lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Jobs Act. Addio alla privacy
dei lavoratori
Pubblicato il 06-07-2015


Ormai appare chiara la mission politica, e gli interessi economici retrostanti, del ‘Jobs Act’: disarticolare il ruolo sindacale (grazie anche ai tanti errori delle confederazioni!) e ripristinare la primazia datoriale in azienda. Coperta dal clamore della polemica sulla fine dell’art. 18 per i contratti a tempo indeterminato e a full time, era rimasta in ombra un’altra delega del ‘Jobs Act’, sempre in materia di modifica dello Statuto dei lavoratori: quella sui controlli a distanza dei dipendenti. Infatti, l’art. 4 della legge 300 del 1970 consentiva alle aziende di utilizzare sistemi per fini organizzativi e produttivi, attraverso cui controllare la prestazione dei propri dipendenti, previo accordo con i sindacati e, nell’ipotesi di mancata intesa, con decisione assunta dall’Ispettorato del lavoro competente per territorio. Nell’ipotesi di violazione di tale obbligo, a seguito di installazione di tecnologie utili al controllo a distanza dei dipendenti senza alcun accordo o autorizzazione, si poteva esperire un’azione presso il Tribunale del lavoro, attraverso cui ottenere la rimozione delle stesse.

Con il ‘Job Act’, tale disciplina vincolistica unita alla tutela processuale per i lavoratori viene meno, con la cassazione di un’altra delle prerogative contrattuali dei sindacati sui luoghi di lavori, anche se l’obbligo di stipulare accordi con le rappresentanze sindacali in azienda permane per gli impianti audiovisivi. Sul piano della cultura giuslavoristica il provvedimento in questione è in linea con le altre novelle in materia di tutele del lavoratore, da quelle sui licenziamenti individuali alla possibilità di ricorrere al demansionamento, certamente meno garantistica sul piano dei diritti individuali del lavoratore e di schietta matrice produttivistica, intesa come il primato degli interessi aziendali rispetto alla tutela della persona nello svolgimento della prestazione di lavoro subordinato, in linea con la concezione lavoristica e personalistica della Costituzione.

Si può parlare di una destrutturazione del modello giuslavoristico fondato sul riequilibrio tra la supremazia del datore di lavoro e i lavoratori, apprestando verso questi ultimi delle tutele di bilanciamento dei poteri imprenditoriali. C’è chi ha parlato, circa tale norma, dei rischi del “Grande fratello”, con un richiamo – non allo show televisivo – ma al celebre romanzo dello scrittore anti-totalitario di cultura libertaria George Orwell, “1984”, con una regressione, sul terreno della cultura giuridica del diritto alla privacy dei cittadini, definito di terza generazione.

Maurizio Ballistreri 

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