venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Italcementi. Il titolo vola, timori per l’occupazione
Pubblicato il 29-07-2015


Italcementi-licenziamentiIl leader del calcestruzzo italiano, Italcementi vende al principale concorrente in Europa, precisamente ai tedeschi di Heidelberg. Stamattina è stato ufficializzato l’accordo tra Heidelberg e Italmobiliare, la holding che fa capo alla famiglia bergamasca Pesenti, grazie al quale i tedeschi hanno potuto rilevare la quota di controllo del 45%. Valore della transazione: 1,67 miliardi di euro. Con quest’accordo la famiglia Pesenti esce dopo un secolo da Italcementi, inoltre l’accordo prevede l’assegnazione a Italmobiliare, come parte del corrispettivo di acquisto, di una quota del capitale di HeidelbergCement, con questa partecipazione Italmobiliare diverrà il secondo azionista industriale di HeidelbergCement, con un rappresentante all’interno del consiglio di sorveglianza. L’anno prossimo dovrebbe concludersi l’operazione, un piano che riconosce a Italcementi una valorizzazione di 7 miliardi di euro e permetterà ai tedeschi di divenire il secondo più grande gruppo cementifero al mondo, alle spalle della messicana Cemex.

Italcementi +50% in Borsa
La notizia ha fatto schizzare il titolo a Piazza Affari tanto il titolo Italcementi entra nelle contrattazioni di Borsa con un rally +52% a 10,03 euro. In forte rialzo anche Italmobiliare che con +37%. Buzzi Unicem oltre +8%.

I conti in rosso negli ultimi 7 anni
Ma se già chi si traccia le vesti per l’addio di un altro pezzo di Industria made in Italy in mani straniere (per di più tedesche), resta da sottolineare che negli ultimi anni la Società dei nobili Pesenti non navigava esattamente in buone acque. La crisi economica non aveva risparmiato il settore edile, né tanto meno i leader del calcestruzzo italiano. All’inizio del 2013 i conti avevano evidenziato un rosso di 362,4 milioni di euro e un debito di 1,998 miliardi. Soltanto tre mesi prima, a fine 2012, la società dei Pesenti aveva svelato il Progetto 2015 con un taglio dei costi di circa 40 milioni di euro all’anno e alla cassa integrazione per 665 dipendenti su 2.500, che poteva poi trasformarsi in mobilità per circa 330 persone. Non è andata meglio nel 2014, quando i ricavi sono stati di 4,15 miliardi, con un margine operativo lordo di 644 milioni e un risultato dell’esercizio in rosso per 49 milioni. Quest’anno l’unica nota positiva per gli operai è stata la proroga di altri dodici mesi per la Cassa integrazione straordinaria a rotazione. L’azienda quindi per quanto prestigiosa, necessitava dunque di una ristrutturazione e/o di una spinta che la famiglia Pesenti da sola non è riuscita a dare. Numerose sono state le polemiche quando in piena crisi, mentre la Società annunciava la Cassa integrazione per 665 operai, venivano destinati un milione di stipendio e quasi 3 milioni e mezzo di bonus al Presidente Giampiero Pesenti a cui si aggiungevano altri tre milioni per il trattamento di fine mandato triennale.

Mucchetti: “Sempre meno grandi Imprese”
“L’offerta tedesca di 10,60 euro per azione è indubbiamente generosa. E’ vero che tra il 2005 e la prima metà del 2008 la quotazione media del titolo Italcementi è stata pari a 14,9 euro. Ma dal giugno 2008 a oggi la quotazione media era scesa a 5,9 euro. Va inoltre dato atto alla famiglia Pesenti e agli acquirenti che l’offerta è uguale per l’intera compagine azionaria”, così Massimo Mucchetti, presidente della commissione industria di palazzo Madama, commenta dal sul blog la notizia della vendita dell’azienda di cementi italiana ai tedeschi di Heidelberg.

“Certo, il fatto che questa iniziativa sia apparsa come un fulmine a ciel sereno può fugare i sospetti di insider trading che spesso accompagnano queste notizie. Ma la sequenza delle operazioni vuole anche dire che l’Italia ha ormai perso i luoghi dove si ragiona del futuro della sua grande impresa, dove si confrontano le alternative possibili anche al di là delle mere proposte delle merchant bank, interessate all’affare in tanto in quanto genera commissioni, ferma restando, ovviamente, la libertà di scelta finale dell’imprenditore o dell’azionista di riferimento”, conclude Mucchetti.

I sindacati temono per 3.000 dipendenti in Italia
Se l’accordo ha rimesso in moto l’azienda, ora il centro del problema resta quello degli operai, tra i quali 444 in Cassa integrazione. I sindacati del settore edile esprimono preoccupazione per gli aspetti occupazionali della cessione del controllo del gruppo del cemento Italcementi alla tedesca Heidelberg. “L’accordo con il quale Italcementi ha ceduto il 45% del Gruppo ai tedeschi di Heidelberg ci preoccupa nel metodo e nel merito, e getta ombre inquietanti sul futuro della società e sul destino dei circa 3.000 dipendenti italiani”, si legge in una nota congiunta dei segretari nazionali di FenealUil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil, Fabrizio Pascucci, Riccardo Gentile e Marinella Meschieri. Oltre ad essere avvenuto senza il coinvolgimento dei sindacati, l’accordo “non dà alcuna garanzia sia sul mantenimento dei livelli occupazionali rispetto al piano di ristrutturazione, che si concluderà a gennaio 2017, sia per quanto riguarda gli stabilimenti che la sede direzionale di Bergamo, nella quale lavorano circa 600 persone”, si legge nella nota nella quale si sollecita il governo a chiedere “garanzie sulla natura e sulla qualità del piano industriale”.

Maria Teresa Olivieri

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