lunedì, 5 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

L’accordo con l’Iran fa bene anche all’Italia
Pubblicato il 15-07-2015


Iran-accordo nucleareBarak Obama ‘avverte’ un Congresso dove i repubblicani minacciano di non votare l’accordo sul nucleare con l’Iran che l’alternativa è una sola: la guerra.
Giustamente il presidente USA, difende e rivendica la sua ‘creatura’ di politica estera di maggior pregio dopo l’accordo con Cuba, un risultato che non è esagerato definire ‘storico’ e che è potenzialmente in grado di modificare profondamente non solo l’esplosivo scacchiere regionale, ma di influire anche sull’economia mondiale.

L’accordo di portata storica – siglato ieri a Vienna sul nucleare iraniano – per gli imprenditori italiani si traduce in un’autentica iniezione di fiducia e ottimismo. Sì perché con l’Iran l’Italia ha a lungo fatto ottimi affari e molti progetti sono stati annullati, ridimensionati o rimasti in sospeso con l’imposizione delle sanzioni che ha fatto seguito all’avvento di Khomeini al potere e alla rottura con gli Sati Uniti.

Secondo il ministro dello sviluppo, Federica Guidi, l’obiettivo dell’Italia è oggi quello di ritornare “ai livelli di un tempo” rafforzando legami che in questi anni non si sono mai interrotti. La Sace, che riassicura le imprese che lavorano all’estero, prevede quasi 4 miliardi di euro di export nel 2018 a fronte del miliardo registrato nel 2014.

Dunque vantaggi in tempi rapidi e di notevole portata per un’economia, quella italiana, che arranca dopo la crisi del 2008.

Con il ritiro delle sanzioni all’Iran, le imprese italiane puntano a recuperare il terreno perduto nell’interscambio commerciale che in questi anni è stato forzatamente ridimensionato.

L’Iran è un partner ottimo per l’Italia perché ha bisogno della grande capacità delle nostre imprese nel settore delle infrastrutture mentre il nostro Paese è un grande importatore di petrolio, materia prima in cima all’export iraniano. La stima è che Teheran possa vendere tra 250 e i 500mila barili al giorno entro fine anno, a cui aggiungere altri 500 mila a regime già nel prossimo anno.

Un ulteriore effetto benefico, su scala planetaria, è la pressione al ribasso sul prezzo medio del greggio, sia il Brent del Mare del Nord che il Wti scambiato a New York. Il petrolio a un prezzo più basso, significa un impulso positivo alla produzione industriale e ai consumi, con un effetto traino un po’ su tutta l’economia.

Inoltre poiché come tutte le principali materie prime il greggio è quotato in dollari, è l’aumento dell’offerta sul mercato può comportare una pressione al rialzo sul dollaro che dal nostro punto di vista, significa una pressione ribassista sull’euro, con un secondo vantaggio diretto sull’export dai Paesi europei.

Ancora, spiegano gli esperti, se si svaluta l’euro, le Borse europee tendono a salire proprio perché percepiscono il probabile vantaggio per l’export.

Insomma al di là dell’interesse alla pacificazione nei rapporti internazionali, l’Italia ha in questo caso anche interessi diretti molto concreti.

In questa luce resta incomprensibile la composizione del quintetto che ha negoziato con l’Iran. A Losanna con i tre ‘grandi’ – Usa, Russia e Cina – c’erano infatti anche la Francia e la Germania, ma non l’Italia eppure l’interscambio commerciale tra i due Paesi appena dieci anni fa era il più importante della UE mentre nell’ex Persia continuano a operare numerose aziende italiane e l’ENI, a causa dell’embargo sul petrolio (2012), ha progressivamente ridotto la sua presenza fino ad allora fortissima. Insomma l’Italia – che occupa oggi l’8.va posizione tra i Paesi che esportano in Iran e il 13.mo per merci importate e nel 2013 è seconda solo alla Germania – ha davvero tanto da guadagnare dalla normalizzazione dei rapporti con l’Iran e da una diminuzione della tensione nella regione.

Per saperne di più:
Il Maslahat cambierà l’Iran

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. la vedo dura. i BRICS avranno sicuramente approfittato di questo tempo, gli USA ora sono liberi di commerciarvi. E Francia, Uk non staranno a guardare.
    Comunque speriamo bene e godiamoci i possibili cali del prezzo del petrolio

Lascia un commento