire che il lavoro giornalistico è fatto “salvo” e quindi “che là dove la registrazione è necessaria al lavoro giornalistico ci sia un discrimine”.

Il viceministro della Giustizia, Enrico Costa (Ncd-Udc), sembra però di tutt’altro parere e spiega che “la riforma del processo penale è un tassello fondamentale dell’attività di Governo, con un obiettivo preciso: accelerare i tempi dei processi senza compromettere le garanzie. Le norme sulle intercettazioni, contenute nel testo, sono sacrosante e le polemiche strumentali. Le intercettazioni sono strumenti essenziali per cercare le prove dei reati, non per alimentare il gossip sui giornali”.

BUEMI: IL SENATO ESISTE ANCORA
Certamente il cammino della legge non sarà agevole. Enrico Buemi, senatore del PSI, sottolinea come “una questione così seria non si possa trattare con colpi di mano notturni. I testi devono essere adeguatamente elaborati e valutati temendo conto, come giustamente sottolinea il ministro Orlando, del loro impatto sulla norma nel suo complesso. Per quanto riguarda poi le sanzioni – aggiunge – ci deve essere una particolare accortezza quando si va a toccare il diritto sacrosanto all’informazione e queste devono essere equilibrate e non immaginate come un randello da dare in testa a qualcuno.

Inutile ricordare che l’informazione svolge una funzione essenziale in un regime democratico. Dobbiamo sì, scoraggiare l’intercettazione fraudolenta, ma anche l’uso delle intercettazioni effettuate con tutti i crismi di legge che però vengono diffuse attraverso i media anche se non hanno nulla a che fare con un processo in corso e non hanno nessuna rilevanza dal punto di vista penale, ma sono in grado di arrecare danni seri alle persone. Quando la legge arriverà al Senato, che è ancora nel pieno delle sue funzioni costituzionali – conclude – daremo il nostro contributo di equilibrio e competenza per impedire che venga fatto un uso illegittimo e distorto delle intercettazioni, ma anche per garantire i principi di democrazia e trasparenza sui comportamenti di chiunque e soprattutto quando si tratta di soggetti che rivestono incarichi pubblici”.

L’ULTIMA PAROLA AL GOVERNO
Quanto però proprio alla disciplina delle intercettazioni il testo licenziato dalla Commissione ha una formulazione piuttosto vaga e lascia al Governo il compito di intervenire. “Si prevede”, recita il testo, “una revisione della disciplina delle intercettazioni telefoniche o telematiche” che possa assicurare una maggiore tutela dei diritti alla riservatezza dei “terzi estranei”, dei “soggetti soltanto casualmente intercettati” e delle conversazioni “del tutto estranee all’oggetto dell’accertamento e quindi del tutto irrilevanti”.

Durissima l’opposizione dei 5 Stelle, che definiscono la norma ‘legge bavaglio’ e accusano maggioranza e governo di aver approvato un emendamento “porcata a danno della libera informazione”. “Non volete le intercettazioni perché ne avete paura, perché avete sempre qualcosa da nascondere e da temere, la trasparenza è vostra nemica naturale”.

C. Co.

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