venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L’aver studiato
non può essere un handicap
Pubblicato il 29-07-2015


Massimo Cacciari in diretta TV ragiona su come è cambiato il mondo del lavoro.
Sottolinea come il lavoro dipendente si stia restringendo sempre di più restando stabile solamente in Cina, in India e negli altri Paesi a forte densità industriale,  mentre l’Occidente ha sempre di più l’esplosione di quello che un tempo era chiamato terziario.

Qualche hanno fa, da responsabile lavoro e welfare della Federazione dei Giovani Socialisti mi sono occupato personalmente del mondo delle Partite Iva: sono quasi sempre giovani e laureati.

Sono archeologi, ingegneri, avvocati, ecc che si sono sentiti dire: se vuoi lavorare per me non posso assumerti, apriti una partita Iva. E anche nel pubblico, tanti lavorano alle stesse condizioni.

Questo significa che ti paghi da solo gli oneri previdenziali, che probabilmente non avrai una pensione dignitosa e che spesso avrai difficoltà ad arrivare alle fine del mese.

Il cambio della struttura del mondo del lavoro, come socialisti, ci impone una riflessione sul welfare e sulle politiche ridistributive della ricchezza. Il mondo che abbiamo conosciuto non c’è più, intere generazioni sono tagliate fuori e spero che l’autunno socialista sciolga anche questi nodi.

Bene la mobilitazione per una quattordicesima alle pensioni più basse, visto che spesso una pensione serve a sostenere la famiglia del pensionato e quella dei suoi figli senza lavoro, ma di certo solo questo non basterà.
Il Jobs act ha sanato un situazione che era diventata insostenibile, oggi un giovane che si affaccia al lavoro ha la possibilità di avere una occupazione a tempo indeterminato e di provare a costruire la sua vita. Una grande conquista. Ma noi che siamo socialisti e siamo nati anche insegnando a leggere e a scrivere a braccianti e contadini, abbiamo il dovere di intestarci una battaglia sull’esistenza dignitosa di chi ha studiato, magari con sacrifici personali e famigliari. Affinché possa non sentirmi mai più dire da brillanti laureati senza un lavoro o che fanno la fame con lavoro che definire tale è un azzardo: “Ho sbagliato ad andare all’Università”.

Un giovane, non merita l’umiliazione che lo porta a recriminare sul fatto di aver studiato, al contrario deve essere il suo orgoglio e il suo fiore all’occhiello.

Tocca a noi, a noi che senza il vincolo della ideologia possiamo sfidare e guidare il cambiamento coniugando quella idea di giustizia e libertà, che ci ha portati alle grandi conquiste civili e sociali del ‘900, nel nuovo secolo.

Francesco Meringolo

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Commenti all'articolo
  1. Tutto giusto, l’unica obiezione è sul Jobs Act. I contratti a tempo indeterminato sono frutto soprattutto della decontribuzione per tre anni, una misura che non ha niente a che fare con il Jobs Act mentre questa ‘riforma’ rende forse più facile assumere perché rende anche più facile il licenziamento. Allora ne riparliamo tra due anni e mezzo perché se il Governo non continuerà a finanziare il provvedimento di decontribuzione, avverrà quello che è avvenuto con i soldi per la rottamazione delle auto: un crollo delle vendite. In questo caso … un crollo della assunzioni o, peggio, una montagna di licenziamenti.
    Per non parlare della precarizzazione del posto di lavoro perché i nuovi assunti adesso devono stare attenti anche a non criticare la cravatta del Capo. Non si sa mai.
    E la chiamano riforma … controriforma, piuttosto.

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