domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La malattia infantile
Pubblicato il 01-07-2015


‘Risorgimento socialista’ di Franco Bartolomei ha reso noti i suoi seguaci. La maggioranza di loro non risulta iscritta al partito. Buon segno. Buon segno quando vecchi compagni tornano ad occuparsi di politica.
Alcuni li conosco. Da anni militano altrove, qualcuno nel Pd. Clarizia, invece, già carissimo amico prima che compagno di lunga militanza, è morto. Inserirlo in un elenco è almeno disdicevole.
Leggo che l’obiettivo di Risorgimento S. è collegarsi ai fuoriusciti dal Pd ed a partiti e movimenti, forse anche pezzi del sindacato, della sinistra radicale. Auguri. Non è la mia strada. Non è la nostra strada. Non è tempo di rifondare il PSIUP. Semmai va allargato lo spazio politico che si è aperto per fare del PSI il perno di uno schieramento che incalzi il Pd sul fronte delle riforme e che sia alternativo a un crescente massimalismo gauchista.
Le ultime iniziative prese vanno tutte in quella direzione: per l’aumento delle pensioni minime e medie da finanziarsi attraverso una tassazione più alta del gioco d’azzardo; per rivedere la riforma del Senato distinguendo i ruoli di senatore e consigliere regionale; per mettere sul mercato abitazioni a prezzo ed affitto calmierato; per distinguere i profughi dai clandestini e obbligare chi vive tra noi ad adottare i valori delle democrazie occidentali, rispettando la parità di genere e confidando nella libertà.
Meglio la tenacia delle colombe che la demagogia dei falchi. E meglio ancora il rispetto per le opinioni. Tutte. Anche quelle del direttore del nostro quotidiano. L’Avanti non è il bar d’angolo. Chi vuole la rissa, si accomodi altrove.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. Continua la grande attenzione dedicata da l’Avanti a Risorgimento Socialista, e di questo il movimento non può che ringraziare il direttore di questo giornale e il segretario del PSI, per lo straordinario lancio pubblicitario.
    Sicuramente andremo avanti, dato anche il notevole riscontro di pubblico. Pare che qui però il segretario evochi davvero i fantasmi, dato che il nome del carissimo Clariza non compare nel direttivo del neonato movimento. Noi vorremmo lasciarli davvero in pace i morti, speriamo dunque che almeno loro lascino in pace noi.
    Nessuno di noi ha mai messo la divisa del carrista e temo dunque, per coloro che si attrezzano alla “guerra preventiva”, che dovranno cambiare target.
    Le posizioni e decisioni fondamentali del PSI in Parlamento sono note a tutti, e corrispondono al nuovo corso di Renzi che, per far passare le sue decisioni, ha imposto la fiducia decine e decine di volte. Il Job Act, l’Italikum e il ddl che riserva molti soldi alle scuole private, in spregio alla Costituzione e a ciò che i socialisti da sempre hanno fatto, difendendo la scuola pubblica, dimostrano ampiamente che questo partito ha palesemente rinunciato al socialismo. E’ un partito neocentrista che cerca convergenze con partiti neocentristi, pur ostinandosi a chiamarsi impropriamente socialista e tacciando chiunque non sia d’accordo sul suo neocentrismo e moderatismo, come estremista o, come nel caso odierno, di infantilismo, evocando anche la cosiddetta “malattia infantile del comunismo” di leninista memoria. Davvero singolare per il segretario di un partito riformista.
    Certo, sulla conclusione siamo d’accordo, tutto sta a vedere chi lancia la prima bottiglia nella rissa del saloon…
    In ogni caso, vorrei rasserenare Nencini, prima o poi un congresso nel PSI dovrà esserci, e allora o sarà marginalizzata e direi quasi umiliata (lo presumo ma non è detto che avvenga) la posizione dell’unico dissidente a tutti i costi, oppure magari in contemporanea, si farà un altro congresso per fare come Podemos o Siryza, creando un movimento politico alternativo alle politiche che Renzi condivide con Alfano e il centrodestra. Chi scrive auspica da tempo la nascita di un grende partito Ecosocialista che sappia adeguatamente coniugare due questioni indissolubili nel panorama globale odierno: quella ambientale e quella sociale. Ma questa forse è una sfida che riguarda più i nascituri che i morti.
    Prima o poi i nodi verranno al pettine e se saranno gordiani, dovranno essere recisi, di certo non si può stare dentro e fuori qualcosa che non si ritiene consono alle proprie aspettative e ai prori valori. Per questo, in Risorgimento Socialista c’è più gente che è fuori dal PSI di quella che è ancora dentro. Ciò non toglie che il PSI possa cambiare rotta. Ma questo, è del tutto evidente, lo deciderà il PSI con gli organi interni che si è dato.
    Anche nel Risorgimento Garibaldi e Cavour, alla fine dovettero convergere sulla necessità di fare l’Italia, anche se da prospettive diametralmente opposte, ma il povero Mazzini fu comunque costretto alla clandestinità fino alla morte, definito terrorista e cospiratore. Noi, mutatis mutandis, restiamo dalla sua parte.
    L’elenco ufficiale dei nomi del Direttivo del Risorgimento Socialista

  2. Rimango basito che un Segretario invece di interloquire con tanti Socialisti in parte iscritti e in parte ex-iscritti, comunque con riferimento al Socialismo, vengono fatti oggetto di tanto disprezzo, etichettandoli per comvenienza massimalisti, soltanto perchè esprimono posizioni tradizionali dei Socialisti-Riformisti. Personalmente, avendo partecipato con i questionari del PSI a confrontarmi e raccogliere pareri dei lavoratori di Pomezia e di Roma, mi sento tradito dall’approvazione data dai nostri parlamentari “ai licenziamenti arbitrari”, “alla video-sorveglanza dei lavoratori” e “al demansionamento”, che erano diritti conquistati dai Socialisti con lo Statuto dei diritti dei lavoratori. I vari Cofferati, Fassina, Civati, unitamente alla Camusso (CGIL) e Barbagallo (UIL) parlano il tradizionale linguaggio dei Riformisti-Socialisti con posizione aventi Cultura di Governo e non massimaliste per dire sempre no. Mi sento più coerentemente Socialista rapportandomi a quelle interessanti posizioni, piuttosto che a quelle che hai fatto seguire al Partito “verso Casini”, molto più lontano dai Socialisti sia a livello nazionale, che Europeo visto che milita nel PPE a differenza di Cofferati che sta nel PSE. Vedo che non hai neppure rispettato l’impegno che mi avevi comunicato (via Email) sulla sentenza della Corte Costituzionale dando valore alle considerazioni espresse dal Compagno Buemi, che “una norma dichiarata incostituzionale comporta l’obbligo giuridico (e politico) di applicare quella precedentemente in vigore”. Già in passato Ti avevo invitato a far rispettare le norme statutarie sul Congresso di Roma ed invece sei stato inadempiente. E’ deprimente assistere alle posizioni stravaganti di Del Bue, che assuirdamente teorizza che la collocazione passata con Berlusconi e il Centro-Destra “è la più coerente per un Socialista”. Ho 59 anni di anzianità sempre nel PSI e vorrei essere risparmiato da tali sciocchezze politiche, che sono gravi per chi ricopre un delicato incarico di responsabilità e di “onore Socialista”.

  3. Se vogliamo davvero dircela tutta, allora diciamocela: è ora di piantarla con le celebrazioni autocommiserative del tempo che fu o di quello che si ritiene improponibile. E questo vuol dire credere che un soggetto politico socialista non debba essere né il ruotino di scorta della cosiddetta sinistra radicale, e tanto meno quello del PD.
    Autonomia sterile e senza prospettive? No autonomia basata su qualcosa che non c’è e che invece dovrebbe esserci e che corrisponde non al PSI o al bel Risorgimento che fu, ma quello di cui oggi parla solo il Papa: Ecosocialismo. La capacità originale e innovativa di coniugare in maniera indissolubile due questioni essenziali: quella ambientale e quella sociale, dato che nel XXI secolo l’una dipende ormai dall’altra.
    Invece continuiamo a parlare di aria fritta, e forse sarebbe meglio leggersi una bella enciclica. Il Socialismo non risorge con nuovi assemblaggi di capi, capetti e capettini, in fregola di riciclaggio politico, risorge solo se va incontro alle necessità porfonde di quest’epoca che salgono dal basso e sono transnazionali. Farsi capire dalla gente in questo senso vuol dire sparigliare, e prendere voti da tutte le parti, soprattutto da quelli che non votano più, e meglio di quelli che fino a poco fa, come Grillo e Salvini, erano in politica degli illustri sconosciuti.
    Bisogna essere giovani per forza per capirlo? No, quanto basta per non portarsi dietro in politica la solita rancorosa dietrologia. Per questo ripeto: “Di là i morti, vado verso la vita” Perché quella politica è morta e sepolta. E la vita sono le nuove sfide del III millennio che pare capisca solo un anziano signore vestito di bianco.
    E’ più giovane forse di tutti noi, e ha anche maggiori “attributi”, in tutti i sensi.

  4. Caro Segretario, leggendo i commenti al tuo Editoriale ( la malattia infantile ) mi sembra di essere tornato indietro col tempo, al periodo in cui Bettino Craxi, propose di abolire la scala mobile.
    Le solite reazioni da parte di alcuni compagni, come sta accadendo ora nei confronti dei nostri Parlamentari che hanno responsabilità di Governo e nei tuoi confronti in particolare.
    A distanza di trenta anni, nessun Socialista può affermare che fu uno sbaglio.
    Io feci quella battaglia con convinzione, come adesso la faccio per il Jobs Act. e per le riforme Costituzionali, anche se coscientemente non rispecchiano quello che io vorrei.
    Attenti Compagni, la smania di contrastare fino alle estreme conseguenze qualsiasi cosa viene proposto, porta acqua al mulino della destra.
    Quel detto in riferimento a colui, che si tagliò … per far dispetto alla moglie, è sempre attuale.

  5. Scriveva Lenin: “estremismo malattia infantile del comunismo”. Una cosa quindi che non c’entra con il PSI. Ciò che vediamo è però una carenza di cultura politica e di coscienza storica di Renzi. Un leader che sembra brancolare nel buio della storia e il cui unico scopo è il consenso. Come ha scritto Martelli una cosa sono i Bersani e le Camusso, un’altra i grandi problemi del nostro tempo. Noi dovremmo tentare di riempire questo vuoto che pare minare la leadership renziana; fornire cioè nuove idee per la guida e il rinnovamento dell’Italia.

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