sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La dichiarazioni di voto finale del Presidente dei deputati del Psi Marco Di Lello alla riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti
Pubblicato il 09-07-2015


Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Ministro, sottosegretari, oggi mettiamo la parola fine al percorso complicato, in terza lettura, di questo provvedimento; eppure ancora molte parole occorreranno per spiegare, dentro e fuori quest’Aula, le ragioni di questo provvedimento, parole che in più e meglio avremmo dovuto spendere nei mesi scorsi per meglio far comprendere la portata, le scelte, l’ambizione che sono alla base di questa riforma. Avremmo dovuto confrontarci di più e meglio con i docenti, con i sindacati, con gli studenti ma anche con le famiglie. Sottolineo studenti e genitori perché quanto poco citati e quanto poco è contato il loro punto di vista in quest’Aula in queste settimane; eppure, una riforma del genere è innanzitutto a loro che deve guardare ed è soprattutto loro che credo abbiano il dovere di ascoltare.

Non mi sfugge la centralità di chi nella scuola ci lavora e dunque i dirigenti scolastici, i docenti, il personale tecnico-amministrativo, i bidelli – oggi si chiamano personale ATA – ma la riforma della scuola si fa non per un aumento in busta paga o per un benefit in più, la riforma della scuola si fa pensando al futuro del Paese, guardando soprattutto e innanzitutto all’interesse di chi della scuola è fruitore e dunque studenti e genitori. Noi socialisti, da anni, abbiamo ben chiaro che, quando si affronta una riforma di un comparto della pubblica amministrazione, sia essa la sanità, la giustizia o anche il trasporto, qualunque altro, occorre innanzitutto mettersi dal punto di vista del fruitore di quel servizio, dell’utente, perché è quello che viene innanzitutto tutelato perché è il soggetto debole nel rapporto fra sé stesso, lo Stato e il servizio che viene richiesto. In questi mesi abbiamo ascoltato la difesa delle ragioni del sindacato dei docenti, ragioni talvolta strumentali, altre volte fondate e condivisibili, ma nessuno, quasi nessuno si è preoccupato di tutelare gli utenti, le famiglie, di comprendere il loro punto di vista su questa riforma.

Non mi sfuggono le preoccupazioni di quanti denunciano il rischio di abusi da parte dei dirigenti scolastici, rischi in parte mitigati dalle modifiche che questo Parlamento ha voluto portare al provvedimento, migliorando il testo approvato dal Consiglio dei Ministri e mi è chiaro che occorrerà un monitoraggio continuo e costante per intervenire in casi di necessità lì dove dovessero esserci abusi, ma questo non può essere un alibi, non può essere un pretesto e soprattutto a nessuno deve sfuggire che da oggi in poi, grazie anche ai nuovi poteri che si danno ai dirigenti scolastici, si potrà e si dovrà pretendere dai dirigenti scolastici una nuova responsabilità.

Non ce la si potrà più prendere con il destino cinico e baro se una scuola non funziona, se un docente non fa il proprio mestiere. Un anno fa – racconto un episodio nella mia vita – un liceo considerato un liceo bene della mia città, Napoli, un liceo – lo dico agli amici e compagni della sinistra – frequentato tra l’altro negli anni da Bakunin anziché da Erri De Luca, mi piace ricordarlo come liceo del Presidente Napolitano, di Antonio Di Levi, di Raffaella La Capria.

Ebbene, in quel liceo, nella sezione più prestigiosa, c’era un insegnante di italiano e latino che aveva una straordinaria preparazione. Era capace di recitare a menadito la Divina Commedia e i classici della letteratura latina. Ma quel docente era totalmente inadeguato ad insegnare. Quel docente sarebbe stato rimosso alla fine della sua carriere, dopo oltre trent’anni in quel liceo bene, e, dunque, ci sono state diverse generazioni uscite ignoranti in italiano e latino per l’incapacità di insegnare di quel docente. Ebbene, di quel docente, signori, si occuperà successivamente il Servizio sanitario nazionale e sarà messo a riposo con un trattamento obbligatorio.

Lo dico perché io ero rappresentante degli studenti e non ci fu verso di mandare via quel docente che, dunque, nonostante fosse straordinariamente preparato, ha rovinato la preparazione di diverse generazioni di studenti. Oggi avremmo un responsabile, oggi sapremmo con chi prendercela, oggi non si rinnoverebbe la chiamata e non il contratto, perché anche qui facciamo un po’ di chiarezza e spazziamo via la demagogia che io comprendo: è lo Stato che assume e licenzia. I dirigenti scolastici chiamano se ritengono quel docente capace di rendere più attraente e, dunque, migliore la propria scuola, la scuola che dirige, e non saranno più possibili vicende come quelle che ho raccontato.
Penso a questo e mi convinco della validità di questa riforma. Penso ai 100 mila e più assunti, da domani e nei prossimi mesi; penso ai 60 mila che verranno assunti con concorso; penso alle risorse per la formazione e al tentativo di premiare il merito per motivare, ancora di più, il nostro convinto sì. Abbiamo contribuito a migliorare il testo e lo rivendico. Vado a concludere. Abbiamo sanato quella che si sarebbe rivelata come una clamorosa ingiustizia e, dunque, l’assunzione degli idonei del «concorsone».

Resta incomprensibile l’ostracismo per gli ammessi con riserva. Restano i nostri dubbi sulla defiscalizzazione delle scuole private. Rivendico il meccanismo di riequilibrio previsto nel Fondo del 5 per mille e non ci spaventa la possibilità che i privati possano investire nella scuola pubblica, anzi magari: più risorse arriveranno, meglio sarà. Quello che è giusto sottolineare è che finalmente torniamo ad investire risorse ed energie nella scuola pubblica. Investiamo nel futuro dell’Italia.

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