sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il fine corsa del replicante di ‘Giufà’
Pubblicato il 16-07-2015


Una vicenda, quella della conversazione telefonica tra il presidente della Regione Siciliana Crocetta e il suo medico (in custodia cautelare ai domiciliari per truffa, falso, peculato e abuso d’ufficio) intercettata, i cui contenuti e in particolare la frase che ha provocato un terremoto politico a Palermo come a Roma, che sono stati clamorosamente smentiti dalla procura del capoluogo siciliano, offre, un altro spaccato della barbarie in cui sono precipitate le nostre Istituzioni.

E’ appena il caso di sottolineare il fatto che retroscena, dinamiche e  sviluppi della torbida vicenda devono essere resi pubblici perché le notizie che arrivano da Palermo, appaiono a dir poco, inquietanti. O siamo di fronte ad un falso costruito da qualche sapiente “manina” o l’intercettazione è finita nelle mani dei giornalisti dell’Espresso, bypassando la Procura di Palermo. Entrambe le circostanze sono comunque di una gravità inaudita e i responsabili vanno individuati e sanzionati esemplarmente.

In ogni caso, Rosario Crocetta, detto Saro, deve lasciare subito la presidenza della Regione Siciliana.
Avrebbe dovuto farlo da tempo, ben prima che uscisse la “solita” (e sospetta) intercettazione (che tuttavia sembra essere stata taroccata ed è comunque priva di rilevanza penale) finita nella disponibilità, chissà come, dei “soliti” zelanti giornalisti, sul cui contenuto è evidente che, se troverà una solida conferma, c’è da restare basiti offrendo la doverosa solidarietà a Lucia Borsellino che, peraltro, ha commentato l’episodio con lapidaria dignità (“Non posso che sentirmi intimamente offesa e provare un senso di vergogna per loro”).

Crocetta se ne deve andare a maggior ragione dopo avere rilasciato la surreale dichiarazione (una delle tante) resa alla stampa in cui si domanda se “il destino della Sicilia può essere legato a una frase,che non ho sentito, pronunciata dal mio medico?”
Il guaio del Governatore, che altri ha definito, con felice espressione, una sorta di replicante di Giufà, quel personaggio della tradizione popolare siciliana che vive alla giornata, incurante di un mondo esterno che pare sempre sul punto di crollargli addosso, è che sembra non rendersi conto che ha fallito e l’imbarazzante conversazione che lo avrebbe visto protagonista passivo è la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Il problema di Crocetta è che ha smarrito, se mai l’ha posseduto, il senso del ridicolo che, purtroppo, è stata la cifra che ha segnato il suo mandato presidenziale e che ha trovato la plastica conferma nella frase che ha consegnato ai media, dettata dalla sua ben nota smisurata autostima e un io ipertrofico che lo portano a ritenersi l’unica guida possibile dell’isola.
Da quel dì sono in molti ad aver realizzato che, verrebbe da dire fortunatamente, il destino della Sicilia non è legato al suo destino politico per il semplice fatto che quest’ultimo se l’era già costruito mediante la conclamata incapacità a governare.
Finalmente (forse) oggi, dopo essere incappato in questa maleodorante vicenda, peraltro tutta da chiarire, sputtanato per un supposto quanto imbarazzante silenzio , scaricato dal suo partito (non potrebbe essere altrimenti), è giunto al “fine corsa”

Emanuele Pecheux

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Commenti all'articolo
  1. Bravo Emanuele, come Socialista con un passato da amministratore pubblico anch’io provo un senso di vergogna per Crocetta e per tutti gli amministratori incapaci di amministrare, ce ne sono tanti purtroppo in Italia

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