venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Le promesse di Renzi
Pubblicato il 19-07-2015


Anche nel gioco del poker quando si è in difficoltà si rilancia, Così ha fatto Renzi all’assemblea nazionale del Pd convocata all’Expo, sulla scia di quel che fece anche il Psi che convocò il suo congresso all’Ansaldo. La scenografia anche per Renzi ha un suo rilievo. Dunque se i nemici sono la destra di Salvini e il populismo di Grillo anche la sinistra radicale é un concorrente anche se dagli esiti più che possibili “improbabili”. Ma la novità del discorso del presidente-segretario è che il Pd non è più il partito delle tasse. Cioè la sinistra riformista che per finanziare il suo stato sociale aveva bisogno di continui prelievi fiscali oggi si presenta su questo argomento come la destra. Cioè come il partito e la coalizione che le tasse le vuole abbassare. Anzi, come un soggetto che, contrariamente alla destra, le abbasserà davvero.

Renzi promette di togliere nel 2016 l’Imu sulla prima casa, come fece Berlusconi nel 2008, poi mette in calendario un alleggerimento ulteriore di Ires e Irap per il 2017, infine un ritocco all’Irpef nel 2018. Personalmente sono convinto che questa ricetta sia giusta e opportuna per rilanciare investimenti e occupazione e che lo stato sociale sia destinato a trasformarsi, in una nuova accezione della socialdemocrazia, nella società solidale, imperniata su un nuovo rapporto tra pubblico e privato che superi ideologismi e corporativismi. Dunque, bene. Ma il costo dell’operazione di Renzi sarebbe superiore ai 40 miliardi. Come realizzarla senza appesantire il già gravoso debito pubblico e il rapporto deficit-Pil?

Rilanciando il Pil, certo. Padoan sostiene che sarà più alto delle previsioni già nel 2015, stimato nell’ordine dello 0,6. I dati dei primi sei mesi dell’anno in corso sono contraddittori, ma sopratutto fanno emergere la perdurante stasi dell’occupazione. Ciò significa che anche a fronte di timidi segnali di ripresa l’occupazione, soprattutto quella giovanile, non si mette in moto. Piero Fassino ha ricordato che un taglio dell’Imu sulla prima casa rischia di incidere ancora sulle casse dei comuni, ma il sottosegretario Lotti lo ha subito rassicurato che queste risorse non saranno tagliate ai comuni. Resta allora l’interrogativo su dove trovare le risorse. Se non verranno tagliate ai comuni, se il Pil non avrà un’impennata e se la spending review é stata messa nel cassetto, come sarà possibile realizzare la giusta operazione del governo restando nei parametri di Maastricht?

Penso che l’operazione vada fatta comunque. Anche a costo di sfondare i parametri europei. Tutti gli economisti più avveduti sostengono che senza una manovra fiscale l’economia italiana non riprenderà il suo percorso con un passo accettabile. Certo l’Europa dovrà comprendere che col semplice rigore non si sfonda la barriera dello sviluppo. E che per farlo occorre una rincorsa che potrebbe anche portarci fuori dai rigidi e tassativi conti che peraltro non valgono per tutti, come la Francia dimostra. Questo dovrebbe però, per diventare credibile, essere accompagnato da un taglio delle spese improduttive. E qui si rimanda al motivo tuttora ignoto del licenziamento di Cottarelli e ai suoi dieci miliardi di tagli che non si sono fatti. A cominciare dalla uniformazione delle spese sanitarie delle regioni con l’applicazione dei costi standard. Renzi, assieme agli impegni sulla detassazione, assuma anche questi ultimi e sarà più credibile. Le promesse quando si basano su operazioni certe diventano assai meno da marinaio…

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Commenti all'articolo
  1. Renzi ha fatto presto ad imparare da Berlusconi ma, tanto per cominciare, l’IMU sulla prima casa già oggi non c’è più, l’hanno già abolita ma poi, furbescamente, reintrodotta chiamandola TASI.
    Adesso ci aspettiamo l’ennesima furbata con cui con una mano toglieranno, e con un’altra ci rovisteranno ancor più a fondo le tasche.
    Perché? Perché sono in calo verticale di consensi, specialmente dopo la perdita del loro bacino elettorale più grosso: quello degli insegnanti che, statene certi, populismo, per populismo (perché quello di Renzi è solo un populismo edulcorato), voteranno Grillo.
    Allora bisogna promettere…inventarsi qualcosa? Che taglieremo stavolta, la lingua dei riottosi?
    No, basterebbe tagliare seriamente i 60 miliardi di euro che ci costa la corruzione ogni anno. Ma come si fa? Avete mai visto un ladro vendere antifurti? Ecco, può darsi che la vendita della solita panzana sulle tasse corrisponda giusto a questa metafora.

  2. Quando la smettiamo di fare gli straccioni? Bisogna fare uno sforzo vero per abbattere il debito pubblico e dare la dimostrazione che il popolo italiano è serio e responsabile per l’intera Europa e la finiamo con queste promesse che sappiamo tutti sono promesse da marinai.
    renzi ormai non è più credibile ed è soltanto un berlusconi mascherato e chi ritiene di essere un Socialista anche con gli aggettivi deve auspicare un cambio reale e non una distruzione della repubblica come sta avvenendo.

  3. Egregio Direttore, concordo in pieno con il Suo scritto. Aggiungo che forse è giunto il momento per i socialisti europei di proporre una modifica dei famosi parametri di Maastricht. Insomma, meno dogmi e più flessibilità.
    Personalmente, tante cose di questa UE non mi convincono. Tralasciando le considerazioni sulla Germania di Merkel e sul ” protettorato” imposto alla Grecia, le riflessioni del filosofo Jürgen Habermas su La Repubblica di ieri mi sembrano abbastanza condivisibili: questa Europa pecca di eccesso di liberismo e di scarsa attenzione ai problemi sociali.
    La promessa di Renzi è un ottimo primo passo, si può mantenere, a patto di ottenere maggiore flessibilità in questa UE troppo chiusa in dogmatismi finanziari.
    Cordiali saluti, Mario Mosca.

  4. Credo sia anche necessario uno studio serio sull’aliquota unica irpef pur con una prima fascia esente. Poi una tassa comunale con aliquota stabilità dai comuni. Un minimo e un massimo. Fatto lo studio, si valuterà se può dare buoni risultati o no. Si avranno così gli elementi per eventualmente controbattere Salvini. L’importante è avere conoscenza delle questioni e discuterle senza pregiudizi. Certo, le coperture devono essere certe. Di leggi che avevano copertura con il recupero dell’evasione fiscale ne sono state fatte tante. Infatti, abbiamo un debito enorme!

  5. A ben guardare mi sembrano di fatto tornar fuori le posizioni e le proposte del Cavaliere, che oggi trovano un sostanziale apprezzamento, almeno così mi par di capire, diversamente da allora.

    Sto probabilmente sbagliando, ma mi chiedo se anche nelle fila socialiste non abbia fatto capolino un po’ di “doppiopesismo” politico, che non si addice, o non dovrebbe addirsi, alla mentalità liberal-riformista, che dovrebbe giusto distinguersi proprio per la sua obiettività, e una rispettosa schiettezza, ma pur sempre schiettezza, davanti agli .eventi politici.

    Paolo B. 23.07.2015

  6. Intanto bisogna dire che sul 99% delle prime case l’IMU non c’è più è rimasta sui castelli e le ville di lusso. Quindi riguarderebbe 1% della popolazione i cui proprietari, credo, l’IMU lo potrebbero anche pagare. L’IMU tolta sulla prima casa è stata introdotta con un altro balzello che si chiama TASI e riguarda i cosiddetti servizi indivisibile dei comuni e cioè: spazzamento strade, pubblica illuminazione, vigili urbani ecc. come se i cittadini non pagano già per servizi analoghi vedi TARSU O TARI. Comunque concordo con Lei quando dice dove prende i soldi ? Vi è d’aggiungere altre si che bisogna sventare anche l’aumento dell’IVA dal 1/1/2016. A me sembra puro populismo.

  7. Renzi si è assunto una responsabilità importante. La riduzione delle tasse è non solo questione importante economicamente, ma anche moralmente. E’ una sfida che va raccolta. Chi ha un minimo di conoscenza della pubblica amministrazione sa che è meglio dare più soldi ai cittadini che continuare a salassarli per privilegiare uno stato sociale che tale è solo a parole, mentre inefficienza, sprechi e bassa produttività la fanno da padroni. Questo tema, insieme alla politica estera dovrebbe essere centrale nella riflessione che ci accingiamo a compiere con la conferenza programmatica. Il rinnovamento della sinistra socialdemocratica, che era già in crisi quando noi elaborammo la nostra proposta a Rimini nel 1982, è imperativo. Le piccole polemiche contro Renzi devono lasciare il passo al confronto e alla verifica dei fatti.

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