domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Caos intercettazioni, il governo fa marcia indietro
Pubblicato il 27-07-2015


DDL-intercettazioniContinua la polemica sulle intercettazioni e dopo l’emendamento bavaglio antigiornalisti che prevedeva anche il carcere per chi avesse pubblicato le registrazioni, il governo fa marcia indietro e il Pd presenta un emendamento a firma Verini-Ermini al ddl di riforma del processo penale che esclude la punibilità per i giornalisti che nel’ambito del diritto di cronaca utilizzano conversazioni registrate di nascosto. L’emendamento Pd è stato messo a punto dopo le polemiche accese del Movimento 5 Stelle alla proposta dell’Ncd Pagano, già rivista dalla commissione stessa, che fa esplicitamente riferimento al diritto di cronaca, escludendolo, e stabilisce che è reato la diffusione della registrazione al “solo” fine di diffamare.

Insomma ci mette una pezza per modificare una norma insensata e nata male. Una toppa inutile considerato che il reato di diffamazione già esiste e già esistono le relative sanzioni. L’emendamento sostituisce la norma contenuta nella legge delega con  questa formulazione: “Prevedere che costituisca delitto, punibile con la reclusione non superiore a quattro anni, la diffusione al solo fine di recare danno alla reputazione o all’immagine altrui, di riprese audiovisive o registrazioni di conversazioni, anche telefoniche, svolte in sua presenza ed effettuate  fraudolentemente. La punibilità è esclusa quando le registrazioni o le riprese sono utilizzabili nell’ambito di un procedimento amministrativo o giudiziario o per l’esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca”.  Sono in tutto tre le proposte di modifica presentate dai democratici: oltre a quella sugli ascolti, si modifica la norma con la quale la legge prevede che il PM abbia tempo 3 mesi per decidere se chiedere l’archiviazione o esercitare l’azione penale allo spirare del termine di durata massima delle indagini preliminari o dalla scadenza del termine previsto dall’articolo 415 bis del codice di procedura penale. Con l’emendamento Pd si prevede che i tre mesi cominciano a decorre comunque dal momento in cui è stato notificato alle parti l’avviso di conclusione delle indagini.

Si introduce quindi una norma transitoria per prevedere che questo termine diventerà operativo solo per i procedimenti che verranno avviati dopo che la legge è entrata in vigore:  le disposizioni, si legge infatti nel testo, “si applicano a procedimenti nei quali le notizie di reato sono iscritte nell’apposito registro di cui all’art. 335 codice di procedura penale successivamente all’entrata in vigore della presente legge”.  Quanto agli ascolti, Ncd resta ferma sulle sue posizioni e non presenta modifiche all’emendamento a prima firma Pagano presentato in commissione.

La riforma del processo penale, con 34 articoli, è approdata oggi in Aula a Montecitorio, i tempi della discussione non sono contingentati. In ambienti parlamentari non si esclude che il provvedimento possa essere licenziato in prima lettura dopo la pausa estiva, anche se nella maggioranza c’è chi ripete che non spaventa l’ostruzionismo che M5S potrebbe mettere in atto in Aula e c’è chi ventila tranquillamente l’ipotesi di lavorare anche nei fine settimana.

Il primo ad aver espresso perplessità sull’emendamento era stato il ministro della giustizia Andrea Orlando che ha detto che sulla proposta di riforma il Pd ha una posizione unanime”. L’emendamento Pagano “è un emendamento che viene da un’altra forza politica. Il Pd ha ritenuto condivisibile l’istanza di fondo. Ma si sono manifestate perplessità sulle modalità attraverso le quali questa istanza, che ripeto va difesa, veniva tutelata”. “Credo che anche la rapidità con la quale si è ritenuto di dover riscrivere la norma dimostri che non c’era alcuna volontà di colpire la stampa”. La strada che la maggioranza sembra seguire è quella di creare una sorta di clausola di salvaguardia per i giornalisti facendo però emergere interrogativi sull’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.

Il capogruppo del Pd alla Camera Ettore Rosato nega che sia stato messo un bavaglio. “La norma è molto chiara, e avremo modo di dimostrarlo in Aula durante la discussione del provvedimento. Non c’è nessuna volontà di mettere bavagli, tanto meno ai giornalisti che devono continuare a fare il loro prezioso lavoro. Il nostro intento è solo quello di impedire che le intercettazioni irrilevanti dal punto di vista penale sia usate o strumentalizzate”. Per il M5S quella in discussione è una riforma piena “di trappole che sembrano studiate appositamente per andare contro i cittadini e favorire poteri forti e criminalità, speriamo che la maggioranza possa ripensare ad alcuni punti del testo o faremo opposizione senza tregua”. “Abbiamo depositato più di seicento emendamenti di cui cento di merito. Siamo pronti a ritirare gran parte di questi se il Governo accoglierà alcune nostre richieste che riteniamo fondamentali. Eliminare la delega sulle intercettazioni, l’emendamento Pagano sulle registrazioni, l’enunciato che dà solo tre mesi di tempo al pm per decidere, alla fine delle indagini preliminari, se chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione e la revisione delle preclusioni ai benefici penitenziari. Su questi punti non arretreremo di un centimetro”.

Brunetta, capogruppo alla Camera di Forza Italia spiega la posizione del suo partito: “Il problema non sono le intercettazioni, che sono uno strumento d’indagine straordinario per colpire i criminali, il problema è l’uso e l’abuso che si è fatto e che si continua a fare delle intercettazioni.  Il problema è la fuoriuscita delle intercettazioni dagli ambienti giudiziari a fini di mala giustizia o di lotta politica, o quello che è avvenuto con ‘L’Espresso’ e Crocetta di recente”. Molte perplessità sul testo sono state espresse anche dall’ex ministro della Giustizia e Giudice costituzionale Carlo Maria Flick per  il quale “il testo sembra voler punire chi diffonde le intercettazioni, non chi le fa. E questo mi pare un po’ freudiano”.

Ginevra Matiz

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