martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L’Asse
Pubblicato il 01-07-2015


Pensavamo, e non da soli, che la ragione della mancanza di iniziativa in politica estera dell’Italia dipendesse soprattutto dalla personalità degli esponenti politici incaricati ai diversi livelli di occuparsene: da Paolo Gentiloni, a Federica Mogherini, passando per Matteo Renzi.

Sui temi cruciali per il futuro dell’Italia, e dell’Europa, immigrazione, crisi ucraina e crisi greca, il Governo in un anno e mezzo di vita non ha lasciato praticamente traccia dietro di sé.
I vertici che si sono svolti negli ultimi mesi, hanno visto sempre in prima fila, la coppia Hollande – Merkel, e poi Merkel da sola. E questo nonostante il fatto che si discutesse di problemi di rilevanza strategica per il nostro Paese e per il Continente. Non serve neppure ricordare quale importanza abbia per noi avviare a soluzione il fenomeno dell’immigrazione clandestina, oppure quello delle sanzioni alla Russia di Putin o ancora gli effetti di una possibile (probabile?) grexit sull’economia italiana.

Qualcuno ricorda un’iniziativa incisiva del nostro Governo, proclami e tweet a parte?
Zero. Zero carbonella.

Ma la cosa stupefacente è scoprire oggi le ragioni di una tale ‘assenza’, o meglio di una fantasmatica presenza (a cominciare dal passato Semestre europeo a guida italiana). Per questo ci viene in soccorso l’addetta dell’ufficio stampa ufficioso di Palazzo Chigi che fa uscire le sue veline sul principale quotidiano nazionale del Paese. Ebbene oggi – in concomitanza con la presenza del nostro Presidente del Consiglio all’università Humboldt a Berlino – ci ha spiegato che Renzi ha deciso scientemente di aspirare a essere la ‘spalla’ di Angela Merkel per scavalcare, a destra, l’altro temibile concorrente, il francese François Hollande. Sì, insomma, che a partire dalla questione greca ha scelto di ricalcare fedelmente, e presumiamo ossequiosamente, le posizioni del Governo tedesco per non arrivare dopo François.

Beh, questo è già qualcosa. Temevamo che la nostra poco patriottica inazione, fosse il frutto di pura incapacità, tanto che diversi, Claudio Martelli ad esempio, rimpiangono personalità come Massimo D’Alema o Enrico Letta. E invece no.
Qui siamo di fronte a una scelta strategica! Dalle parti di Palazzo Chigi si è preso atto che l’Europa è a guida tedesca (eppure Angela Merkel non l’hanno eletta gli europei, ma solo i tedeschi …) e quindi, ci dicono, tanto vale stare subito col vincitore anziché arrivare tardi in suo soccorso (come avrebbe detto quel gran genio di Ennio Flaiano).
La Germania sembra sulla strada della ripetizione di un errore tragico. Ignora il monito di Helmuth Kohl (un gigante rispetto ad Angela Merkel) che era meglio avere una Germania europeizzata piuttosto che un’Europa germanizzata. E l’Italia?

Con il Bel Paese siamo – come si intuisce da quanto trascrive la collega sulla colonne del giornalone – alla riscoperta dell’‘Asse’ con quasi 80 anni di ritardo. E considerando come andò a finire allora (stessa leggerezza nell’analisi e stessa mancanza di solidi presupposti), suggeriamo al nostro Presidente del Consiglio che forse sarebbe il caso di rifletterci meglio prima di imboccare questa strada. O no?

Carlo Correr

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