giovedì, 8 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

RITORNO AL FUTURO
Pubblicato il 14-07-2015


Assalto ambasciata Usa-Teheran 1979

La presa degli ostaggi nell’assalto all’ambasciata USA di Theran il 4 novembre 1979

“L’accordo è formalmente concluso. Si apre un nuovo capitolo nelle relazioni internazionali”. È questo il commento del ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif. “È il risultato di un lavoro molto duro di tutti noi, ringrazio tutti coloro che siedono a questo tavolo e anche chi sta dietro e ha lavorato per mesi e anni per raggiungere questo punto. Un segnale di speranza lanciato al mondo”. Ha detto ancora Zarif. Ci sono voluti ben nove anni, ma alla fine si è riusciti a dare un nuovo sbocco a un canale di rapporti che sembrava chiuso ormai dal lontano 1979, con la crisi degli ostaggi dell’ambasciata statunitense a Teheran. Non solo, ma soprattutto cambia in questo modo il sistema delle alleanze Usa in MO e conseguentemente quello europeo. Grande protagonista dei negoziati è stata soprattutto l’Europa, la stessa che da qualche tempo e in particolare in questi ultimi giorni, è stata accusata di essere una semplice Unione monetaria senza alcuna valenza politica. L’Europa con questo accordo, sostenendolo all’inizio e portandolo avanti in primo piano, anche con embarghi e sanzioni, ha riacquistato una valenza diplomatica alla pari degli Usa. “Non è solo un accordo, ma è buon accordo, per tutti” ha detto l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Federica Mogherini, in conferenza stampa, “contribuirà in modo positivo alla pace e sicurezza regionale e internazionale”.

NUOVI EQUILIBRI IN MEDIORENTE?
La prima conseguenza dell’accordo è sicuramente il cambiamento delle alleanze Usa in Medioriente, se era già palese che tra il Presidente Obama e il Premier Netanyahu i rapporti fossero freddi già prima, con la firma dell’accordo i rapporti tra i due Stati rischiano di incrinarsi seriamente. Il presidente americano Barack Obama cerca di rassicurare e tenere a bada l’ira di Israele con un messaggio: “Grazie all’accordo, la comunità internazionale potrà verificare che l’Iran non sviluppi l’arma atomica. Teheran sarà privata del 98 per cento delle sue attuali riserve di uranio arricchito. E’ un accordo che non si basa sulla fiducia ma sulla verifica. Se l’Iran violerà l’accordo tutte le sanzioni saranno ripristinate e ci saranno serie conseguenze. Nessun accordo avrebbe significato nessun limite al programma nucleare iraniano. Gli Stati Uniti manterranno le sanzioni contro l’Iran collegate alla violazione dei diritti umani”. Poi, un monito al Congresso Usa: “Sarebbe irresponsabile allontanarsi da questo accordo. Porrò il veto a qualsiasi legge che si opporrà alla sua attuazione”. Il veto presidenziale comporta il ritorno della legge alle Camere per un’approvazione a maggioranza qualificata dei due terzi. Se per gli Usa Israele resta l’alleato storico indiscutibile, l’interrogativo resta invece per l’altro alleato in Medioriente, l’Arabia Saudita. Un funzionario dell’Arabia Saudita ha commentato l’accordo delle potenze mondiali sul nucleare iraniano, dicendo che da una parte significherà sicuramente “un giorno felice” se si guarda alla possibilità che si offre all’Iran, ma dall’altra l’accordo si potrebbe rivelare molto negativo se si permetterà a Teheran di “devastare la regione”. Aggiungendo che l’Iran ha destabilizzato l’intero Medio Oriente attraverso le sue attività in Iraq, Siria, Libano e Yemen, e che se l’accordo permetterà ulteriori concessioni, la regione diventerà ancora più pericolosa.

UN ACCORDO, MOLTI I PUNTI.
Per quanto sia stato importante avere una figura moderata alla presidenza iraniana, come Rouhani, non bisogna dimenticare però che gli emissari del regime di Teheran hanno deciso di sedersi al tavolo del negoziato solo in cambio della revoca delle sanzioni internazionali. Con l’accordo l’Iran avrà immediatamente accesso a beni congelati per più di 100 miliardi di dollari, 90,5 miliardi di euro.
– 5 anni. L’embargo Onu sulle armi all’Iran resterà in vigore per cinque anni.
– 8 anni. Restano per otto anni le sanzioni Onu che impediscono l’acquisto di missili per Teheran.
– 10 anni . Teheran non potrà produrre materiale sufficiente per la costruzione di un’arma atomica per almeno 10 anni. Nei primi 10 anni, il numero di centrifughe (attualmente 19 mila di cui 10 mila attive) sarà ridotto a 5.060, mentre altre 1.044 verranno in parte convertite per la produzione di isotopi per uso medico. per i primi dieci anni, continueranno le attività di ricerca e sviluppo su centrifughe avanzate ma non finalizzate ad accumulare uranio arricchito.
– 15 anni. Per 15 anni il reattore di Arak resterà l’unico ad acqua pesante e non verrà usato per produrre plutonio ma convertito per usi medici e industriali, l’Iran ha accettato una moratoria di 15 anni sull’arricchimento dell’uranio al di sopra del 3,67%. Verrà condotto presso Natanz; il sito di Fordo non svolgerà né attività di arricchimento né verrà usato come deposito di materiale fissile. l’Iran non conserverà più di 300 chili di uranio a basso livello di arricchimento; tutto quello in eccesso verrà smaltito o venduto per 15 anni.

Il tutto sarà garantito dall’accesso agli ispettori dell’Aiea ai siti militari come Parchin, anche se l’accesso non sarà automatico, Teheran ha il diritto di rifiutarsi appellandosi a un tavolo arbitrale composto dall’Iran e dalle potenze del ‘5+1′. E in caso di violazioni dell’accordo da parte di Teheran, le sanzioni verrebbero reintrodotte entro 65 giorni (il collegio dei 5+1 avrà 30 giorni per decidere se portare la questione al vaglio del Consiglio di Sicurezza Onu, che avrà altri 30 giorni per esprimersi tramite una votazione a maggioranza in cui nessuno Stato avrà diritto di veto).

UNA PREGHIERA ESAUDITA
Non solo da parte americana e occidentale si festeggia in nuovo inizio, anche da parte iraniana. Stasera a Teheran infatti si festeggerà l’accordo tra le parti.
“Nel mese del Ramadan di quest’anno.. molte persone nelle loro preghiere, nelle loro suppliche durante la grande notte hanno pregato dio onnipotente affinché il team dei negoziatori iraniani raggiungesse un buon accordo e adesso posso annunciare alla grande nazione dell’Iran che Dio ha accettato queste preghiere e ha risposto alle loro preghiere”, così il presidente iraniano Hassan Rohani sull’accordo sul nucleare.

IL FRUTTO DELLA DETERMINAZIONE POLITICA
Da tenere ben presente che a far da padrone è stato anche il pugno di ferro tenuto dai 5+1. L’inasprimento del regime sanzionatorio, con l’entrata in vigore il 1 luglio 2012 dell’embargo UE sulle importazioni di petrolio iraniano, ha sicuramente giocato un ruolo importante nel riportare l’Iran al tavolo negoziale, ma anche il segnale di apertura da parte del collegio che portano a un accordo provvisorio (JPA, Joint Plan of Action) per il congelamento temporaneo del programma nucleare, in cambio di un parziale alleggerimento delle sanzioni.

“Dopo 12 anni di incertezza sul programma nucleare iraniano, siamo riusciti a scongiurare lo scenario peggiore. Ora si apre un nuovo, storico, capitolo per il dialogo”. Lo afferma Sergei Stanishev, presidente del Partito socialista europeo, sull’accordo raggiunto sul programma nucleare iraniano. “In questi tempi difficili e pericolosi -continua- vogliamo ringraziare le parti negoziali per la loro determinazione politica nella ricerca di nuovi terreni di collaborazione”. Il presidente del Pes sottolinea che “i negoziati non sono cominciati nelle migliori circostanze. Nonostante lo scetticismo e molti ostacoli lungo il percorso, dobbiamo riconoscere che la diplomazia discreta dell’Unione europea sta dando i suoi frutti”.Il Pse, dice il suo presidente, “si congratula con l’alto rappresentante Ue per gli Affari esteri, Federica Mogherini, per i suoi enormi sforzi nel facilitare i colloqui e arrivare all’accordo. Anche i ministri degli Esteri di Francia e Germania meritano un elogio per il ruolo cruciale che hanno entrambi giocato per aver reso possibile questo accordo”.

Maria Teresa Olivieri

Per saperne di più:
Iran. Un accordo storico, grazie alla diplomazia
Iran. Accordo vicino, ma nulla è scontato
Iran. Stretta finale sull’accordo nucleare
Accordo sul nucleare iraniano, Israele protesta
Usa e Israele ai ferri corti sul nucleare iraniano

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento