lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

LA ROULETTE GRECA
Pubblicato il 03-07-2015


Grecia-debito-referendum

Per quel che valgono, i sondaggi alla vigilia del voto (domenica 5 luglio) danno una situazione di sostanziale parità con una leggerissima prevalenza dei Sì (44,8%) sui No (43,4%). Alta, ma neppure tanto, la percentuale, e in discesa, di chi si dichiara ancora indeciso: 11,8%. Tutto in questo referendum che potrebbe decidere le sorti dell’economia greca, dell’euro e persino del futuro politico dell’Unione Europea, è controverso; a cominciare dalla scheda, dove c’è il No prima del Sì, e della stessa informazione che dovrebbe consentire di esprimere un giudizio draconiano su una materia straordinariamente complessa quale quella della riduzione del debito, dei prestiti e delle garanzie che i greci possono dare ai creditori.

Tutto ridotto a un No o a un Sì
Ci si chiede anche se sia corretto chiedere un Sì o un No al piano in dieci punti nella prima versione respinta dal Governo ellenico e più volte rimaneggiato. D’altra parte, si obietta, quale migliore garanzia di democrazia se non questa nel momento in cui il Governo impegna il futuro delle prossime generazioni accettando o meno il piano della troika (Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale)?

E nella guerra dei nervi che si sta combattendo ininterrottamente da giorni, le posizioni si sono cristallizzate: da una parte il premier Alexis Tsipras e il suo ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, continuano ad assicurare che, anche in caso di vittoria dei ‘no’, un accordo con i creditori sarà possibile, anzi sarà portato a termine in un battibaleno – “in 48 ore” – e dall’altra il fronte dell’austerity, che quanto a tasso di rigorismo ha scavalcato a destra persino il FMI (Fondo Monetario Internazionale) – che insiste sulla ricerca di un compromesso al pari dell’Amministrazione Obama – ripete col presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker che con la vittoria del No, la posizione della Grecia sarebbe “drammaticamente indebolita” mentre il ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, avverte i greci dubbiosi che ormai la situazione è “notevolmente peggiorata” e che dopo una vittoria del Sì, “ci vorrà tempo” per raggiungere un’intesa.

Per il EFSF è già default
Nel frattempo, il Fondo Salva Stati Europeo (EFSF) ha formalizzato il default di Atene, ma il board dell’Istituto, nell’ennesimo tentativo di spostare il voto sul Sì, ha deciso di aspettare e di non richiedere per ora ad Atene il “pagamento immediato dei prestiti concessi né di usare il suo diritto ad agire”. Insomma, è sottinteso, tutto dipende da come voteranno.
Tsipras, in un intervento televisivo, ha ribadito l’obiettivo iniziale del suo programma politico per quanto concerne il debito, ovvero di ottenere un taglio del 30%, una flessibilizzazione degli interessi da agganciare alla crescita e una moratoria ventennale. A sostegno di questa posizione ha ricordato che il rapporto del Fmi “giustifica la nostra scelta di non accettare un accordo che ignora il tema fondamentale del debito”. La Grecia ha un debito complessivo di circa 320 miliardi di euro, che in buona parte è il frutto delle ricette sbagliate della troika. Ma non si tratta solo di sapere se prevarrà il No o il Sì, sarà importante anche valutare la scelta dei greci in base alla differen<za di peso tra i No e i Sì. “Questo accordo può essere il cattivo accordo che ci propongono o uno migliore: più forte è il ‘no’, migliore sarà l’accordo”, ha detto Tsipras. Se vincesse il ‘sì’ il premier greco ha spiegato che avvierà “le procedure previste dalla Costituzione” per fare in modo che la proposta della troika si traduca in misure di legge e anche che non metterà la sua “poltrona” al di sopra degli “interessi della nazione”, insomma potrebbe anche dimettersi. Certo è che la sorte del Gabinetto guidato dalla sinistra di Siryza è legato anche alla ‘qualità’ numerica della vittoria o della sconfitta. Ma anche tutti i governi europei sostengono più o meno apertamente il Sì e la vittoria del No avrebbe ripercussioni politiche certe. A cominciare dal giudizio da dare sulla capacità di guidare l’Europa che avrà mostrato Angela Merkel.

I sostenitori del Sì
Parlando della crisi greca alla manifestazione ‘La libertà degli Uguali’, Nencini ha detto: “La mia opinione è che lunedì riprenderanno i negoziati perché non è realistica l’ipotesi che la Grecia esca dall’euro. Se io fossi greco voterei Sì al referendum che non vuol dire votare quello che dice Angela Merkel ma assumere una posizione di responsabilità a condizione che poi si faccia un nuovo patto fondativo europeo”
.

Tra i sostenitori del Sì ci sono anche i socialisti del Pasok. “Invitiamo il popolo greco a votare Sì all’Europa e all’euro” ha detto il Presidente dei socialisti greci, Fofi Gennimata. Il Pasok chiede anche un summit dei leader dell’Eurogruppo. “Serve una estensione del programma di aiuti, bisogna trovare un onesto compromesso. La Bce deve assicurare liquidità per la Grecia e stabilità per il sistema bancario greco. Il nostro appello è innanzitutto rivolto al premier greco Tsipras. Il referendum polarizza e crea un falso dilemma. Una Grexit sarebbe catastrofica per la Grecia e disastrosa per l’Europa”. In caso di vittoria del Sì e dimissioni del governo in carica, è possibile che venga varato un governo di emergenza di cui certo farebbero parte i partiti sconfitti alle ultime elezioni, Nuova Democrazia e Pasok in testa.

Speculazione già pronta
Intanto mentre l’FMI ha valutato in 53 miliardi la quantità del prestito di cui la Grecia ha bisogno assieme a un taglio del debito stesso (come chiede Tsipras) se l’economia continuasse a franare e il Governo ellenico non portasse avanti le riforme necessarie, ha creato fastidio in Italia la stima di Standard & Poor’s sul maggior costo del servizio del debito in caso di default greco. Secondo il direttore generale del Tesoro, Maria Cannata, “non ci sono elementi per giudicare” e la stima dell’Agenzia di rating internazionale, che dà la pagella ai debiti di Paesi e aziende, è “molto aggressiva e non si riesce a capire come sia fatta”. In verità si capisce benissimo. Standard & Poor’s sta preparando il terreno a una possibile campagna speculativa sui titoli di alcuni Stati, a cominciare da quelli italiani, in caso di default greco.
Per capire quanto sarà difficile per i greci esprimersi con un No o un Sì, proponiamo una sintesi dei ‘dieci punti’:

1 – Avanzo primario
Tutte le misure puntano a raggiungere l’obiettivo di un aumento dell’avanzo primario. La troika chiede un surplus dell’1% del Pil quest’anno, del 2% nel 2016, del 3% nel 2017 e del 3,5% nel 2018. Il governo greco partiva da un surplus dello 0,6% quest’anno, ma nell’ultima proposta ha accettato in toto le richieste della troika.
2 – L’aumento dell’IVA
La proposta della troika – che punta a incassare una somma pari all’1% del Pil – prevede tre aliquote: una standard al 23%, una al 13% (alimentari di base, energia, hotel e acqua), una al 6% (farmaci, libri e teatri) e nessuna esenzione neppure per le isole. Atene è contraria all’abolizione degli sconti sulle isole.
3 – Aumento delle tasse
La proposta della troika è di aumentare l’imposta sulle società dal 26 al 28%; aumentare l’aliquota del 10% al 13%; introdurre una tassa sulla pubblicità in televisione; estendere la “tassa sul lusso” sulle navi da diporto di oltre 10 metri e estendere la tassa sui giochi del 30% anche alle video lottery; eliminare le esenzioni per gli agricoltori. Atene aveva proposto di aumentare le imposte societarie dal 26 al 29% dal 2016.
4 – La questione pensioni
la troika ha chiesto l’abolizione dell’indennità (Ekas) per le pensioni minime dal dicembre 2017 e l’aumento dei prelievi ai pensionati per la sanità dal 4 al 6%; l’innalzamento della soglia per i pensionamenti a 67 anni o 62 in presenza di 40 anni di anzianità dal 2022 con disincentivi ai prepensionamenti (con l’eccezione dei lavori usuranti e per le madri con figli disabili) a partire dal 30 giugno 2015. In campagna elettorale Tsipras si era impegnato a ripristinare la tredicesima per le pensioni, una riforma graduale dell’Ekas e aumenti dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro (Ika) del 3,9%.
5 – Pubblica amministrazione
La troika chiede una profonda riforma con stipendi in base a parametri di performance, competenze e responsabilità in grado di tagliare la massa salariale fino al 2019); una riforma del codice, dell’Istituto di statistica e tagli alla difesa da 200 a 400 milioni. Tsipras concorda sull’adozione di misure strutturali per migliorare l’efficienza della PA e della giustizia. Sui tagli alle spese militari, sono scesi in campo i vertici delle Forze armate e l’opposizione dei partiti di destra.
6 – Evasione fiscale
Le proposte della troika tendono ad introdurre misure volte a contrastare l’evasione fiscale con l’istituzione di una agenzia delle entrate autonoma, un piano per combattere l’evasione fiscale e i depositi non dichiarati, l’uso dei pagamenti elettronici. Su questo non ci sono divergenze con il governo di Atene.
7 – Finanza
La troika chiede di rivedere le leggi sull’insolvenza delle aziende e delle famiglie a favore dei debitori, ma soprattutto che il sistema bancario torni in mano private. Il governo ellenico concorda sulle riforme in grado di migliorare l’efficienza del sistema finanziario ed è disponibile anche a concessioni sulle privatizzazioni.
8 – Mercato del lavoro
Dalla troika sono arrivate richieste per una revisione degli attuali meccanismi dei licenziamenti collettivi e della contrattazione collettiva. Atene inizialmente proponeva l’aumento graduale del salario minimo e il rafforzamento della contrattazione collettiva, nonché l’abolizione di alcune delle riforme adottate dal Governo precedente su richiesta della troika, ma negli ultimi giorni ha accettato di discutere anche di riforme del mercato del lavoro.
9 – Liberalizzazioni
la troika chiede più liberalizzazioni, dagli ingegneri ai notai e quella del mercato degli affitti per i turisti. Liberalizzazioni e privatizzazioni poi anche per gas e energia elettrica. Il governo greco è disponibile a misure per aprire i mercati ed eliminare ‘privilegi e distorsioni’. Per l’energia Tsipras ha chiesto di accelerare il sostegno allo sviluppo delle energie rinnovabili, dell’efficienza energetica e ha proposto di rivedere la tassazione sul settore.
10 – Privatizzazioni
Secondo la troika il governo greco dovrà vendere i porti del Pireo e di Salonicco entro ottobre 2015 e facilitare le privatizzazioni degli aeroporti regionali. Il piano originario di Tsipras prevedeva un congelamento delle privatizzazioni mentre oggi al contrario punta ad accelerare.

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