mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

KAOS
Pubblicato il 06-07-2015


Drecia-No-Europa

Ieri il tempo della festa, oggi della riflessione, ma su tutto prevale una sensazione di confusione, di vuoto da cui può emergere qualunque cosa: il kaos dei greci antichi. Gli obiettivi sono poco chiari e difficile la ricerca di strade percorribili per raggiungerli. Angela Merkel come Alexis Tsipras, e gli altri leader europei, stanno ancora tentando di abbozzare un percorso nuovo.
A Atene, dopo la vittoria, secca, nel referendum (61,3% ai No) che rispediva al mittente il programma della troika per dare respiro alla situazione debitoria del Paese, il premier greco Alexis Tsipras da oggi sta cercando l’uscita dal labirinto: riprendere i negoziati senza cedere di più di quanto avrebbe fatto fino a ieri.
E il tempo non lo aiuta. Anche l’Europa però, e in particolare la Germania di Angela Merkel, sono di fronte a un dilemma: non si può eludere il voto dei greci, non li si può condannare ad un’austerità perpetua per pagare gli interessi su un debito (320 mld di euro) che da tempo non è più rimborsabile. E questo lo sanno tutti.

TAGLIO DEL DEBITO?
La questione cruciale resta sempre la stessa: un haircut, un taglio del debito del 30%, una sua ristrutturazione nella quantità e nel tempo. Quello che Tsipras chiede da sempre, ma è una concessione – peraltro già accordata in passato – e non solo alla Grecia. A nessun creditore serve un debitore morto e con le ricette degli ultimi tre anni, la Grecia è sull’orlo della fossa.

Ora il Governo ellenico – ha fatto sapere il portavoce del governo di Atene –”farà tutti gli sforzi possibili per arrivare presto ad un accordo” con i creditori, “anche nelle prossime 48 ore”, una posizione che aveva già ribadito anche nei giorni scorsi. Tsipras ha estrema urgenza di far riaprire le banche, di evitare l’avvio di un crollo totale e per questo si è sentito per telefono con Angela Merkel – che continua a dare il là sulla questione – e ha annunciato che domani nuove proposte. Nella note degli scrutini del referendum, la Banca di Grecia ha avanzato alla BCE una nuova richiesta di aumento di liquidità di emergenza attraverso il programma Ela, euro in contanti indispensabili a mantenere in funzione il sistema bancario ellenico ed è quindi da Mario Draghi che arriverà la prima risposta concreta al voto dei greci, ma il presidente della BCE non può agire senza una ‘copertura’ politica. Secondo fonti di Francoforte, si ritiene che le banche greche possano andare avanti fino a dopodomani, mercoledì, e che quindi l’Ela possa restare ancora a 89 miliardi.

Ma cosa può concretamente succedere nelle prossime ore e nei prossimi giorni in attesa che il negoziato riparta e produca frutti? Un quesito pesante perché i mercati sono estremamente sensibili e facilmente spediscono borse e spread sulle montagne russe amplificando insicurezza e instabilità.

NON SOLO GREXIT
C’è chi sostiene che la strategia di Berlino, e dei ‘falchi’ europei, sia proprio quella di buttare la Grecia fuori dall’euro per ridisegnare politicamente ed economicamente i confini dell’UE, ma è anche vero che una Grexit produrrebbe danni forse incalcolabili, che si sa da dove si comincia, ma non si sa per nulla dove si può finire. Ecco dunque che – secondo il Sole 24 Ore – gli esperti di diritto comunitario del Consiglio e della Commissione Ue stanno ragionando su una ‘sospensione’ della Grecia dall’eurozona in attesa che il governo greco e la troika tornino a sedersi al tavolo delle trattative e trovino un punto d’incontro.

Un classico ‘fermare le lancette’ dell’orologio che in diplomazia si usa per impedire che un ultimatum si trasformi in qualcosa di irreparabile ben al di là delle intenzioni soprattutto se ci sono delle ipotesi di accordo. “Un modo per prendere tempo, alla ricerca di una soluzione condivisa, senza costringere la Grecia al ritorno alla dracma e allargare irrimediabilmente le crepe che già ci sono nell’edificio dell’Unione monetaria”.

Una soluzione che è tecnicamente assai complicata e che in ogni caso richiede un accordo politico, il tutto con un elevato rischio di insuccesso. Il ‘piano B’ allora prevede la costruzione di un percorso di default, un ‘fallimento concordato’, una pianificazione che rassicuri i creditori e nello stesso tempo un’amministrazione altrettanto controllata che avvii un piano di risanamento.

L’EUROPA
L’attesa ora è tutta concentrata sul lavorio nelle capitali europee, soprattutto su Berlino che ha imposto negli ultimi anni la sua strategia politica al resto dell’Europa, e sui mercati che oggi hanno reagito non così male come si poteva temere. In Italia la Borsa ha perso 4 punti, la peggiore con Lisbona, e lo spread è salito a 162. Sofferenti anche le altre borse da quella americana a quella di Shangai.

GLI STATI UNITI E LA RUSSIA
“Nonostante le differenze – ha detto oggi un portavoce della Casa Bianca – c’è un interesse collettivo” per un compromesso e un pacchetto di riforme e crescita, che consenta alla Grecia di restare nell’area dell’euro.
C’è stata una telefonata tra il direttore del FMI, Christine Lagarde, e il presidente russo Vladimoir Putin e a quanto riferisce il portavoce del Cremlino, si è parlato della “ricerca di una soluzione ottimale per risolvere la crisi” che “proseguirà tenendo conto di tutti gli interessi delle parti coinvolte”. Insomma Washington e Mosca adesso tengono il fiato sul collo della Merkel.

IN ITALIA
Sul piano diplomatico gli occhi sono concentrati ancora una volta sulle mosse di Angela Merkel, sul suo incontro con François Hollande – che nei giorni scorsi si è mostrato assai più disponibile alla trattativa – sul summit straordinario dei Paesi della zona euro convocato per domani pomeriggio, preceduto da un eurogruppo e sul giudizio che verrà dato delle nuove proposte elleniche.

Nelle ore precedenti al voto, sia dal Presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, che dal presidente francese François Hollande è arrivata la richiesta all’Ue di non chiudere la porta alla Grecia, qualunque fosse stato l’esito del voto. Una richiesta confermata oggi dal Presidente del Consiglio italiano che ha invitato a smetterla con i vertici a due mentre il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha invitato a una “discussione collegiale tra pari”.

SOSTENERE I NEGOZIATI
Decisamente schierato per una ripresa dei negoziati il PSI. “La partita ora si fa dura. Il Pse deve sostenere la ripresa dei negoziati, una conferenza europea sul debito, e soprattutto farsi protagonista di un nuovo patto fondativo dell’Unione. E attenti – ha scritto sulla sua pagina Fb il Segretario del Psi, Riccardo Nencini – a Russia e Cina. La geopolitica non è mai stata scissa dalle decisioni economiche”. Successivamente Nencini ha scritto una lettera ai leader socialisti europei “perché favoriscano la ripresa del negoziato e si lavori insieme per un nuovo patto fondativo dell’Unione”. “La proposta di aiuti umanitari alla Grecia fatta da Gabriel (il segretario della SPD che è anche vice di Angela Merkel nel governo, ndr) appartiene al sentimento della compassione non alle scelte politiche che si devono compiere nei frangenti più delicati. Sedersi e discutere. L’alternativa è una ferita insanabile”.

Intanto il Fondo Monetario Internazionale (FMI) che alla vigilia del voto aveva quantificato in circa 51 miliardi di euro la quantità di denaro necessaria a impedire il default della Grecia, ricordando implicitamente, che non c’è altra strada – come ripete il Governo ellenico – al taglio del debito perché nella misura di oggi non potrà mai essere ripagato, qualunque sacrificio venga imposto ai greci, ha fatto un altro passo avanti con il suo direttore generale, Christine Lagarde, che ha fatto sapere che il Fondo “sta monitorando la situazione da vicino ed è pronto ad aiutare la Grecia se Atene lo chiedera”.

Ma le pressioni del settore finanziario e bancario restano intanto pesantissime. Le banche Jp Morgan e Barkley hanno fatto sapere che dal loro punto di vista l’uscita della Grecia dall’euro è adesso lo scenario più probabile, con tutto il “caos” che ne deriverebbe.

 

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