mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La povertà non aumenta ma ancora 4 milioni gli indigenti
Pubblicato il 15-07-2015


Poveri-Italia-IstatSi ferma dopo due anni la crescita dell’incidenza della povertà assoluta in Italia. A certificarlo è l’Istat secondo cui tuttavia restano oltre 4 milioni, per la precisione 4 milioni e 102 mila individui pari al 6,8% dell’intera popolazione, gli italiani costretti a spendere meno del necessario per uno standard di vita minimo. Si tratta di 1 milione 470 mila famiglie, il 5,7% del totale. “È una buona notizia ma c’è ancora molto da fare”, ha commentato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi da Nairobi, ma, ha aggiunto, “Non sarò mai soddisfatto dei dati economici finché non torneremo ad avere veramente dei grandi dati di crescita”.

In particolare, tra le persone coinvolte, 1 milione 866 mila risiedono nel Mezzogiorno (l’incidenza è del 9%), 2 milioni 44 mila sono donne (6,6%), 1 milione 45 mila sono minori (10%), 857 mila hanno un’età compresa tra 18 e 34 anni (8,1%) e 590 mila sono anziani (4,5%). Segnali di miglioramento si osservano tra le famiglie con persona di riferimento di età tra i 45 e i 54 anni (dal 7,4% al 6%), tra le coppie con due figli (dall’8,6% al 5,9%, che si lega a quello delle famiglie di 4 componenti, dall’8,6% al 6,7%) e tra le famiglie con a capo una persona in cerca di occupazione (dal 23,7% al 16,2%) che, rispetto al 2013, più spesso vivono in famiglie con al proprio interno occupati o ritirati dal lavoro. L’incidenza di povertà assoluta è in lieve calo anche nei piccoli comuni (dal 7,2% al 5,9%), soprattutto in quelli del Sud (dal 12,1% al 9,2%), e tra le famiglie composte da soli italiani (dal 5,1% al 4,3%).  Livelli elevati di povertà assoluta si osservano invece per le famiglie con cinque o più componenti (16,4%), soprattutto se coppie con tre o più figli (16%) e famiglie di altra tipologia, con membri aggregati (11,5%).

Poveri-ItaliaL’incidenza sale al 18,6% se in famiglia ci sono almeno tre figli minori e scende nelle famiglie di e con anziani (4% tra le famiglie con almeno due anziani). L’incidenza di povertà assoluta, inoltre, diminuisce all’aumentare dell’età della persona di riferimento (i valori minimi, intorno al 4,6%, si registrano tra le famiglie con a capo un ultra cinquantaquattrenne) e del suo titolo di studio (se la persona di riferimento è almeno diplomata l’incidenza e’ quasi un terzo di quella rilevata per chi ha la licenza elementare).  Più ampi i numeri della povertà relativa. Nel 2014, sono 2 milioni 654 mila le famiglie in tale condizione (il 10,3% di quelle residenti), per un totale di 7 milioni 815 mila individui (il 12,9% della popolazione), di cui 3 milioni 879 mila sono donne (l’incidenza e’ del 12,5%), 1 milione e 986 minori (19%) e 1 milione 281 mila anziani (9,8%).

Anche la povertà relativa è stabile rispetto al 2013 (era al 10,4%). A sottolineare che in Italia non esistono misure di contrasto alla povertà è stato il deputato della minoranza Pd Roberto Speranza. “In Ue solo Italia e Grecia non hanno una misura universale di contrasto alla povertà. Adottarla deve essere una priorità per il Pd” ha scritto su Twitter. Da Forza Italia è intervenuto ironico su Twitter il capogruppo alla Camera Renato Brunetta: “L’Istat certifica oltre 4 milioni di italiani in povertà assoluta, rimasti stabili a livello massimo. E Matteo Renzi esulta. Contento lui” mentre per il capogruppo Pd Ettore Rosato i dati di oggi “confermano che siamo sulla strada giusta e che l’Italia ce la può fare. Dati incoraggianti ma che ci dicono anche una cosa incontrovertibile: che la povertà la si combatte creando lavoro”.

“Sulla povertà la notizia è che in Italia rimane una fascia molto estesa di persone in grande sofferenza, maggiormente concentrate nel Mezzogiorno e di cui oltre un milione  sono minori. L’indice si stabilizza ma, comunque, i numeri dicono che i poveri sono il doppio di quanti erano all’inizio della crisi: il governo non gioisca ma intervenga” ha commentato Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil, commentando i dati diffusi dall’Istat. “Sulla povertà assoluta, che riguarda famiglie e persone in grave  deprivazione materiale – ha continuato in una nota – è urgente e necessario intervenire con una misura di sostegno al reddito e di rilancio dei servizi sociali sui diversi aspetti della condizione che bisogna affrontare: istruzione, casa, salute, formazione, lavoro”. Per la dirigente sindacale “le sperimentazioni in atto, come social card e Sia, non hanno sortito alcun effetto, sono frammentarie e di piccola entità e quindi inefficaci”.

Redazione Avanti!

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