martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Una manifestazione per la cannabis terapeutica
Pubblicato il 08-07-2015


cannabisBella e partecipata manifestazione per incentivare l’applicazione della normativa toscana che legalizza l’utilizzo della cannabis terapeutica e per proporre l’autocoltivazione da parte dei pazienti bisognosi. L’iniziativa politica, organizzata dall’Associazione Radicale “Andrea Tamburi”, si è tenuta sabato 4 luglio in Piazza Duomo, sotto il Palazzo della Presidenza della Regione Toscana e, nonostante sia stata accompagnata da un epico solleone, si è nutrita della partecipazione di numerosi militanti radicali, della segretaria di Radicali Italiani, Rita Bernardini e della presenza del consigliere regionale Tommaso Fattori (SI – Toscana a sinistra) e Mauro Romanelli (ex consigliere regionale SEL). Dopo l’approvazione in Toscana, nel 2012, della prima legge sulla cannabis terapeutica, c’è stato un lungo lavoro di concertazione con le associazioni dei malati fino a renderla formalmente una delle migliori leggi al mondo sul tema.

Purtroppo le vistosissime lacune si evidenziano nei suoi aspetti applicativi, che non riescono a scorrere parallelamente al fabbisogno reale; possono accedere alla terapia solo una piccolissima percentuale di malati ed anche quei pochi pazienti che già ricevono la cannabis cominciano ad incontrare difficoltà per ottenerla: dosaggi sempre più “omeopatici” (milligrammi anziché grammi), preferenza per la forma oleosa (con l’idea di contrastare lo spaccio del farmaco) fino al punto di provocare importanti effetti collaterali (stati di dissenteria da prevenire con la somministrazione di antidiarroici). Da questo evanescente scenario nasce una riflessione d’obbligo; e cioè che un sistema nato e cresciuto sotto l’ala proibizionista non è in grado di dispensare la canapa medica perché le preclusioni sono così invasive da bloccare qualsiasi buon intento legislativo.

Durante lo svolgimento della manifestazione Rita Bernardini, proprio per amplificare la difesa del diritto alle cure, ha messo in atto una disobbedienza civile con la semina di una serie di piantine di canapa. Anche  Tommaso Fattori (Toscana a sinistra) ha aderito all’iniziativa prendendo un paio di piantine, ripromettendosi di coltivarle nel proprio ufficio istituzionale del consiglio regionale. La segretaria di Radicali Italiani ha inoltre affermato che “recentemente la Direzione Nazionale Antimafia, nella sua relazione depositata in Parlamento, ha evidenziato che la politica proibizionista è andata incontro a un totale fallimento e che occorre ripensare una strategia per la legalizzazione della cannabis. I dati forniti sono eloquenti: la popolazione che si rifornisce al mercato clandestino gestito dalle narcomafie o che se la coltivano a proprio rischio oscilla tra i 4 e i 5 milioni. Ma non solo; in base ai sequestri effettuati, prendendo come campione una popolazione che va da 0 a 100 anni, ogni abitante ha a disposizione 210 dosi di cannabis.

Numeri dunque da capogiro che evidenziano una diffusione del consumo pari a quella dell’alcool e del tabacco (sostanze legalizzate ma, come alcuni studi medici hanno oramai confermato, risultano maggiormente dannose per l’organismo rispetto alla cannabis). Con questo tipo di diffusione la lotta proibizionista non riesce minimamente a tenere il passo, con grande felicità delle associazioni criminali che possono vantare un giro di affari di 7 miliardi di euro”. Rita Bernardini continua la sua conferenza stampa aggiungendo che: “se gli oltre 200 parlamentari che sono entrati a far parte dell’intergruppo per la legalizzazione della Cannabis aderissero alla disobbedienza civile adottando simbolicamente una piantina da coltivare, la presa di coscienza del problema si amplificherebbe sull’opinione pubblica e avrebbe importanti ripercussioni anche a livello istituzionale”.

Rita Bernardini si sofferma poi sul drammatico problema della difficile acquisizione del Bedrocan (farmaco a base di infiorescenze essiccate di cannabis sativa): “Dal 2007 la legge prevede che possa essere fornito ai malati, ma nella realtà solo un centinaio di pazienti lo ricevono gratuitamente. Per tutti gli altri malati gli scenari che si aprono sono impercorribili: considerato che un grammo costa circa 40 euro e che per lenire le sofferenze della sclerosi multipla possono occorrere circa 3/4 grammi giornalieri, capiamo bene come la situazione sia insostenibile”. E se pensiamo che la cannabis può essere utile a livello terapeutico per malattie importanti come il cancro, la sclerosi multipla, il glaucoma, l’epilessia, il Morbo di Parkinson, lo Stafilococco Aureo, l’importanza che assume questa battaglia politica può avere una ricaduta positiva enorme sui cittadini.

Carlo Da Prato

 

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