domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

LA VERSIONE DI PADOAN
Pubblicato il 22-07-2015


Padoan-abolizione Imu

La prima impressione è stata quella di un premier che ha fatto tutto da solo. Una serie di annunci e di proposte per diminuire la pressione fiscale senza neanche aver avvisato il ministro dell’economia. Ma Padoan sgombra il campo dalle illazioni che non lo davano in piena sintonia con il premier Matteo Renzi. Poi articola i motivi alla base della rivoluzione annunciata dal presidente del Consiglio. “Se non avessi condiviso, prima dell’annuncio del presidente del Consiglio, queste misure io sarei qui oggi ma con un altro mestiere”, afferma il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, durante un convegno organizzato da Confcommercio.

Un intervento reso necessario dai sospetti che qualcuno ha lasciato cadere. L’impressione, dicono i maliziosi, è che Renzi, in discesa nei sondaggi (lui e il Pd) e con non pochi problemi sulla gestione del partito (vedi i casi Sicilia con Crocetta, Roma con Marino, Bari con Emiliano), abbia voluto buttarla lì per dare una scossa e vedere l’effetto che faceva. Cosa che il ministro Padoan smentisce immediatamente: “Non si tratta di un annuncio estemporaneo ma fa parte di una strategia complessa in atto da tempo”. “Il taglio delle tasse è efficace nella misura in cui è credibile da chi ne beneficia, e lo è se è permanente”, aggiunge. “Può essere permanente solo se la riduzione è coperta da tagli di spesa, se no si rischia di dover tornare indietro”, spiega il ministro, sottolineando che i se tagli non sono “sostenibili” dalla finanza pubblica “non funzionano”. E “una componente della strategia di riduzione delle tasse deve toccare anche quelle sulla casa, perché la domanda interna deve essere stimolata”, prosegue il ministro sottolineando un aspetto specifico riguardante il settore dell’edilizia.

La copertura è un fattore essenziale. Le operazioni annunciate costano e i soldi non si sa ancora dove possano essere trovati. Almeno Renzi non lo ha ancora detto nel dettaglio. Ufficialmente i soldi si troveranno con la spending review, ormai dimenticata nel cassetto e ritirata fuori alla bisogna, oppure in deficit, cioè portando il rapporto tra indebitamento e Pil vicino alla soglia del 3%. Come è già successo in passato. Ma è da vedere se l’Unione europea lo permetterà o se metterà dei paletti. Inoltre a rendere più complicata l’operazione taglio, sono i dati, arrivati da Eurostat, sul debito pubblico italiano che sale al 135,1% nel primo trimestre, per raggiungere quota 2,184 miliardi di euro. Si tratta del secondo maggiore aumento (+3 punti percentuali) dopo il Belgio tra i paesi Ue rispetto agli ultimi tre mesi del 2014. Il debito più pesante resta quello della Grecia (168,8% del Pil). Il debito italiano era al 132,1% nell’ultimo trimestre del 2014 e al 131,2% nel primo.

Poi c’è la parte evasione di cui Renzi, secondo la sinistra Pd, non ha parlato. “Bisogna continuare e intensificare la lotta all’evasione – dice Padoan – non capisco chi dice che invece di tagliare le tasse bisogna aumentare la lotta all’evasione. Le due cose sono complementari”. Secondo Padoan, “il processo di riduzione delle tasse deve essere un processo al servizio dei cittadini e, aldilà delle singole imposte che saranno tagliate, contribuirà alla crescita e all’occupazione una pressione fiscale più bassa, senza alcun dubbio, accompagnata da uno Stato e una Pubblica amministrazione ridotti ma allo stesso tempo più efficienti” sottolineando che “tutto ciò è possibile e necessario”.

Intanto, tornano a scendere gli ordini all’industria a maggio dopo il balzo record di aprile, mentre andamento positivo segna il fatturato. In particolare, segnala l’Istat, il fatturato dell’industria, al netto della stagionalità, registra un incremento dell’1,2% rispetto ad aprile, con aumenti sia sul mercato interno (+1,1%) sia su quello estero (+1,3%). Per gli ordinativi totali, si registra una diminuzione congiunturale del 2,5%, sintesi di un aumento dello 0,3% degli ordinativi interni e un calo del 6,3% di quelli esteri. Le vendite al dettaglio, invece, sono in marginale contrazione su base mensile e in lieve aumento su base tendenziale a maggio. In particolare, l’indice calcolato dall’Istat ha segnato una diminuzione dello 0,1% rispetto ad aprile 2015. Nella media del trimestre marzo-maggio 2015, il valore delle vendite registra una crescita dello 0,4% rispetto al trimestre precedente. Rispetto a maggio 2014, l’indice grezzo del valore del totale delle vendite segna una variazione positiva dello 0,3%.

Ginevra Matiz

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Commenti all'articolo
  1. “Spending revew” che significa papà? Significa che si ridurranno le pensioni, gli stipendi degli statali e si ridurranno i salari degli operai e delle maestranze intermedie. Papà, allora nessuno starà bene. Non preoccuparti figliolo in questo paese staranno sempre bene i preti i politici e gli amici loro. Quando sarai più grande avrai modo di leggere i “Promessi Sposi” e il dialogo tra il vicario e il conte zio ti chiarirà i dubbi.

    P.S.: Dialogo tra un giovane papà e suo figlio oggi.

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